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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Milano. Laicità dello Stato e diritti degli omosessuali
Milano. Laicità dello Stato e diritti degli omosessuali
Sarà ricordata come una data importante quella dello scorso 15 giugno
Lunedì 17 Giugno 2002
di Gianni Geraci
in Religione

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Un commento al convegno su ‘Laicità dello Stato e diritti degli omosessuali’ che il Gruppo del Guado (omosessuali cristiani) ha organizzato alla libreria Tikkun di Milano.

Sarà ricordata come una data importante quella dello scorso 15 giugno, dagli omosessuali credenti italiani, la cui rete di gruppi e di ‘circoli di amici’ si sta allargando a macchia d’olio in tutta l’Italia centro settentrionale. Questa è almeno la sensazione che ho avuto in qualità di partecipante al dibattito su ‘Laicità dello Stato e diritti degli omosessuali’ che il Gruppo del Guado ha organizzato, nell’ambito delle manifestazioni dedicate al Gay Pride milanese, presso la Libreria Tikkun del capoluogo ambrosiano.

La riflessione su cui si sarebbe dovuto articolare il dibattito era di Giancarla Codrignani, un’esponente di spicco del cattolicesimo post-conciliare che, ai tempi del referendum sul divorzio, aveva scelto di difendere la ‘laicità dello stato’ e di dire no all’abrogazione di una legge che aveva il solo torto di non tener conto della dottrina cattolica sull’indissolubilità del matrimonio (dottrina peraltro infranta sistematicamente da tutti i leader del nostro centro-destra che si stracciano ora le vesti in difesa della ‘famiglia fondata sul matrimonio’ ogni qual volta si propone loro di le giferare su forme diverse di convivenza).

Proprio di laicità dello Stato parlava la relazione di Giancarla Codrignani. Una laicità che va difesa proprio in nome del primato della coscienza, una laicità che trova nei tanti ‘mea culpa’ recitati da Giovanni Paolo II due anni fa una sua importante conferma da parte di un magistero che non può non riprendere quanto afferma il Concilio Vaticano II nella Gaudiom et Spes («la Chiesa non pone la sua speranza nei privilegi offertile dall’autorità civile, anzi essa rinunzierà a certi diritti legittimamente acquisiti ove constatasse che il loro uso potesse far dubitare della sincerità della sua testimonianza»). Il testo della relazione che Giancarla Codrignani ha mandato al convegno di Milano, osservava che è in atto, da parte del Vaticano un «vero e proprio attacco allo Stato e alla sua laicità», Un attacco in cui la chiesa chiede all'autorità civile «quel sostegno ai propri principi che non è in grado di rendere operanti nella coscienza di quanti si dichiarano cattolici».

La cosa è tanto più grave in un contesto in cui lo Stato italiano si deve confrontate con l’immigrazione di persone che sono portatrici di valori e di visioni del mondo che potrebbero scardinare fin dalle sue radici la convivenza democratica da cui è nata la nostra costituzione. Se una religione, importante, ma pur sempre minoritaria come il cattolicesimo, pretende di imporre allo Stato una sua specifica visione dell’uomo in nome di una non ben chiarita ‘ragione naturale’, come si potrà, in un futuro non lontano (alla luce dei processi demografici in atto nel nostro paese), dire di no a qualche altra religione che volesse imporre, in nome di ‘ragioni naturali’ che affondano le loro radici in altre culture, lo ‘chador’ alle donne che si presentano nei luoghi pubblici? Forse il discorso può sembrare paradossale, ma quello che sta succedendo in questi giorni alla Camera dei Deputati porta a riflettere profondamente su una ‘morale’ imposta dallo Stato a colpi di maggioranza in cui i cattolici di destra e di sinistra si sono alleati per non rispondere di proposito al bisogno di assistenza che, da parte di molte coppie sterili, arriva ai legislatori perché pongano fine all’anarchia che la mancanza di una legge ragionevole automaticamente induce. E di questo ha parlato Franco Grillino nella sua relazione di commento al testo di Giancarla Codrignani.

