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| Se il confessore assolve il gay. |
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| Sulla rivista "Pride" il resoconto dei colloqui tra un omosessuale e i sacerdoti in Chiesa. Outing in confessionale "Omosex? Io ti assolvo..." |
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| Sabato 23 Novembre 2002 |
| di la Repubblica |
| in Religione |
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di Natalia Aspesi.
IL numero di dicembre di "Pride", mensile gay italiano, pubblica un servizio sui confessionali. Un suo collaboratore, Andrea Gabrielli, armato di registratore, si è inginocchiato in quattro confessionali della stessa città, raccontando di sé la verità: giovane, ex chierichetto, legato a un altro ragazzo da amore reciproco e che, proprio perché credente, vorrebbe non sentirsi rifiutato dalla sua religione.
il prete dubbioso Ma il pensiero di una assoluta astinenza non ti ha mai sfiorato? Ognuno ha la sua croce
il prete giovane C´è un aspetto della vita indomabile, ed è quello delle passioni Vivile con intelligenza
il prete anziano Ora lei si ricordi che a spostare al primo posto il sesto comandamento fa un danno maggiore
il prete americano Certe amicizie le sono necessarie, come per tutti, ma i rapporti sessuali non lo sono
Dice Giovanni Dell´Orto, direttore della rivista: «Non mentendo, non raccontando situazioni imbarazzanti, Andrea è stato rispettoso sia dei sacerdoti cui si è rivolto, che del sacramento della confessione. E per noi è molto interessante apprendere che al di là delle condanne teoriche della Chiesa, nella pratica i confessori sanno arrabattarsi con la realtà e fanno salti mortali per non andare contro il Magistero, tenendo però conto che i veri problemi, della gente e della Chiesa, sono ben altri».
Si sa quanto la Chiesa si tormenti sul sesso, certe volte pare che i suoi più augusti rappresentanti non pensino ad altro. Eppure solo da poco la gerarchia ecclesiastica è stata obbligata a prendere atto, pubblicamente, dell´invadenza, tra i suoi uomini, non di un problema di sesso ma di un crimine sessuale, la pedofilia, che si era spesso preferito tenere nascosto, risolvere in silenzio, proteggendo il più possibile il prete colpevole dall´intervento della giustizia. Più discussi dal Vaticano, almeno nei documenti ed esternazioni ufficiali, oltre ad aborto, contraccezione, divorzio, anche e soprattutto l´omosessualità; quell´amarsi, o far coppia, o ottenere, alla francese, un Pacs, un patto civile di convivenza riconosciuto dalla legge, tra due uomini e anche tra due donne: che però vengono più raramente sgridate e considerate peccaminose, forse perché meno importanti, o già peccatrici in quanto donne, o perché la Chiesa è un regno maschile. Soprattutto in Italia, molti gay sono profondamente credenti e hanno i loro gruppi ecclesiali, come "Il guado": sino a qualche anno fa si disperavano della loro vita sprofondata nel peccato, e erano costretti a rivolgersi all´analista per capire da che parte si poteva iniziare a vivere in lunatica castità la propria diversità, o frequentavano pazzi corsi per trovare la forza di accoppiarsi con una disgraziata femmina e metter su famiglia. Sperando così, infelici per sempre, di evitare la collera di Dio. Oggi l´omosessuale credente che vuole essere tale e con la coscienza a posto, è aiutato, in amabile e non esibito approccio, dal confessore: o per lo meno da una parte dei confessori che vivendo vicino alla gente e non nelle alte sfere dei saloni vaticani, sanno la differenza tra grammatica e pratica. Tra predica e realtà. Tra gerarchie cattoliche e Dio. Tra anatema e etica. Come racconta "Pride", lo sa benissimo per esempio il prete molto anziano davanti a cui Andrea si inginocchia scomodamente, per venti minuti, in una chiesa fastosa. Comprensivo e forse un po´ cinico, suggerisce con poca convinzione, come rimedio ai tormenti spirituali di Andrea, la castità: «Però non ne faccia un problema centrale. Lei non deve consumare tutte le energie a tenere sotto controllo quello, a correggere questo... perché a spostare al primo posto quello che è il sesto comandamento, fa un danno maggiore...». Resistere alle tentazioni? chiede Andrea. No, di più: dire preghiere mattina e sera, andare a messa la domenica. E soprattutto: «Si ricordi che nella pratica abbiamo un comandamento, amerai il Signore Dio tuo con tutto te stesso, il prossimo tuo come te stesso, chiaro?». Cinque Avemarie e «viva serenamente la sua situazione fuori dall´ordinario per i prossimi quindici giorni».
