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| Don Vitaliano, i fedeli ricorrono contro la rimozione |
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| Le motivazioni si rifanno alla partecipazione di don Vitaliano al Gay Pride e alla sua amicizia con il leader comunista Fausto Bertinotti e con Francesco Caruso, leader dei centri sociali. |
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| Martedì 31 Dicembre 2002 |
| di Il Nuovo |
| in Religione |
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di Raffaele Sardo
SANT’ANGELO SCALA (AV) - Lo aveva preannunciato davanti al Duomo di Caserta prima di Natale che sarebbe ricorso contro il provvedimento di rimozione e così è stato. Don Vitaliano Della Sala, il parroco No Global rimosso dal vescovo, Tarcisio Nazzaro, ha deciso di ricorrere contro quello che ritiene un atto punitivo emesso dal suo superiore. Ma i ricorsi contro il provvedimento saranno due. L'altro lo presenteranno proprio i fedeli di Sant'Angelo, sostenitori delle ragioni di don Vitaliano.
A decidere la "linea di difesa" del sacerdote ribelle è stata una lunga assemblea tenutasi nel pomeriggio di ieri proprio a Sant'Angelo, che ha accettato anche un'altra condizione dettata proprio da don Vitaliano: rientrare in Chiesa e collaborare col nuovo parroco, Don Luciano Porri, l'amministratore parrocchiale che ha preso il suo posto. Prima di Natale ci fu un vero e proprio ammutinamento da parte dei parrocchiani di don Vitaliano che in una surriscaldata assemblea rintuzzarono al vescovo le motivazioni alla base della rimozione.
Motivazioni che si rifanno alla partecipazione di don Vitaliano al Gay Pride e alla sua amicizia con il leader comunista, Fausto Bertinotti e a quella con Francesco Caruso, leader dei centri sociali. "Nei giorni immediatamente seguenti al gay Pride di Roma - dicono, tra l'altro, le motivazioni alla base del decreto di rimozione - ha osato addirittura giudicare e disapprovare, sia pure con parole vellutate, il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II che aveva espresso il suo dolore per la giornata dei gay. Don Vitaliano si dichiarava dispiaciuto per le parole del Sommo Pontefice e concludeva: "E' come un papà che sbaglia!". Proprio da questa posizione di antagonismo, di anti-Chiesa che egli mantiene e difende con pervicacia con grande disorientamento dei fedeli non solo nel ristretto ambito di questa abbazia territoriale, ma anche di tutta Italia, don Vitaliano: - ha osato contro il can. 908 organizzare nella sua parrocchia di S. Angelo a Scala una solenne concelebrazione con un pastore valdese il giovedì santo del 2001".
Don Vitaliano non ha mai fatto mistero che i suoi rapporti con la gerarchia vaticana non sono dei più idilliaci e, infatti, ha sempre ritenuto che all'origine della decisione di rimuoverlo da S. Angelo a Scala vi sarebbero stati interventi da parte di alti prelati vaticani. "Credo che monsignor Nazzaro non c'entri - ha ripetuto in più di una occasione - E' stato sottoposto a forti pressioni dai superiori, in particolare da monsignor Giovan Battista Re, prefetto della congregazione dei vescovi. Questo cardinale deve avere dei problemi con me, vorrei capire quali sono".
A difendere le ragioni di don Vitaliano e dei suoi fedeli è stato chiamato uno dei più esperti avvocati vaticanisti: il professor Francesco Zanchini dell'Università di Teramo, che finora ha già curato la difesa dei numerosi parroci italiani rimossi dalle rispettive gerarchie. Una prima lettera è già partita ieri, destinazione l'Abate di Montevergine, Tarcisio Nazzaro. Un altro ricorso, ma più articolato partirà invece nei prossimi giorni alla volta di Roma. I giudici vaticani dovranno dunque confrontarsi con due ricorsi, quello di don Vitaliano e quello della comunità. La decisione dei fedeli non ha precedenti nella storia della chiesa italiana e creerà un caso importante perché mette in discussione il principio di autorità del Vescovo. Secondo il professor Zanchini, infatti, "Quello che tocca tutti deve essere trattato ed approvato da tutti".
(31 DICEMBRE 2002, ORE 17:15)
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