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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Don Barbero. Il prete che non mai saputo obbedire
Don Barbero. Il prete che non mai saputo obbedire
Uno spirito ingenuo, la disponibilità a aiutare i diversi
Domenica 16 Marzo 2003
di la Repubblica
in Religione

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DOMENICA, 16 MARZO 2003 Pagina V IL PERSONAGGIO Un percorso nelle comunità di base che comincia da don Lorenzo Milani per finire con i teologi della Liberazione Il prete che non mai saputo obbedire Quarant´anni contro, nascosto e protetto da tanti amici Una terra che conosce le fedi urlate a costo della vita ETTORE BOFFANO

Dicono, adesso, che sia tutta colpa di internet. Della mania, quasi un´ossessione, che don Franco Barbero aveva di mettere in rete, nel suo sito dal nome che sarebbe piaciuto tanto a Borges (www.viottoli.it), tutte quelle idee, prediche e teorie che hanno fatto sbottare Joseph Ratzinger e gli hanno messo la voglia di buttare giù due cartelle fitte fitte, nell´antico 'latinorum´ della Chiesa. Per sbattergli in faccia, nella sua lontana Pinerolo, una sentenza che ora lui definisce «da Kgb»: «Caro don Barbero, tu non sarai mai più un prete!» . Dicono, anche, che i gay e i matrimoni tra omosessuali e l´esaltazione dei sacerdoti che amano altri uomini, non siano poi la cosa più grave. Faccende di sacri dogmi e di teologia, invece, e degli antichi Concili della Chiesa delle origini, quando tra Nicea, Costantinopoli e Calcedonia si dibatteva sulla vera natura di Gesù Cristo, se fosse solo uomo o solo Dio, e della sua incarnazione. Quando si combattevano le deviazioni di Ario, il grande 'eretico´, come Corrado Zunino ha ribattezzato anche don Franco, intervistandolo nel suo libro «Preti Contro». Pagine e pagine a parlare della «bella leggenda della verginità fisica di Maria», della «dittatura» di Karol Wojtyla e della immensa libertà del Vangelo, di monsignor Milingo e della moglie coreana: anch´esse finite sulla scrivania del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, anch´esse assieme alle tante 'stampate´ tirate giù da internet, alle decine di diffide dei suoi vescovi, alle troppe proteste degli altri presuli del Piemonte. Sino a stilare il secco verdetto del cardinale tedesco che guida l´ex Sant´Uffizio, sino a costringere l´ex delfino di Luigi Bettazzi, il vescovo di Pinerolo Pier Giorgio Debernardi, a scrivergli una lettera segnata da un dolore sincero, ma che gli comunica la «condanna» vaticana. Dicono questo dunque, e tante altre cose ancora, nella città un po´ cattolica e un po´ valdese dove un editto vaticano ha appena 'scomunicato´ il sacerdote più famoso, fratello del sindaco diessino, che fu proprio lui a convincere, assieme agli altri fratelli e agli anziani genitori, a farsi tutti comunisti da democristiani che erano. Parole ora pronunciate sottovoce, quasi con timore, con modi forse troppo ipocriti in una terra che sa di asprezze montanare e di fedi urlate anche a costo della vita. Come ha sempre fatto don Barbero, da quella volta che Nixon venne a Roma da Paolo VI per parlare di Vietnam e lui mise una tenda in piazza per la pace: quel giorno, gli tolsero il posto di assistente dell´Azione Cattolica e gli imposero di stare più zitto. Non ha mai obbedito, per decenni e decenni, sino a giovedì scorso, quando Ratzinger ha cambiato tattica: «Parla fin che vuoi, ma non dire più che sei un prete...» . E don Franco, che negli anni del Concilio aveva fatto parte delle «comunità di base» , aveva un suo un metodo: non rinunciare alle sue idee, a quelle dell´Isolotto e di don Lorenzo Milani, a quelle di Camillo Torres e dei teologi della liberazione, ma senza clamore, con prudenza. Per non far dimenticare un mondo spazzato via dal Papa Polacco: quello di una Chiesa senza catene e «senza regolamenti di condominio» . Quasi una testimonianza del Vangelo: la candela sotto il moggio che non si spegne. Una piccola comunità, qualche piccolo libro, tante piccole omelie, un piccolo angolo in una piccola diocesi: Pinerolo. Aiutato, nascosto e protetto da tanti amici, sacerdoti compresi, che conoscevano la sua bontà, il suo spirito ingenuo, il suo impegno per aiutare i tossicodipendenti e i gay. Solo con qualche gesto forte, come unire in matrimonio due uomini in quel 1978 che portò Wojtyla sul trono di San Pietro, ma tenuto celato a tutti, soprattutto ai giornalisti: «Essere omosessuali non è un peccato e neppure una malattia: è un dono di Dio. Io non lo sono e non sento neppure il bisogno di sposarmi, ma spero la Chiesa capisca che servono anche i sacerdoti gay e quelli sposati con una donna» . Così, sino a giovedì 13 marzo 2003. Quando Joseph Ratzinger, cardinale di Santa Romana Chiesa, ha finito di consultare un sito internet e «quando - dice il prete di Pinerolo che forse gli vuole più bene di tutti - il prefetto vaticano si è accorto che don Barbero ha letto tanti libri su Dio e la fede, ma è un pessimo teologo. Tanto da farlo sembrare un eretico. E da far diventare laico il prete di una Chiesa nella quale, oggi, è molto più difficile far diventare prete un laico...» .

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