04 MAGGIO 2002 Pagina 3 LA VICENDA
la chiesa Un contesto incompatibile ha sottratto alla fede quel luogo sacro i gay Un inutile esilio voluto dalla Curia In quel luogo oggi anche tanti di noi MICHELE SMARGIASSI
«Presa è la rocca», canterebbe il Tasso. Ma «su per l´alte scale» non c´è nessun Saladino da rincorrere e sgozzare. I nuovi turchi dell´Arci Gay hanno già abbandonato, volontariamente, la Gerusalemme di Porta Saragozza che oggi il cardinale Giacomo Biffi, disarmato Goffredo di Buglione, restituirà alla Cristianità. È ben strana questa Reconquista senza colpo ferire dopo vent´anni di acerrimo assedio, con gli infedeli che danno perfino il benvenuto al conquistatore: «Bentornato al Cassero, caro Cardinale», saluta il presidente degli omosessuali Stefano Cavadini, unendosi al giubilo per il ritorno del luogo dove la città accoglie la processione della Madonna di San Luca «alla funzione da cui la sua Curia l´aveva sospeso per vent´anni». «Spero che possa soffermarsi qualche minuto», aggiunge la presidente di Arci Lesbica Nera Gavina, «ascolterà tra le migliaia di voci che la salutano anche quelle di gay e lesbiche che sono ovunque, anche tra i fedeli». Saluti ironici, certamente. D´altra parte, se la ferita è sanata, se l´immagine sacra più cara ai bolognesi torna a sostare nel luogo che ha accuratamente evitato per tutto il tempo in cui vi hanno abitato i «dissoluti», i «disordinati», la polemica sulla responsabilità di quell´esilio resta. Forse Biffi non avrà voglia oggi di alimentarla, ma fa ormai parte della storia di questa città. Vent´anni sono tanti: la disputa su Porta Saragozza è durata più di quella su Roma capitale. Ma su che cosa si sono scervellati quattro sindaci e tre arcivescovi? Su «un simbolo di fede», «un patrimonio della pietà», ha sempre ripetuto la Chiesa bolognese. Un luogo consacrato «da un´antichissima tradizione». Definizione divenuta quasi un dogma, tant´è che quando un vicesindaco cattolico di nome Luigi Pedrazzi osò ammettere che l´edificio di Porta Saragozza «non ha un grande valore religioso», fu trattato poco meno che come un blasfemo. Invece non aveva tutti i torti. La tradizione della processione mariana dal Colle della Guardia alla città è antichissima (settecento anni tondi: la prima, benché non documentata, risalirebbe al 1302), ma l´edificio conteso non ha neppure un secolo e mezzo: fu costruito solo nel 1858. Proprio perché accogliesse degnamente l´annuale visita della Signora, replicano i devoti. Vero, com´è vero però che la Madonna ha spesso preferito, per le sue entrate solenni, altre porte: nei 250 anni del suo maggior splendore entrò 111 volte da Saragozza contro 148 da Lame, Sant´Isaia, San Mamolo, San Felice, Castiglione. Ma se la parte della città che si riconosce nella Chiesa Cattolica si è sentita ferita e offesa (il primo fu il cardinal Poma, che telegrafò al sindaco Zangheri la sua «amarezza» due giorni prima dell´inaugurazione del circolo gay), nessuno può dubitare della sua sincerità. Bisogna chiedersi, semmai, da cosa fosse giustificata la «sofferenza» tante volte espressa dalle gerarchie diocesane. In questi vent´anni la processione, che comunque ha continuato a passare nei pressi del Cassero, non è mai stata infastidita neppure da un fischio da parte dei suoi inquilini (mentre la storia ricorda che diverse volte la Madonna dovette assistere, durante il viaggio, a risse, ammazzamenti e perfino impiccagioni sommarie). Dal punto di vista dell´ordine pubblico e del rispetto civile non c´è mai stato quel «contesto incompatibile» che per la Curia giustificava il trasloco dell´accoglienza nella chiesa dei Cappuccini. Un problema morale, allora? Ma nel corso di un altro Ventennio, in quello stesso edificio abitò una sede del Partito Nazionale Fascista, la cui presenza fu invece giudicata compatibile con la sosta mariana. D´altra parte, la Madonna di San Luca ha dimostrato di non aver paura né di miscredenti (ammesso che i gay lo siano: un sondaggio tra i frequentatori del circolo ha stabilito che 9 su 10 si considerano cattolici) né di qualsiasi «contesto». Portata a spalla o issata su un camion, nell´ultimo secolo ha visitato di persona decine se non centinaia di luoghi laici della città: è stata ospite dei «rossi» e delle loro cooperative, ha partecipato alle celebrazioni per il 50° della Liberazione, ha varcato la soglia di fabbriche, circoli sportivi e ricreativi, mostre bovine, ha calcato il prato del Dall´Ara accolta da un tifo da stadio, è stata invitata a nozze aristocratiche, si è perfino scomodata per festeggiare la salita al trono di un re d´Italia, evento piuttosto lontano dalla liturgia. Ha ricevuto omaggi di politici di ogni bandiera, dal sindaco Imbeni al presidente della Camera Casini, entrambi saliti al Santuario per sciogliere un voto fatto e per ringraziare dei voti ricevuti. Perfino la micidiale peste del 1473 non arrestò il viaggio della santa icona. I gay invece sì: più pericolosi ancora? Forse no, ma il cardinal Biffi li ha paragonati ai i necrofili, ai cleptomani e agli esibizionisti. Da oggi, comunque, la più lunga polemica bolognese è chiusa. Tutto è risolto: Porta Saragozza è riconsacrata. Di questi vent´anni resta, in un giardinetto vicino, il triangolo di marmo rosa che fa da monumento alle vittime omosessuali del nazismo. E forse, sperano i gay, resta nell´aria il ricordo «di un´esperienza di solidarietà e di civiltà, di libertà e di amore». In vena poetica, il presidente Cavadini intona: «Contenta di essere affrancata dal suo esilio coatto, sono certo che la Madonna di San Luca rivolgerà un sorriso al Cassero. E il Cassero ricambierà il sorriso». Questo articolo ha ricevuto 144 visite.
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