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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
 Il vescovo di Ivrea: sì al dialogo, ma nel rispetto della diversità
Il vescovo di Ivrea: sì al dialogo, ma nel rispetto della diversità
Mons. Miglio risponde alla lettera aperta di Andrea Benedino in merito alle polemiche nate attorno alla rassegna "Ivrea la Gaya"
Venerdì 15 Marzo 2002
di Andrea Benedino
in Religione

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Gent. mo Sig. Andrea Benedino,

La ringrazio per la sua lettera del 6 marzo u.s. ricevuta via e-mail e voglia scusare se solo oggi riesco a dare risposta. Sono certamente d’accordo con lei nel desiderare che il dialogo continui, pur nella diversità delle posizioni, per questo spero di poter offrire qualche chiarificazione. L’iniziativa del legale rappresentante dell’ente diocesano proprietario dell’Oratorio S. Giuseppe si basa sulla convenzione a suo tempo stipulata con i responsabili dell’ABCinema e da loro accettata: evidentemente già in quel momento si pensava che sarebbero potuti sorgere dei contrasti tra una struttura diocesana e l’attività di una gestione cinematografica totalmente laica. Non è stato detto no ad ospitare un dibattito sui problemi dell’omosessualità ma ad una rassegna prolungata di film contenenti messaggi che vanno indubbiamente in direzione opposta all’insegnamento cristiano proposto dalla chiesa. L fatto che la rassegna sia giunta alla seconda edizione ha inoltre contribuito ad alimentare in molti l’equivoco che ci fosse un consenso almeno indiretto da parte della proprietà, stante il testo della convenzione. La ringrazio per l’invito ad avere un dialogo ed un confronto: è una proposta che in sede diocesana troverà sicuramente accoglienza non solo da parte mia ma di tanti altri. Il 15 settembre 2000 scrivevo, come lei mi ricorda, che: “questo dibattito deve toccare profondamente i credenti e la comunità cristiana non solo per chiedere – com’è giusto – rispetto, accoglienza, vicinanza, superamento della cultura dei tabù, impegno per una vera educazione ad una sessualità serena e libera, cioè capace di operare delle scelte e soprattutto di donare. Quando tutto questo è mancato – e molte volte è mancato – non siamo stati fedeli al Vangelo”. Nello stesso articolo scrivevo anche: “la fede cristiana ci propone un modello di vita che tocca tutte le dimensioni dell’esistenza… sarebbe contraddittorio per i credenti consentire ad una cultura che mini alla radice le strutture della vita, della persona, della famiglia… ci troveremo sempre d’accordo ad esigere rispetto e accoglienza per tutti, non invece a costruire una società indifferente o contraria ai valori etici che per noi hanno radici di fede ma che l’esperienza anche recente dimostra essere fondamentali per ogni società che voglia essere a misura d’uomo”. Si tratta di temi fondamentali, che riguardano tutti e non solo chi vive la condizione omosessuale, sui quali le prospettive etiche insegnate dalla chiesa divergono – non è un mistero – rispetto a quelle dei movimenti gay e di una larga parte dell’opinione pubblica: dobbiamo rispettarci e ascoltarci ma anche avere coscienza delle posizioni diverse; dialogo significa chiarezza, e una diocesi ha il dovere della chiarezza anzitutto nei confronti di quanti vogliono sapere qual è l’insegnamento cristiano oggi con il conseguente orientamento educativo. La tradizione di apertura al dialogo ed al confronto della diocesi d’Ivrea resta intatta e vuole continuare nel massimo rispetto per ogni persona e nella fedeltà all’insegnamento cristiano come viene proposto dalla chiesa: è la porta stretta di cui parla il Vangelo ma è anche la via dell’autenticità e della libertà vera. Sono a mia volta disponibile per un incontro.

Con stima e cordialità

Ivrea, 12 marzo 2002

+Arrigo Miglio Vescovo di Ivrea

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