DOMENICA, 05 MAGGIO 2002 Pagina 7 Alle 18 la Vergine è tornata a porta Saragozza dopo venti anni e sotto l´immancabile pioggia. Ad aspettarla tremila fedeli
MICHELE SMARGIASSI
«Finalmente!» esclama monsignor Ernesto Vecchi, spalancando le braccia, nel momento preciso in cui l´icona della Madonna di San Luca fa il suo ingresso trionfale sotto l´arco di Porta Saragozza e, per la prima volta da vent´anni, si ferma a ricevere l´omaggio dei bolognesi. Il cardinal Giacomo Biffi fulmina con lo sguardo il suo provicario. «Io ho detto solo: finalmente!», si giustifica lui, sorridendo compiaciuto. Un finalmente è anche troppo, per la consegna del silenzio. La Chiesa bolognese riprende possesso del luogo dove per secoli ha reso omaggio alla discesa in città della sua Signora, ma non spiega come né perché lo ha disertato per cinque lustri. Della lunga battaglia contro la piccola Sodoma bolognese, contro il circolo omosessuale che per vent´anni ha abitato il cassero dedicato alla Madonna, oggi non si parla. I comunicati della Curia accennano appena al fatto che la tradizione riprende, nell´omelia della messa episcopale del pomeriggio il vicario Stagni non sfiorerà neppure l´argomento. Come se non fosse successo nulla, come se la tradizione non fosse mai stata interrotta. Vent´anni, per una Chiesa bimillenaria, in fondo sono un soffio. Parlano i fedeli, in compenso. Aspettando che il corteo scenda dal Colle della Guardia. «Sono dieci anni…», «No, venti…», «Venti, sì, era sindaco Zangheri», «Infatti, è stato lui a dare il cassero ai ghèi», «Quei maleducati», «Maleducati, sì, però non hanno mai disturbato, io la processione la faccio tutti gli anni», «Zangheri lo fece per dispetto», «A lui non è mai piaciuta la Chiesa», «Vent´anni ci sono rimasti», «Così tanti?», «Era più bella la vita allora…». Padre Tommaso Toschi, a dispetto degli ottant´anni, ha memoria sufficiente per ricordare come cominciò lo scandalo: «Fu Poma a decidere che la processione non si sarebbe più fermata qui. Ci fu una discussione intensa al consiglio diocesano, non tutti erano d´accordo, perfino noi francescani che su certe cose siamo molto severi non pensavamo si dovesse arrivare a tanto, ma il cardinale fu irremovibile». Ora il cassero di Porta Saragozza è vuoto, e nessuna traccia ricorda chi lo ha abitato fino a poche settimane fa. Quasi a evitare sorprese, già dalle quattro del pomeriggio il portichetto dove si apriva la porta del circolo è presidiato da una ventina di suore di diversi ordini. La piazza s´affolla di centinaia di fedeli, di preti col cellulare, di dame di San Vincenzo, di adepti di qualche congregazione nelle loro strane divise. E finalmente, alle sei in punto, la Signora arriva. in quel preciso istante, come vuole una tradizione che neppure i gay sono riusciti a infrangere, inizia a piovere. Ombrelloni giubilari bianchi e gialli proteggono il cardinale, un più modesto ombrello nero ripara il sindaco Giorgio Guazzaloca che gli è apparso al fianco accompagnato dal vice Salizzoni, scambiando con Sua Eminenza una stretta di mano e battute sorridenti. Ha di che essere soddisfatto, il sindaco che è riuscito a sciogliere il nodo gordiano che aveva legato almeno due suoi predecessori. Un´Ave Maria amplificata dalle trombe sembra scendere dall´arco della Porta. Altre trombe, i clacson delle auto bloccate sul viale dalla processione fanno da colonna sonora: anche il traffico non è più quello di vent´anni fa. Biffi fa dondolare il turibolo, l´incenso sale lentamente, il vento lo porta a sfiorare i mattoni del cassero liberato. Poi il cardinale volge le spalle al luogo della lunga contesa, e trascina la processione verso la cattedrale, mentre la pioggia d´acqua, quasi per una regia soprannaturale, lascia il posto a una pioggia di petali di fiori. Per la Chiesa ora l´onta è lavata, e la storia cancellata. Questo articolo ha ricevuto 112 visite.
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