In particolare è emersa, dalla sua lucida analisi della situazione in atto nel Parlamento Italiano, l’esistenza di una vera e propria ‘lobby’ collegata al ‘potere’ ecclesiastico (potere che, per usare un’espressione presente nella relazione introduttiva è quanto di più lontano c’è da una Chiesa che vuole essere sostanzialmente ‘instrumentum salutis’ dell’umanità). Una lobby, che magari non segue alla lettera le indicazioni di quello stesso ‘potere ecclesiastico’ (si pensi ai tanti conviventi presenti nelle fila di quel partito trasversale che si oppone alla fecondazione artificiale eterologa), ma che è in prima fila nel difenderne l’applicazione nelle leggi in discussione. D’altra parte lo stesso Grillini era reduce da una settimana in cui aveva cercato di sostenere le ragioni della laicità dello Stato e della difesa dei diritti delle persone omosessuali in una Camera dei deputati impegnata a varare una legge sulla procreazione assistita.

In questo senso il suo intervento è stato particolarmente stimolante e ha sollecitato nei partecipanti una voglia di fare che si è tradotta in numerose domande il cui fine principale era quello di capire i motivi di una situazione che vede da una parte una classe politica che offende il concetto stesso di ‘laicità dello Stato’ (senza curarsi delle conseguenze gravi che questa offesa comporta), dall’altro una società in cui una minoranza sempre più esigua si dice contraria al riconoscimento dei diritti delle famiglie di fatto e delle coppie omosessuali.

Qualcuno ha osservato che ci vorrebbe un altro referendum, simile a quello che mise minoranza gli ambienti clerico-fascisti ai tempi della legge sul divorzio, per ridare ai nostri politici (di destra e di sinistra) il polso di un Paese i cui sentimenti non coincidono certo con quelli espressi dal presidente della CEI nelle sue telefonate ‘riservate’ ai membri più influenti dei vari gruppi parlamentari.

E proprio la sconfitta di quanti non volevano permettere il divorzio in Italia ha ricordato ai presenti il grave compito che hanno i credenti quando scelgono di usare il loro buon senso e di non seguire in maniera acritica le indicazioni politiche di una gerarchia che smette di esercitare il proprio magistero per esercitare un vero e proprio potere. Fu infatti in occasione del referendum abrogativo della legge sul divorzio che emerse nella chiesa italiana una autorevole componente che scelse di difendere il valore profondamente cristiano della ‘laicità dello Stato’. La posizione di questi cattolici (tra i quali, giova ricordarlo, si può annoverare la stessa Giancarla Codrignani) spinse i partiti non confessionali ad assumere un atteggiamento più coraggioso e a sostenere un ‘no’ all’abrogazione della legge sul divorzio che, all’inizio, sembrava destinato a una sonora sconfitta.

Adesso non si parla più di divorzio, ma si parla di diritti delle coppie di fatto e di accesso degli omosessuali all’istituto del matrimonio. Anche qui è importante che emerga nella chiesa cattolica italiana la posizione di chi, in nome di un valore come la ‘laicità dello Stato’, non condivide le posizioni politiche assunte dalla Santa Sede. Tra costoro non potranno non esserci i tanti omosessuali credenti che sono interessati in prima persona al problema del riconoscimento delle loro convivenze e della difesa dei valori su cui si fondano. Ecco perché la data del 15 giugno potrebbe segnare una vera e propria svolta nel loro atteggiamento rispetto alle posizioni che i vari politici che si dicono ‘cattolici’ assumono con toni più o meno duri.

E non spaventi gli omosessuali cattolici italiani l’eventualità di andare contro le indicazioni politiche (perché di indicazioni meramente ‘politiche’ si tratta quando si parla di leggi di uno Stato sovrano qual è l’Italia) della Santa Sede. Serva a loro l’esempio di Alessandro Manzoni a cui nessuno osa più negare l’attributo di ‘scrittore cattolico’.

Una volta nominato senatore del neonato Regno d’Italia, il Manzoni non esitò a infrangere il divieto fatto solennemente da Pio IX, che imponeva ai cattolici di non partecipare alla vita politica del nuovo regno sabaudo. Ormai vecchio andò a Roma, partecipò a una riunione del Senato per affermare il suo diritto di non obbedire alle indicazioni politiche del papa e se ne tornò a casa.

A distanza di più di un secolo, nonostante la beatificazione di Pio IX, nessuno oserebbe dire che Manzoni avesse torto: col tempo anche i cattolici hanno ricominciato a partecipare alla vita politica italiana anche se, purtroppo, spesso si dimenticano l’insegnamento che il grande scrittore lombardo ha voluto impartire loro.

Gianni Geraci

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