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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
La Camera si tira a lucido per il Papa
La Camera si tira a lucido per il Papa
Wojtyla non dovrebbe affrontare temi "delicati". Non previste forme di dissenso clamorose: l'unica contestazione politica potrebbe essere quella che si vocifera voglia attuare Franco Grillini
Venerdì 25 Ottobre 2002
di Il Nuovo
in Religione

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d Franco Chirico







ROMA - A volte l'importanza di un evento si deduce anche da certi comportamenti, solo apparentemente marginali. Così nel caso della prima visita ufficiale di un Pontefice dentro l'Assemblea di Montecitorio, la fibrillazione che attanaglia da almeno due settimane i settori tecnici della Camera la dice molto lunga. Da ben più di un mese prima dell'appuntamento (previsto per il prossimo 14 novembre) nelle ampie e imponenti sale del Palazzo fervono infatti preparativi puntigliosi. Se da un lato si lucidano pavimenti, si ripuliscono tendaggi e tappezzerie, si restaura il mobilio; dall'altro ci si preoccupa di oliare bene i meccanismi che dovranno testimoniare dal punto di vista mediatico l'incontro fra Karol Wojtyla e l'intero vertice dello Stato italiano.







Ne sanno qualcosa le centinaia di giornalisti e cine-foto-operatori che chiedono con insistenza di essere accreditati per l'occasione. Ma che dovranno fare i conti (e su questo lo staff di Pier Ferdinando Casini sta ingaggiando una dura battaglia con le leggi della fisica) con la relativa esiguità di posti disponibili nella tribuna stampa di Montecitorio. Non a caso si è dovuta allestire addirittura una sala stampa supplementare per l'occasione. Nella quale saranno accolti solo i cronisti deputati a seguire direttamente l'evento. Per tutti gli altri ci sarà una sorta di blindatura dentro le consuete stanze riservate al lavoro parlamentare ordinario. Da lì potranno seguire la cerimonia, per ragioni di sicurezza, solo tramite tv.







Ma, al di là dei meri problemi organizzativi e logistici, quello che si impone da quando è trapelata la notizia ufficiale di questo appuntamento è il significato che esso vuole avere. Per la Chiesa e per l'Italia. E' chiaro che nessuno sa al momento di cosa parlerà il Papa ai quasi mille deputati e senatori della Repubblica che lo accoglieranno nell'emiciclo di Montecitorio. Ma il buon senso diplomatico e certe sibilanti indiscrezioni (prive ovviamente di qualsiasi conferma ufficiale) lasciano presupporre che Wojtyla non mancherà di quel garbo che ci si aspetta da un ospite. Insomma per quanto il Pontefice possa sentirsi storicamente a casa sua (il palazzo di Montecitorio fu sede giudiziaria e politica vaticana fino all'avvento dei bersaglieri) molto probabilmente eviterà di toccare temi etico-politici che potrebbe mettere in imbarazzo buona parte dei rappresentanti del popolo che staranno ad ascoltarlo.







E in cambio (questo il tacito accordo che nessuno ammetterà mai, ma che pare ormai consolidato) nessun parlamentare di quei partiti che più coltivano il laicismo e l'anticlericalismo cederà alla tentazione di qualche forma di dissenso clamorosa. "Prima, durante e dopo il discorso del Papa all'assemblea non volerà una mosca - prevede con una certa sicurezza qualche anonimo funzionario di Montecitorio - e a sua volta il Pontefice tralascerà certe allusioni troppo esplicite a temi che possono lacerare la benevolenza delle Camere nei suoi confronti".







Insomma: probabili ma assai tenui accenni a bioetica, procreazione e scuola. Mentre forse Wojtlya potrebbe calcare la mano su un solo argomento, di stretta attinenza parlamentare: l'amnistia che ha già del resto invocato più volte parlando dall'interno delle Mura Vaticane. D'altro canto l'unico pallido gesto di contestazione politica verso di lui potrebbe essere quello che si vocifera voglia attuare Franco Grillini, deputato diessino e Presidente onorario dell'Arcigay: presentare formalmente, proprio il giorno in cui alla Camera arriverà il Papa, una proposta di legge che proclami come festa nazionale il 20 settembre; anniversario della breccia di porta Pia.







C'è chi in questi giorni si mostra perplesso nei confronti di una visita che minerebbe in qualche misura la laicità dello Stato italiano e la sua indipendenza dalle influenze d'Oltre Tevere. E c'è chi si domanda quanto sia veramente bipartisan l'invito che finalmente Wojtyla ha potuto accettare. E' infatti vero che fu nella scorsa legislatura Luciano Violante (Ds) a chiedere una prima volta al Pontefice di venire in Parlamento. Ed è altrettanto vero che allora l'incontro saltò perché rischiava di collocarsi troppo a ridosso delle elezioni politiche del 2001. Ma è anche vero che in Vaticano sanno ancora ben distinguere la qualità di un invito. E' in sostanza così peregrino affermare che quando nel giugno scorso a rinnovargli l'esortazione è stato un Presidente della Camera che invocato la protezione della Madonna di San Luca, Karol ha intravisto un motivo in più per accettare?







(23 OTTOBRE 2002; ORE 17:38)











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