C´è una lunga coda davanti al confessionale del prete dal forte accento americano e Andrea aspetta un bel po´. «Essere omosessuale non è peccato, ma la vita omosessuale è un peccato, secondo la Chiesa... Penso che certe amicizie sono necessarie come per tutti, ma i rapporti sessuali non sono necessari...». Il prete racconta senza entusiasmo che in America uno psicologo «ha assistito 300 omosessuali che hanno lasciato l´omosessualità e hanno scoperto che non stavano bene...alcuni potevano anche sposarsi dopo la terapia, ma non tutti: metà e metà». Il prete benedice ma non assolve. Nella chiesa barocca, vuota, un confessore sulla cinquantina non sa se l´omosessualità sia «genetica, ereditaria culturale... ci sono forme di omosessualità temporanea curabili, indubbiamente in altri casi si è così perché si è così». E quando si è così perché si è così? «Il pensiero di una assoluta astinenza non ti ha mai sfiorato? Cioè la capacità di viverla come una cosa buona. Insomma ognuno ha la sua croce...». Il sacerdote assolve, «mi prendo la responsabilità, visto che hai questo desiderio profondo...».
Nel confessionale ultramoderno, che non ha separazione tra il penitente e l´intermediario di Dio, il sacerdote è giovane, gioviale, con movenze effeminate. Assolve, «O Gesù d´amore accesso...», dopo aver suggerito curiosamente ad Andrea che si sente rifiutato dalla Chiesa di non leggere i giornali, che hanno sempre una tendenza a sacrificare le cose...«Entro il disegno di Dio c´è l´omosessualità e i momenti di sbandamento e di peccato sono comuni a tutti gli uomini». Prende la mano del peccatore e gliela accarezza. «C´è un aspetto della vita indomabile, ed è quello delle passioni. Tu la vivi con intelligenza...». E poi con pratica sagacia: «Se hai qualche difficoltà scegliti un confessore che ti conosce e ti segue». Cioè, se un credente e omosessuale desidera davvero l´assoluzione, può cercare il confessore che non la fa tanto lunga e lo accontenti. Su quattro sacerdoti, tre hanno dato l´assoluzione ad Andrea, nessuno è stato duro con lui. Ma c´è chi disapprova questo shopping del perdono di Dio, come un personaggio importante della nostra cultura che vive fede e omosessualità con intelligenza e passione. Si confessa almeno venti volte l´anno, a caso, e ha sempre ottenuto l´assoluzione: «Confessarsi vuole dire mettersi in contatto con Dio attraverso il suo intermediario, il prete, con tutti i suoi limiti. Perciò perché devo fornirgli il mio identikit, dirgli che sono omosessuale? Dio lo sa già. Per me la confessione è un´occasione di felicità, in cui riconosco la fragilità della mia condizione, di quanto ho resistito a questa fragilità o l´ho assecondata: se sono riuscito a rispettare il mio corpo e il corpo degli altri che Dio ci ha dato, se ho vissuto un progetto d´amore e non solo di piacere genitale. Ci si confessa anche senza peccati perché il confessionale non è una pattumiera, lo si fa pure per lamentarsi della fatica di resistere a ciò che ci degrada. Ricordando che ben altri sono i peccati che degradano la religione e la società». Questo articolo ha ricevuto 142 visite.
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