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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Preti pedofili, delusione americana
Preti pedofili, delusione americana
Protestano duramente le associazioni delle vittime degli abusi. «E' stato un fallimento, nessuno ha pagato».
Sabato 27 Aprile 2002
di Il Manifesto
in Religione

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La «tolleranza zero» promessa dal summit Vaticano non convince l'opinione pubblica cattolica Usa. MIMMO DE CILLIS * ROMA E'una bufera inattesa ma prevedibile quella che ha investito la chiesa cattolica all'indomani del vertice tenutosi in Vaticano per affrontare lo scandalo dei preti pedofili. Alla protesta che avvolgeva sacerdoti e alti prelati prima dell'atteso incontro si sono aggiunte amarezza e indignazione per gli scarsi risultati che esso ha prodotto. Solo fumo, solo parole, solo promesse. I cardinali restano tutti al loro posto, anche quelli che hanno coperto i maniaci sessuali che si nascondevano sotto le tonache. L'opinione pubblica americana, che attendeva e sperava in un gesto clamoroso, è rimasta scossa e delusa. Gli stessi cattolici non risparmiano bordate ai loro Pastori: i documenti finali della maratona romana sono stati significativi, affermano, più per le omissioni che per quanto hanno detto. Le carenze sono evidenti: manca l'impegno a render pubblici i nomi dei pedofili; assente la promessa di denunciare i casi nascosti sotto il tappeto, nessun cenno alla sorte del cardinale di Boston Bernard Law o di altri vescovi omertosi; nulla a proposito del celibato sacerdotale, sebbene proprio alcuni alti prelati - come il cardinale di Los Angeles Roger Mahoney - avessero gettato anche questo argomento nel calderone del dibattito.

Insomma, un fallimento su tutta la linea, che rende ancor più profonda l'indignazione delle vittime. Secondo David Clohessy, direttore della «Rete dei Sopravvissuti agli abusi dei preti», con sede a Chicago, «non basta consegnare al processo i preti colpevoli, occorre prendere provvedimenti anche verso i loro superiori che hanno coperto i crimini». «Da questo vertice - afferma - non è venuto nulla di nuovo. I cardinali vogliono mantenere il loro potere. Sono convinto che l'incontro previsto in giugno (in cui i prelati americani decideranno provvedimenti operativi) darà scarsi risultati». «Continuano a girare intorno al vero problema», ha commentato Carol Poppito di Farmingville, Long Island, che afferma di essere stata molestata in quinta elementare. «E' stata una manovra abile per contenere i danni», ha osservato Peter Isley, uno psicoterapeuta di Milwaukee che aveva sei anni quando un sacerdote ha abusato di lui. «E' stato un fiasco: non sono stati capaci di affrontare il nodo della questione, e cioè perché abbiamo sempre insabbiato tutto», ha protestato Thomas Doyle, sacerdote che nei primi anni `80 ha pubblicato uno studio sugli abusi sessuali da parte dei preti, ignorato dalle gerarchie episcopali.

Anche opinionisti e intellettuali hanno lanciato critiche pesanti. Il New York Times ha messo in dubbio sulla reale volontà della Santa Sede di applicare una «linea dura» contro il reato di pedofilia. Le raccomandazioni adottate dal vertice - nota il quotidiano newyorkese- «sono molto più nebulose della politica di tolleranza zero promessa da alcuni cardinali solo poche ore prima». E gli stessi cardinali sono divisi sulle diverse procedure previste per allontanare i preti pedofili: una per quelli recidivi, un'altra per quelli coinvolti «in casi che non sono risaputi». «Non è abbastanza», hanno sentenziato i grandi network approdati nella capitale per seguire la vicenda. E, secondo i primi sondaggi, i milioni di ascoltatori che hanno seguito la conferenza stampa conclusiva del summit condividono tale giudizio.

L'affare pedofilia, d'altronde, è destinato a lasciare un segno nella società americana. Ci sono, infatti, gli ingredienti giusti per fare rumore. La materia tocca nel profondo la puritana coscienza Usa, da sempre suscettibile a questioni morali. La vicenda, poi, tira moltissimo sui media. Infine non mancano i possibili risvolti giudiziari che danno comoda occasione di emergere a qualche procuratore affamato di notorietà. Come è già accaduto a Filadelfia, dove un gran giurì ha cominciato a indagare sulla pedofilia ecclesiastica in Pennsylvania. Va notato, poi, che in una cultura come quella americana, fondata sul pragmatismo, era logico che al «mea culpa» verbale si associasse un gesto concreto, che invece non è arrivato. Il vertice vaticano, dunque, ha lasciato un segno, ma in negativo. Le conseguenze per la Chiesa Usa potrebbero essere disastrose.

* Lettera 22

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