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| Il Sole 24 Ore. Aids, la minaccia dei ceppi mutanti |
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| I sostanziali progressi finora compiuti nella lotta contro l'Aids fanno sperare che la scienza riuscirà a sconfiggere e sradicare il virus dell'Hiv, ma la minaccia è tutt'altro che debellata, soprattu |
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| Domenica 01 Dicembre 2002 |
| di Il Centro |
| in Religione |
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I sostanziali progressi finora compiuti nella lotta contro l'Aids fanno sperare che la scienza riuscirà a sconfiggere e sradicare il virus dell'Hiv, ma la minaccia è tutt'altro che debellata, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. E non è escluso che la pandemìa vibri colpi di coda anche nei Paesi industrializzati. «Questa malattia attenta alla sicurezza del mondo. È anche un potenziale fattore di destabilizzazione politica» scrivono, in un articolo firmato a due per «Science» gli scopritori del virus dell'Aids, Robert Gallo e Luc Montagnier. Occasione: la giornata mondiale contro l'Aids, fissata per il 1º dicembre. Gallo e Montagnier delineano la nuova strategia contro una malattia che in venti anni ha ucciso venti milioni di persone e ne ha contagiate settanta milioni. Ceppi mutanti. L'Aids esplode in Africa e in Asia ed è un pericolo crescente anche per i Paesi industrializzati. Non è una vittoria duratura essere riusciti a fronteggiare l'epidemia con la terapia dei tre farmaci, se poi nel Terzo Mondo, dove le cure non possono essere condotte regolarmente e fino in fondo, si sviluppano ceppi mutanti di Hiv, resistenti proprio alla multidrug therapy. Gallo e Montagnier vedono nei ceppi mutanti un'insidia reale. Le terapie anti-Aids, infatti, sono complesse, e nel Terzo Mondo mancano infrastrutture e personale preparato per portarle avanti con rigore ed efficacia. Basta interromperle prima del tempo, o non rispettare scrupolosamente le regole del follow-up, e il virus in circolazione nell'organismo riprende vigore rapidamente, avvertono i due virologi. Perciò l'obiettivo numero uno è impedire la formazione di ceppi mutanti di Hiv. La proposta. Ci vorrà un poderoso aiuto internazionale a favore dei Paesi in via di sviluppo, ma in una forma nuova, che contribuisca anche a responsabilizzarli di più. Di qui la proposta: i soldi che un Paese povero spende per assicurare trattamenti efficaci alle persone contagiate dall'Hiv siano detratti dal suo debito nei confronti dei Paesi sviluppati. Quanto al prezzo dei farmaci, è questione che può essere risolta: l'industria farmaceutica, dicono Gallo e Montagnier, accetterebbe una riduzione; il resto potrebbe farlo il Global fund to fight Aids, malaria and tuberculosis, lanciato dal Segretario generale dell'Onu, Kofi Annan. Gli obiettivi della ricerca. Poi Gallo e Montagnier indicano i nuovi obiettivi della ricerca anti-Aids. Prima di tutto, trovare antivirali che uccidano non solo le cellule malate che si dividono ma anche quelle che "riposano". Per accrescere l'efficacia dei farmaci esistenti, è anche necessario modularne i "sentieri metabolici" in modo da aumentare i livelli intracellulari di farmaco attivo. Bisogna far scendere in campo nuove classi di inibitori, e bloccare il virus Hiv prima che entri nella cellula e la infetti. I farmaci attuali vanno inoltre perfezionati: «Sono tossici ed espongono i pazienti a un maggiore rischio di ammalarsi di diabete e di subire un infarto». L'esperienza. Che cosa insegnano tutti questi anni di esperienza? Che, dopo sei mesi di ininterrotta terapia anti-retrovirale, il sistema immunitario del paziente è in sostanza ripristinato (almeno in parte). «Allora contro l'Hiv si può organizzare una risposta immunitaria relativamente potente». Il vaccino resta l'arma ideale «ma i progetti per realizzarlo incontrano serie difficoltà». Gallo e Montagnier forniscono alcuni suggerimenti, tra cui quello di provare il vaccino su persone contagiate come supplemento terapeutico dopo un trattamento antiretrovirale. I due padri della lotta all'Aids ricordano la collaborazione offerta «dai colleghi di Roma» nel quadro del programma «Families first Africa»: «Somministreremo un antiretrovirale alle donne che aspettano un bambino e assicureremo un trattamento con peptidi ai neonati con Hiv». I due rivali. Così «Science» ha operato il miracolo: Robert Gallo (e la sua équipe degli Us national institutes of health) e Luc Montagnier (con i suoi dell'Istituto Pasteur di Parigi) hanno sotterrato l'ascia di guerra. Si chiude una lunga e aspra controversia «che aveva avvelenato i primi dieci anni di ricerca sull'Aids» scrive Stanley B. Prusiner. I due ricercatori danno la colpa a fattori esterni (lo scontro sui brevetti dei test del sangue, la spregiudicatezza della stampa). Influirono anche «temporanei disaccordi tra scienziati». Fra le righe, nel ricostruire gli anni di zuffe, anche legali, i due non rinunciano a qualche sottile messa a punto. Ma la pace è fatta, sulla base di un riconoscimento reciproco ormai definitivo: Montagnier ha scoperto il virus dell'Hiv, Gallo ha scoperto che quel virus è responsabile dell'Aids. Questo accadeva circa vent'anni fa. Luigi Dell'Aglio
Venerdí 29 Novembre 2002 Questo articolo ha ricevuto 177 visite.
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