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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
LE NOZZE DI MONTAIGNE
LE NOZZE DI MONTAIGNE
A PINEROLO UN PARROCO SPOSA DUE DONNE
Domenica 03 Novembre 2002
di La Stampa
in Religione

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LEGGO su Sette che, oggi, a Pinerolo, don Franco Barbero celebrerà un vero e proprio matrimonio religioso tra due gentili signorine che rispondono al nome di Elena e Giada. Al riguardo, il sacerdote (che ha già festosamente unito quarantadue coppie tra gay e lesbiche) si chiede: «Se non è un vizio, ma amore vero, perché non può essere benedetto da Dio come quello che lega gli eterosessuali?» Ora - per quanto tale accadimento ed altri in qualche modo consimili (anche se contratti esclusivamente per ottenere non ben precisati effetti civili) verificatisi con grande clamore pochi giorni orsono nella capitale possano sconcertare - visto che, in verità, non c'è mai nulla di nuovo sotto il sole, testimonianze di analoghe cerimonie le troviamo, abbastanza di recente (a cominciare dalla seconda metà degli anni Sessanta del trascorso Novecento), in Olanda, in Danimarca e nei Paesi scandinavi e, per un più lontano passato che ci riguarda molto per vicinanza geografica, le possiamo ricavare da una lettera che il grande scrittore e pensatore francese del Cinquecento Michel de Montaigne (l'autore dei celebri Saggi fu un attento e curioso visitatore del nostro Paese che descrisse, anche usando un divertente italiano, in Journal de voyage en Italie, il cui manoscritto fu ritrovato e pubblicato solamente nel 1774), indirizzò, il 18 marzo 1581, ad un amico informandolo del fatto che a Roma alcuni portoghesi colà residenti avevano fondato una Confraternita del tutto particolare che aveva trovato collocazione, consenziente anche allora un sacerdote, nella chiesa di San Giovanni a Porta Latina. Ma lasciamo la parola a Montaigne: «Si sposavano tra maschi alla messa, con le stesse cerimonie che noi usiamo per il nostro matrimonio, facevano comunione insieme, leggevano lo stesso nostro Vangelo nuziale e poi dormivano ed abitavano insieme. Poiché il matrimonio rende legittima l'unione tra maschi e femmine, a quegli astuti personaggi era parso che anche la loro unione sarebbe divenuta legittima se consacrata dalle cerimonie e dai riti della Chiesa». Purtroppo, concludeva lo scrittore, benché il ragionamento di quei signori potesse sembrare ineccepibile, «furono bruciati otto o nove portoghesi di codesta bella setta». Cambiati, fortunatamente, i tempi, un simile rischio certamente non corrono Elena e Giada (e, con loro, don Barbero) alle quali vanno tutti i nostri migliori auguri. Mauro della Porta Raffo

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