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| Le parole di un prete scomodo |
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| IVREA LA GAYA, Santa Marta gremita mercoledì scorso per ascoltare don Franco Barbero |
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| Giovedì 03 Aprile 2003 |
| di La Sentinella del Canavese |
| in Religione |
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IVREA. Nelle intenzioni degli organizzatori di "Ivrea la Gaya", l'appuntamento dell'altro mercoledì sera in, Santa Marta, intitolato "Chiesa e omosessualità" doveva rappresentare un momento di confronto e di dibattito per fare «dei passi in avanti, anche a livello locale, su quella strada del dialogo e del confronto tra posizioni anche molto diverse (è ancora fresca la "ferita" provocata negli ambienti eporediesi dalle polemiche dello scorso anno in merito all'utilizzo dei locali dell'ABCinema, di proprietà della Curia, ndr.), che è necessario percorrere per ottenere maggiori diritti e meno discriminazioni per i gay e le lesbiche del nostro Paese». Le intenzioni erano questa ma va detto subito che l'obiettivo è stato raggiunto solo in parte. Poiché se è vero che al tavolo dei relatori c'era anche il sessuologo torinese Ottavio Losana, in rappresentanza della diocesi d'Ivrea, è altrettanto vero che quest'ultimo è parso alquanto spaesato e a tratti in difficoltà, di fronte alla sequenza di accuse verso la Chiesa cattolica contenute negli altri interventi e questo nonostante lo stesso Losana avesse anticipato di «non sentirsi titolato a rappresentare al meglio la Chiesa, specie sul piano teologico». Se forse si è persa l'occasione di un confronto significativo su un tema di estrema attualità, certo il pubblico che gremiva la sala comunale ha avuto l'opportunità di ascoltare il parere di don Franco Barbero, responsabile della Comunità di base "Viottoli" di Pinerolo. Un personaggio che in passato ha più volte fatto parlare di sè per le sue idee controcorrente e che proprio nelle scorse settimane è tornato alla ribalta per la riduzione allo stato laicale a seguito delle sue prese di posizione in favore degli omosessuali, in particolare accogliendo nella sua comunità coppie di gay e di lesbiche. «Purtroppo la Chiesa stenta ad aggiornarsi - ha esordito don Barbero (e anche noi, in segno di rispetto usiamo il "don" come ha fatto Andrea Benedino del Circolo Arcigay 'Ottavio Mai' d'Ivrea nell'introdurre i relatori della serata) -. Stiamo vivendo una svolta formidabile a livello mondiale, frutto di una nuova coscienza collettiva che apre spiragli di novità e di uguaglianza fino a ieri insperati. Ma se la Chiesa non si sforza di entrare in questo nuovo mondo, rischia di restare isolata e di diventare una sorta di museo...». Parole forti, e non poteva essere altrimenti, quelle di don Franco, che ha altresì ribadito il suo convincimento di «continuare a fare il prete fino all'ultimo respiro», ringraziando ironicamente il Vaticano «per tutta questa pubblicità gratuita, che mi sta rendendo famoso anche ben oltre i nostri confini regionali: attraverso Internet sto ricevendo una miriade di consensi, spesso anche da parte di sacerdoti che si dicono omosessuali e che fanno quotidianamente un'immane fatica a continuare il loro ministero, sapendo che chi sta ai vertici della Chiesa non considera l'omosessualità un dono di Dio al pari dell'eterosessualità». Voce ferma e decisa, a dispetto della figura minuta («peso sempre 63 chili, anche dopo essere stato ridotto...») don Barbero ha catalizzato l'interesse della platea, che ha quindi potuto ascoltare l'intervento di Aurelio Mancuso, segretario nazionale di Arcigay. Questi ha tessuto l'elogio del capo della comunità pinerolese, «simbolo di una Chiesa che cammina, nella convinzione che oggigiorno sono molti gli omosessuali credenti che vivono una situazione di disagio all'interno della Chiesa, soprattutto per colpa della gerarchia. E la commistione col Vaticano facilita la discriminazione verso persone che hanno gli stessi diritti delle altre, da parte dello Stato, al punto di fare dell'Italia il Paese più arretrato in materia fra gli europei». Dal canto suo il dottor Losana ha cercato di analizzare la questione omosessuale alla luce della sua esperienza di sessuologo, ammettendo che in materia «molto cammino resta ancora da fare», ma anche cercando di giustificare la Chiesa «che non vuole discriminare gli omosessuali, né tantomeno cacciarli, preoccupandosi nel contempo di salvaguardare tutte le dimensioni umane, compresa quella del sesso». Quindi il pubblico: hanno preso la parola tra gli altri un "padre di quattro figli" («sono cattolico praticante e credo che la Chiesa debba affrontare più a fondo la questione della sessualità e il confronto non può che favorire la crescita reciproca»); il dottor Giancarlo Marcone (che ha riferito in merito alla sua esperienza nel Consultorio diocesano eporediese) e lo psichiatra milanese Paolo Rigliano, che ha sottolineato la «visione distorta di quegli operatori cattolici che sono esponenti di una Chiesa arroccata su posizioni antiquate e fallimentari». Da sottolineare infine che in platea, a incontro ormai inoltrato, ha fatto la sua comparsa anche il vescovo monsignor Arrigo Miglio.
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