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| Ivrea la Gaya: tutti contro il Vescovo |
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| Intervengono anche i teologi del Centro Ecumenico di Milano: "Il linguaggio di Miglio sgomenta. Fa invidia a quello dei Farisei" |
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| Lunedì 11 Marzo 2002 |
| di La Sentinella del Canavese |
| in Religione |
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Coro unanime di proteste Dopo che la Curia ha sfrattato 'Ivrea la gaya'
IVREA. Non si placano le polemiche sullo sfratto, da parte della Curia, della rassegna "Ivrea la Gaya" dall'Abcinema d'Essai. La Cooperativa Rosse Torri ribadisce di non avere violato la convenzione e intanto crescono le dichiarazioni di rammarico. Sono in molti a criticare la posizione di chiusura confrontandola con i trent'anni di episcopato di monsignor Luigi Bettazzi e della sua "chiesa del dialogo". E c'è chi, come la Sinistra Giovanile, propone di organizzare una giornata di mobilitazione e di sensibilizzazione dal titolo "Una giornata particolare" «come - ricordano - il famoso film in cui Marcello Mastroianni interpretava il ruolo di un intellettuale omosessuale discriminato durante il fascismo». Andrea Benedino, tra gli ispiratori della rassegna, appena saputo della lettera di don Giovanni Conta aveva preso carta e penna e scritto una lettera aperta a monsignor Arrigo Miglio. Oggi, Benedino fa i conti con l'amarezza: «Avevo ricercato la strada del confronto costruttivo con la Diocesi di Ivrea, nella speranza di trovarmi ancora di fronte a quella Chiesa aperta al dialogo con la società e al confronto con le minoranze cui questa città era stata abituata nei decenni passati. Prendo atto che di fronte a questi tentativi è stata opposta una netta chiusura: da Chiesa di frontiera quale era anche sui temi del rispetto degli omosessuali, pare essersi purtroppo reinserita nel solco della "normalità" delle posizioni espresse in più occasioni da parte delle gerarchie ecclesiastiche su questi argomenti, arrivando addirittura a parlare dell'"inaccettabilità di una cultura gay. Temo che si sia voluto usare questa vicenda di "Ivrea la Gaya" per colpire una realtà - quella dell'ABCinema - che oltre a rappresentare in questa città uno spazio fondamentale per il confronto fra le culture, era anche il segno visibile di una Chiesa dialogante e non arroccata». La delusione anche per la Sinistra Giovanile del Canavese: «Si tratta di una delusione che tocca in fondo all'animo non solo i membri della nostra associazione ma, crediamo anche tutte quelle associazioni canavesane che in questi anni hanno lottato per la difesa dei diritti civili e sociali di tutti, in particolar modo delle minoranze e che, in questo campo, hanno sempre riconosciuto la curia vescovile di Ivrea come un simbolo esemplare di apertura al dialogo ed al confronto su tali temi, un comportamento controcorrente rispetto a quanto avviene nella maggioranza delle diocesi italiane, più chiuse ed esitanti al dialogo». Critiche pesanti anche dai Democratici di Sinistra. In una nota, il segretario cittadino Carlo Della Pepa scrive: «Ci colpiscono la modalità con cui si è tentato di impedire lo svolgimento dell'iniziativa poche ore prima del suo inizio e il significato di questa azione che ci pare una porta sbattuta in faccia al dialogo e al confronto. Questa città e questo territorio da sempre rappresentano nel nostro Paese un esempio alto di dialogo serio e rigoroso ma anche aperto e fiducioso tra culture ed esperienze diverse. Non vorremo che questo fosse il segnale di un cambiamento». Durissima l'Arcigay: il segretario nazionale Aurelio Mancuso giudica la presa di posizione della curia «sempre più incomprensibile» e sostiene che «verrà il giorno in cui le gerarchie cattoliche dovranno chiedere scusa agli omosessuali, come è già successo per gli ebrei, visto che sono secoli che continuano a emarginarli e umiliarli (senza dimenticare i santi roghi) o, nel migliore dei casi a definirli persone malate». Anche la neonata associazione gay all'Università di Torino, Egg (Espressione Gay Giovanile) interviene: «Siamo molto delusi. Ci chiediamo - dice il presidente Davide Blanc - come possa ancora oggi la Chiesa vedere nell'omosessualità una minaccia alla sua etica. Solo con il dialogo con la comunità omosessuale, la Chiesa può pensare di entrare in essa in modo positivo, dialettico e utile. La chiusura di un dialogo già avviato da tempo è sempre motivo di rammarico». Solidarietà arriva anche dalla comunità cristiana di base di Pinerolo, al centro, nelle scorse settimane di una polemica con i vertici locali della chiesa proprio sul tema dell'omosessualità. La comunità cristiana di base esprime agli organizzatori «solidarietà e vicinanza per il grave atto di discriminazione subito da parte della curia vescovile di Ivrea. Il vento vaticano - dicono - soffia ovunque e i vescovi obbediscono alla maniera militare. Come credenti ci domandiamo fino a che punto si pensa di praticare questi sentieri dell'esclusione che squalificano ogni giorno di più un'istituzione ecclesiastica già priva di autorevolezza morale».
I TEOLOGI DEL CENTRO ECUMENICO 'Il linguaggio di Miglio sgomenta Fa invidia a quello dei Farisei'
IVREA. Anche il Centro Ecumenico di studi teologici di Milano critica l'intervento del vescovo di Ivrea, monsignor Arrigo Miglio, sulla questione della cultura omosessuale. I teologi aderenti al "Centro Studi Teologici" hanno inviato una lettera di protesta: «Si è sgomenti - si legge nel documento firmato dal coordinatore del comitato direttivo dei teologi, professor Giovanni Mapelli - di fronte ad un linguaggio tanto curiale, freddo, tipicamente burocratico, che farebbe invidia ad quello usato dai farisei del Sinedrio». «Ogni uomo e donna - prosegue il documento - si nutre di cultura, di relazioni umane, culturali e sociali, non sono puramente istinti o pulsioni, come invece piace far credere da gran parte della gerarchia cattolica. Siamo in presenza, ormai di un attacco contro ogni iniziativa di persone gay e lesbiche ogni giorno da parte di vescovi italiani. Questa è una linea decisa dall'attuale pontificato e dalla presidenza della Cei. Neppure Ivrea oggi è risparmiata, nonostante l'apertura conciliare sperimentata in tanti anni di episcopato di monsignor Luigi Bettazzi. Da Roma si è scelta una linea di emarginazione per motivi morali. Chiediamo accoratamente alle chiese cristiane non cattoliche di aprire le loro comunità e le loro strutture all'accoglienza delle persone omosessuali, nel rispetto autentico della loro cultura, senza voler sopraffare o prevaricare, poiché Dio oggi ci chiede questo come testimonianza della nostra fraternità».
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