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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Documento dal coordinamento pastorale cittadino e dai frati del Santo
Documento dal coordinamento pastorale cittadino e dai frati del Santo
"Provocati all'accoglienza e ai valori"
Lunedì 20 Maggio 2002
di La redazione di Gaynews
in Religione

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Da "LA DIFESA DEL POPOLO" - 16 Maggio 2002

PadovaPride La riflessione proposta congiuntamente dal Coordinamento pastorale cittadino e dai frati del Santo

Provocati all'accoglienza e ai valori Ogni persona è amata da Dio ed è chiamata a risposte di fede

Poponiamo alle comunità cristiane alcune riflessioni in vista delle manifestazioni del prossimo mese di giugno, denominate PadovaPride. Semplici spunti che non hanno la pretesa né di esaurire né di approfondire una tematica che è complessa e carica di risvolti personali, morali, sociali e anche religiosi. Sono questi ultimi gli aspetti che ci stanno particolarmente a cuore e sui quali vogliamo soffermarci.

(1) LA CONDIZIONE DELLE PERSONE OMOSESSUALI L'omosessualità è stata tolta dall'elenco delle malattie ma resta ancora molto da scoprire sulla genesi, la tipologia e i comportamenti. Non è ancora chiaro se si nasca omosessuali o se si diventi tali. Sotto l'aspetto morale la tendenza omosessuale, che è in sé stessa un limite e una disarmonia dell'identità sessuale, non è considerata una colpa. Centrale è la distinzione tra tendenza e comportamento: se della prima non si è colpevoli, i comportamenti sono sogqetti al giudizio morale; quelli degli eterosessuali come quelli degli omosessuali. Se spesso non si è liberi di scegliere la condizione omosessuale, si è liberi di decidere come viverla. Certo la libertà non e mai senza condizionamenti che, in questa situazione, possono essere anche più forti e difficili da gestire. E'preferibile parlare non di omosessualità in generale ma di persone omosessuali, sia perché si tratta di situazioni diverse che chiedono risposte diverse, sia perché ci sta a cuore la persona che prima di essere omosessuale è persona, creatura amata da Dio, figlia di Dio, erede della vita eterna.

(2) LA CHIESA NEI CONFRONTI DELLA CONDIZIONE OMOSESSUALE Va anzitutto condannata ogni forma di discriminazione, emarginazione e offesa verso le persone omosessuali. Bisogna lavorare per una società giusta e solidale anche verso gli omosessuali. «Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancaza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile» (Congregazione per la dottrina della fede, Cura pastorale delle persone omosessuali, 10). Al centro della riflessione cristiana troviamo Dio che «li creò maschio e femmina» (Gen 1,27). C'e un disegno di Dio che si può riconoscere nella natura corporea e spirituale dell'uomo e della donna, anche se la natura è sempre mediata dalla cultura e dall'interpretazione della ragione umana. Perché il comportamento omosessuale non è giustificato né giustificabile? L'amore, nella sua espressione sessuale, non è un fatto unicamente soggettivo legato alle "preferenze" delle persone, ma ha un suo codice oggettivo legato all'incontro di due diversità, quella maschile e femminile, che a sua volta si apre al dono della vita. La tradizione cristiana «ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati» (Catechismo della chiesa cattolica, 2357). «Nell'azione pastorale, questi omosessuali devono essere accolti con comprensione e sostenuti nella speranza di superare le loro difficoltà (Persona humana, 8).

(3) ATTENZIONI PER LA PASTORALE Una seria riflessione sulle persone omosessuali chiede anzitutto di fare un po'di verità in noi e di liberarci da molti pregiudizi che coltiviamo nei confronti di questi fratelli e sorelle. Nelle persone omosessuali riconosciamo diversi modi di porsi di fronte alla propria realtà: c'è chi la vive con sofferenza e senso di colpa e chiede di essere aiutato a trovare pace e serenità; chi la rifiuta e chiede di essere aiutato ad accettarla; chi ha accettato questa situazione e chiede di confrontarsi sui propri comportamenti; chi vorrebbe coltivre la propria vita cristiana ma ritiene che questo sia incompatibile con la sua situazione... La fede è chiamata a dare un senso a questa realtà perchè ciascuna persona possa sentire le parole di Gesù che dice «Alzati e cammina». Il compito della comunità cristiana è annunciare a ogni persona, in qualsiasi situazione si trovi, che è amata da Dio e chiamata a rispondere a questo amore con una fede viva, celebrata nei sacramenti e nella preghiera, vissuta nella coerenza con la proposta cristiana e nella carità.

