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| Ivrea: i gay e la Chiesa discotono di omosessualità |
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| Resoconto della serata di mercoledì 26 a Ivrea cui hanno partecipato don Franco Barbero e Aurelio Mancuso. Grande affluenza di pubblico, tra cui molti cattolici e - a sorpresa - il Vescovo Miglio. |
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| Giovedì 27 Marzo 2003 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Religione |
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Mercoledì scorso nell’ambito della terza edizione della rassegna “Ivrea la Gaya” organizzata dall’Arcigay Ottavio Mai di Ivrea si è svolto, alla presenza di un folto pubblico, un dibattito sul tema “Chiesa e omosessualità: opinioni a confronto”, cui sono intervenuti – moderati dal Presidente del Consiglio comunale di Ivrea Andrea Benedino - don franco Barbero, responsabile della Comunità cristiana di base Viottoli di Pinerolo, Aurelio Mancuso, segretario nazionale di Arcigay e il dott. Ottavio Losana, sessuologo torinese che è intervenuto in rappresentanza della Diocesi di Ivrea.
L’importanza della serata era duplice: si trattava infatti della prima occasione di confronto tra gli omosessuali e la Curia di Ivrea dopo le note polemiche legate all’edizione dell’anno passato della rassegna, quando la Curia di Ivrea impedì l’utilizzo dei locali dove si sarebbero dovuti svolgere alcuni appuntamenti, nonché era una delle prime occasioni pubbliche per poter conoscere da vicino un personaggio come quello di don Franco Barbero, il quale recentemente ha dovuto subire il provvedimento di riduzione allo stato laicale da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede guidata dal Cardinale Ratzinger.
Per primo è intervenuto proprio don Barbero dichiarando – tra gli applausi del pubblico – di non essersi mai sentito tanto innamorato della sua Chiesa come in questo momento, ma che come ogni innamorato si sentiva in dovere di parlare chiaro senza nascondere le critiche: “Può capitare alla chiesa Cattolica di diventare un bel museo, se non capisce in tempo di dover scegliere tra scienza e coscienza” – ha affermato proseguendo poi dicendo che “la realtà dei credenti gay e lesbiche è ormai un fiume in piena che non potrà essere fermato dalle gerarchie”. Riferendosi poi alla sua esperienza, ha aggiunto: “Non si tratta di abitare una casa trasgredendo le regole della casa, ma di accettare di stare in una casa dove devono poter convivere opinioni diverse; il bene che voglio alla mia Chiesa è quello di pensare che essa possa essere realmente aperta al dialogo”.
Il secondo intervento è stato poi quello del dott. Losana, il quale precisando di intervenire soprattutto in base alla sua esperienza di educazione alla sessualità nei confronti di gruppi di giovani nell’ambito dell’associazionismo cattolico, ha detto che le domande che si sente porre più spesso sono 1) Perché si è omosessuali? 2) Quale atteggiamento bisogna tenere nei confronti degli omosessuali e 3) Cosa ne pensa la Chiesa?.
Per rispondere a queste domande, il dott. Losana è partito da un excursus sulle principali teorie che dovrebbero spiegare scientificamente l’omosessualità: affermando che non si tratterebbe in alcun modo di una disfunzione ormonale e manifestando scetticismo rispetto alle spiegazioni psicologiche, ha però affermato che esistono comunque un numero minimo di omosessuali che in seguito ad una terapia sono diventati eterosessuali. Losana ha terminato la risposta alla sua prima domanda prospettando l’ipotesi “suggestiva” (a dir suo) di tipo biologico della differenziazione ipotalamica, concludendo che a parer suo l’omosessualità è comunque una situazione di cui bisogna prendere atto per come è.
Rispetto all’atteggiamento da tenere nei confronti dei gay, Losana ha affermato che “molto cammino resta ancora da fare, ma i gay sono uguali a tutte le altre persone umane, il cui valore personale è indiscutibile”. Parlando poi della posizione della Chiesa cattolica ha poi aggiunto “la Chiesa si preoccupa di salvaguardare tutte le dimensioni della persona umana e al giorno d’oggi noto che siamo di fronte ad una diffusa banalizzazione della sessualità intesa come puro atto di piacere, come un semplice passatempo: bisogna quindi” - ha continuato Losana – “salvare la ricchezza e la complessità della sessualità, che deve avere una finalità riproduttiva e uditiva”. Losana ha quindi concluso affermando che tutto ciò si può riscontrare esclusivamente nella “coppia stabile e aperta alla procreazione” e cioè nel matrimonio e che per tutte le altre situazioni – e quindi non solo per i gay – la Chiesa propone la castità.
E’ quindi intervenuto nel dibattito il segretario nazionale Arcigay Aurelio Mancuso, il quale da cattolico ha affermato che “un velo copre ancora gli occhi della Chiesa, impedendole di vedere la moltitudine di preti e fedeli gay che soffrono e non si svelano”, negando la propria identità di persona. Secondo Mancuso “non ci sono segnali di apertura dalla Chiesa, ma anzi segnali di un ritorno indietro anche rispetto ad alcune posizioni espresse dopo il Concilio Vaticano II; ci sono però segnali evidenti che dentro la Chiesa i gay cominciano a dire la loro ed essa non potrà sottrarsi al doverne prendere atto”.
Il dibattito è poi proseguito con una lunga serie di interventi, tra cui si segnala quello dello psichiatra Paolo Rigliano che ha contestato duramente le basi scientifiche su cui si fondavano le affermazioni del dott. Losana, invitando lui e gli altri educatori che si rivolgono ai giovani ad un maggior rigore in quello che vanno affermando.
Folto il pubblico, composto da diverse decine di gay e lesbiche eporediesi e non e da molti esponenti del mondo cattolico cittadino, a partire dal vescovo mons. Arrigo Miglio che ha raggiunto la sala a metà serata fermandosi fino alla fine, pur senza intervenire, a testimonianza comunque di quanto le polemiche dell’anno passato devono aver pesato nella Chiesa eporediese, costringendola ad un confronto inedito fino a questo momento.
Naturalmente l’applausometro ha segnalato la grande popolarità di cui gode in questo momento un personaggio straordinario come don Franco Barbero, che ha avuto modo di toccare con mano la grande solidarietà di tanti gay e di tante lesbiche, nonché di tante persone comuni che vedono il segnale di grande speranza che passa attraverso quest’uomo piccolo e forte.
L’impressione generale comunque - com’era negli scopi degli organizzatori e come ha affermato il moderatore Andrea Benedino in conclusione di serata – è stata quella di trovarsi di fronte ad una discussione in cui, avendo dato spazio a tutti i soggetti in campo, si è consentito alle diverse opinioni di confrontarsi, facendo compiere all’intera comunità un passo in avanti verso una maggiore conoscenza ed un maggiore rispetto delle persone omosessuali di Ivrea e del Canavese.
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