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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Il vescovo «licenzia» il prete no global  amico dei gay
Il vescovo «licenzia» il prete no global amico dei gay
Don Vitaliano della Sala aveva partecipato World Pride
Lunedì 11 Marzo 2002
di La Stampa
in Religione

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CASARINI: È UN RIBELLE PER LA CHIESA DEI POTENTI, NON PER GLI UMILI

NAPOLI

Lo strappo fra il prete No Global e le alte gerarchie della Chiesa si è consumato ieri, durante la messa delle dieci. Pallido, emozionato, don Vitaliano Della Sala, parroco di Sant'Angelo a Scala, il sacerdote vicino ai movimenti antagonisti, ha letto dall'altare una lettera firmata dal suo diretto superiore, l'Abate di Montevergine Tarcisio Giovanni Nazzaro. L'invito è perentorio: don Vitaliano, la «tonaca rossa» sempre in prima fila nelle manifestazioni contro il G8 a Genova come nei cortei contro la guerra in Afghanistan, rinunci entro 15 giorni all'ufficio di parroco, o sarà avviata contro di lui la procedura di rimozione prevista dal diritto canonico. Alcuni fedeli hanno ascoltato in silenzio, altri si sono alzati proponendo sit in e cortei di solidarietà. Ma Della Sala ha invitato tutti alla calma: «Dobbiamo rispettare il nostro vescovo, anche quando prende decisioni che ci sembrano non giuste». Protestano anche i No Global. «Vogliono dividere un uomo di frontiera dalla sua frontiera - commenta Luca Casarini, leader delle Tute Bianche -. Don Vitaliano è forse un prete ribelle per la Chiesa dei potenti, ma è umile per la Chiesa degli umili. Ci faremo valere per cacciare i veri mercanti dal tempio». E Francesco Caruso, portavoce della Rete napoletana, invita «la società civile a far sentire la propria indignazione», e aggiunge che «l'Abate non vuole riconoscere il valore dell'impegno sociale al fianco degli ultimi». Don Vitaliano, conclude Caruso, «è troppo scomodo per i potenti e poco incline a tacere sui tanti soprusi del nostro tempo». Ma che cosa ha fatto il parroco di così grave da meritare l'esilio dalla sua chiesa? Scrive l'Abate: «Dopo aver tanto a lungo pazientato perchè tu tornassi sui tuoi passi, mettendo fine ai comportamenti gravemente e pubblicamente offensivi della comunione della Chiesa, ritengo indispensabile che tu rinunci entro quindici giorni all'ufficio di parroco della comunità di San Giacomo Apostolo, in S.Angelo a Scala... Ti invita a riflettere quella Chiesa di cui tu non hai alcuna abilitazione a erigerti a supremo giudice, come da tempo hai fatto e continui a fare con discorsi e interviste rilasciate alla stampa e alle varie tv nazionali e locali, in aperta e dichiarata sfida al tuo Ordinario. Il tuo modo di agire arreca continuo turbamento alla comunione ecclesiale». Accuse gravi che l'Abate ha voluto mitigare con «il perdono per gli atti di insubordinazione e perfino di oltraggio contro la mia persona». Era noto da tempo che fra il prete No Global e monsignor Nazzaro non corresse buon sangue. Qualcuno già parla di pressioni dall'alto. Ma alla base dello scontro ci sono anche due caratteri diametralmente opposti: quello passionale e sanguigno di don Vitaliano, sacerdote poco incline all'obbedienza cieca alle regole; e quello sicuramente più rigido dell'Abate di Montevergine, prelato di vecchio stampo, che due mesi fa cacciò dal santuario un gruppo di transessuali venuti ad ascoltare la messa. Il parroco di Sant'Angelo a Scala non ha mai nascosto la sua convinzione che la Chiesa debba «sempre schierarsi al fianco degli umili e degli emarginati e contro il potere che esercita la violenza». Memorabili rimangono le sue clamorose iniziative: ha ospitato per settimane in sacrestia gruppi di immigrati clandestini, ha issato sul campanile la bandiera dei ribelli del Chiapas, ha risposto picche all'abate che dall'ottobre dell'anno scorso gli aveva vietato di rilasciare interviste ai giornali. Anche ieri, dall'altare, non ha rinunciato alla polemica: «Da quello che riesco a capire - ha detto - i fedeli sarebbero scontenti di me. Bene: ci riuniremo nei prossimi giorni, e se risulterà che effettivamente voi volete un altro parroco me ne andrò subito. Ma se la gente sarà al mio fianco, allora mi opporrò con tutti i mezzi previsti dal diritto canonico». Quali mezzi? Don Vitaliano potrà presentare un ricorso, una memoria difensiva che il tribunale ecclesiastico dovrà valutare prima di prendere una decisione. Fulvio Milone

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