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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Preti pedofili, muro d´omertà "Questa non è l´America"
Preti pedofili, muro d´omertà "Questa non è l´America"
Ufficialmente nessuno ne parla, non esistono statistiche. Ma i vescovi, a maggio in assemblea plenaria, dovranno discuterne
Domenica 28 Aprile 2002
di la Repubblica
in Religione

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DOMENICA, 28 APRILE 2002 Pagina 21 - Cronaca Italia, l´identikit dei sacerdoti accusati di violenze Dopo lo scandalo Usa e l´appello del Papa, chiesto un rapporto alle diocesi SILVANA MAZZOCCHI

ROMA - Un muro senza crepe circonda i preti pedofili italiani. Eppure il problema esiste ed emerge dalle cronache e dai tribunali. E dalla logica: è mai possibile che solo tra i preti cattolici statunitensi esista la pedofilia ecclesiale? Alla Cei, la Conferenza episcopale italiana, ufficialmente non parlano. Si limitano a suggerire, a far capire. Ammettono soltanto che "qualche caso c´è stato", ma lo definiscono incidentale e sporadico. La situazione italiana, in sostanza, sarebbe lontana anni luce da quella made in Usa e, nel nostro paese, la realtà dei preti che rubano sesso ai ragazzini sarebbe così modesta da essere irrilevante, al punto da poter essere ignorata. E´ dunque inutile cercare dati complessivi su quanti, tra i 46 mila preti religiosi e secolari operanti in Italia, sono da considerarsi pedofili. Li protegge una rete di silenzio che non mostra cedimenti, ma che presto potrebbe incrinarsi. Già in occasione della prossima Assemblea plenaria dei Vescovi, in calendario dal 12 maggio prossimo, quando la Cei, (almeno in seduta riservata), potrebbe decidere che è giunta l´ora di fornire il quadro dei predatori di sesso. L´attesa è grande negli ambienti ecclesiali: già prima dello scandalo americano, nel suo messaggio pasquale del giovedì Santo, il Papa lo aveva detto forte e chiaro: "siamo personalmente scossi nel profondo dai peccati di alcuni nostri fratelli che hanno tradito la grazia ricevuta con l´Ordinazione cedendo anche alle peggiori manifestazioni del mysterium iniquitatis che opera nel mondo". Il mistero del male penetra nel cuore dei sacerdoti, era il significato dell´appello del Papa. E le sue parole, insieme con il ciclone che ha investito la Chiesa statunitense, potrebbero spingere la Cei a chiedere alle Conferenze regionali di riferire ciò che sanno. Per poter finalmente trasmettere la fotografia italiana all´Assemblea dei Vescovi. La realtà, intanto, affiora da altre vie. Accade che i preti pedofili vengano condannati e dunque sospesi o trasferiti ad altro incarico. Altri rimangono come niente fosse a svolgere la loro opera sacerdotale, mentre la maggior parte sfugge ad ogni controllo o censimento. In questi casi, il vescovo, al quale giunge una segnalazione, chiama l´interessato, lo ammonisce, e a volte lo spedisce a riflettere in un convento. O più lontano, per un anno sabbatico. Oppure lo smista ad una di quelle comunità di religiosi che si dedicano alla cura e al sostegno dei preti che sbagliano. In queste case protette non si arriva solo per interessamento delle Curie. Spesso è il passa parola, la collaborazione con la magistratura, o semplicemente la sorte a decidere il destino del prete pedofilo. «Noi ne abbiamo in cura uno soltanto. E´ un parroco della provincia condannato a quattro anni dal tribunale di Bergamo». testimonia Don Andrea Gallo, anima della Comunità genovese San Benedetto al porto. «E´ qui da due mesi, in affidamento grazie alla legge Gozzini. E noi ci occupiamo di lui». Don Gallo racconta che il sacerdote si dice innocente, ma aggiunge che la cosa non gli interessa «Nelle nostre comunità ci sono tossicodipendenti, persone che hanno mille problemi e che hanno sbagliato in tanti modi. Loro bussano ed io sono un vecchio sacerdote che tiene le braccia aperte». Don Gallo spiega che il prete viene seguito da un´èquipe di psicologi. «Poiché l´affidamento durerà ancora quasi tre anni - continua - stiamo cercando di procurargli un piccolo appartamento. Lui se lo merita, è un tipo riservato, ma lavora e fa progressi. Ci sembra che stia maturando e che stia prendendo coscienza delle sue responsabilità». Ma quale è l´identikit del sacerdote pedofilo? «Noi abbiamo avuto una decina di casi», racconta Guido Tallone, il collaboratore di Don Luigi Ciotti che ha la delega per la cura del mondo cattolico in materia pastorale e che dunque ha rapporti con le Curie. «Assistiamo questi sacerdoti tra il primo e il secondo grado di giudizio, e quasi sempre abbiamo scoperto che, durante la loro infanzia, erano stati a loro volta vittime di abusi sessuali». Spesso sono le diocesi a ricorrere a Don Ciotti, il fondatore del gruppo Abele individuato come una figura carismatica, ben radicata nel sociale e dunque in grado di aiutare sacerdoti in difficoltà e di procurare un appoggio che possa coniugare «severità e speranza, garanzie e giustizia di trattamento». Il terreno scivoloso dei preti e della sessualità prende forma. «Abbiamo sempre riscontrato in questi preti - racconta Tallone - una grande difficoltà a relazionarsi con il mondo degli adulti. Un prete pedofilo non sceglie un bambino qualunque, ma quello caratterizzato da svantaggi sociali e da carenze affettive. Solo così può allacciare con lui una relazione, che però si rivela infelice e cupa in quanto riproduce la materia sessuale subita in passato». «Probabilmente la pedofilia trova terreno fertile nella stessa formazione del religioso», avverte Don Rosario Mocciaro, psicologo e ex prete, sposato con due figli, responsabile dell´Associazione "Vocatio" che si pone come obiettivo il rinnovamento della Chiesa e il superamento del celibato. «Ho conosciuto più di un confratello che aveva commesso azioni di pedofilia in contesti parrocchiali o seminariali» continua mentre tiene a precisare «che il fenomeno, in proporzione, non è certo più diffuso che tra i laici». I preti che ho incontrato non si erano macchiati di abusi estremi. Erano stati protagonisti di episodi di affettività deviata, esasperata. Il che - precisa - non sminuisce le loro responsabilità. Anzi le aumenta perché i genitori gli affidano i loro figli». (1 - continua)

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