* Di fronte a una persona omosessuale vanno curati alcuni atteggiamenti: - L'ascolto della persona e della sua storia. L'omosessuale è una persona da accogliere, rispettare, capire, stimare. - La persona va aiutata ad accettare la propria situazione e a superare eventuali sensi di colpa. - Va evitato ogni giudizio sommario e valutata con prudenza l'eventuale responsabilità (Persona humana, 8). - Va evitato sia quel "rigorismo" che genera nella persona angoscia e sensi di colpa, sia quel "lassismo" che è diseducante e illusorio (Giovanni Paolo II, Lettera ai presbiteri, 2002). - La persona va orientata, secondo la legge della crescita e della gradualità, a vivere relazioni di amicizia vere e libere, a dare un senso alla propria vita anche per quanto riguarda la dimensione sessuale. - Compito del pastore a cui l'omosessuale chiede aiuto è soprattutto quello di donare il tesoro più prezioso che è l'amore di Dio e la proposta di vivere la propria vita cristiana con serietà e impegno

* Di fronte a una persona omosessuae vanno evitati alcuni rischi: - Lasciarsi abbagliare dal problema, riducendo il soggetto alla sua omosessualità senza guardarlo anzitutto come persona. - Semplificare la realtà non considerando le diverse forme di omosessualità. - Usare criteri totalmente diversi rispetto a quelli che si usano verso l'eterosessualità temendo di parlare di rispetto, sacrificio, castità... «Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia saeramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente avvicinarsi alla perfezione cristianam (Catechismo della chiesa cattolica, 2359)

(4) IL PADOVAPRIDE Ai movimenti omosessuali va riconosciuto ii merito di aver portato l'opinione pubblica a riflettere sulle molte problematiehe sociali e culturali della condizione omosessuale, di aver denunciato le ingiustizie e le violazioni dei diritti umani di queste persone. Come non ricordare secoli di emarginazione e di vere e proprie persecuzioni? Alcune battaglie, quando contendono una forte carica ideologica e quando assumono toni e forme esasperate (cfr. "orgoglio" omosessuale), rischiano di non aiutare un sereno confronto con i problemi dell'omosessualità, anzi possono ritardare la causa per cui vengono fatte perché spesso generano una altrettanto forte opposizione ideologica. Una diversità sessuale gridata ed esibita la chiude in stereotipi incapaci di generare un sereno confronto e un superamento di pregiudizi e chiusure. L'espressione delle proprie idee e il manifestare, che oggi è un diritto riconosciuto, se mira a favorire la conoscenza dei probtemi degli omosessuali e il superamento dei pregiudizi, può essere utile. Se mira a mettere tutto sullo stesso piano rivendicando, per esempio, presunti diritti al "matrimonio" o all'adozione, e se assume forme perfino volgari, è giusto esprimere il proprio motivato dissenso. In passato il gay pride ha assunto forme volutamente provocatorie e insultanti contro la chiesa e contro i cittadini cattolici. Non è in discussione il diritto che hanno tutti i cittadini di manifestare le proprie convlnzioni, ma il doveroso rispetto di chi la pensa diversamente contenendo le manifestazioni nei giusti limiti del buon senso e della misura. La chiesa di Padova ha in piu occasioni dimostrato di cercare il dialogo con tutti, anche con le persone omosessuali: l'ampia disponibilità di preti e religiosi al consiglio e direzione spirituale, gli approfondimenti culturali e spirituali promossi e ospitati al Centro universitario, l'ospitalità ql gruppo di omosessuali credemnti che continua il suo cammino di fede e di ricerca in una parrocchia cittadina, la recente attenzione del settimenale diocesiana, sono alcuni segno della "maternità" della chiesa padovana. la comunità cristiana, evitando polemiche, non si è disinteressata alla manifestazione del prossimo 8 giugno. Ci dispiace, tuttavia, che gli organizzatori del Padova Pride non abbiano voltuto tener conto del momento particolare che vive la "città del Santo" in preparazione alla festa di sant'Antonio. Per la comunità cristiana la "provocazione" del PadovaPride significa impegnarsi a cogliere sempre meglio il messaggio biblico sulla vocazione di ogni persona alla salvezza e alla felicità, a riflettere sul senso e sui valori della sessualità spesso banalizzati, a promuovere una cultura dell'accoglienza vera e l'aiuto educativo e spirituale per la crescita di tutti.

Coordinamento pastorale cittadino Comunità francescana del Santo



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