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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Pedofilia, la colpa del parroco indigna l’America
Pedofilia, la colpa del parroco indigna l’America
L’arcivescovo di Boston sotto accusa: «Conosceva il segreto di padre John ma lo ha trasferito in altre cinque chiese»
Martedì 19 Febbraio 2002
di Corriere della Sera
in Religione

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DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK - Non nasce in un ghetto questa storia di orchi: miseria e abbrutimento non c’entrano. Il campanile di St. Julia svetta tra le aiuole curate e i campi da golf di Weston, venti chilometri da Boston - prezzo medio per una casa: un milione di dollari. Lì la parrocchia ha pure una commissione ad hoc per i ragazzi: «La nostra missione è portare i giovani a una responsabile partecipazione nella vita e nel mondo», scrivono i dodici commissari nel loro programma. Oggi queste parole suonano come una cupa beffa per i tremila fedeli della comunità. St. Julia è l’ultimo indirizzo conosciuto di John Geoghan, l’ultima chiesa dove ha lavorato questo prete, cacciato dal clero nel ’98, condannato il mese scorso per avere molestato un bambino di dieci anni in una piscina comunale, inseguito da più di 80 cause civili e accusato di avere abusato di oltre cento minorenni in trent’anni, nelle varie parrocchie dell’Arcidiocesi dove veniva via via trasferito, con imbarazzo, forse, ma sempre a contatto con i piccoli, e sempre sotto la protezione dei suoi superiori. John Geoghan è la prima pietra di una frana che sta precipitando sulla Chiesa di Boston e sul suo capo, il potente cardinale Bernard Law. Lo scandalo si allarga giorno dopo giorno: perché il cardinale, messo alle strette dai fedeli (nei sondaggi uno su due ne chiede le dimissioni), ha inaugurato infine la politica della «tolleranza zero» e ha mandato alla Procura un elenco di un’ottantina di preti sospettati di pedofilia dagli anni ’60 a oggi. E, dopo aver negato che alcuni di loro fossero ancora in servizio, è stato costretto a sospenderne altri otto. Elenchi simili vengono fuori adesso dalle diocesi vicine: da Worcester, da Portland nel Maine, da Manchester in New Hampshire, dove il vescovo John McCormack ha consegnato i nomi di 14 sacerdoti nelle mani dei magistrati. Anche McCormack sarebbe tra i prelati che per trent’anni hanno chiuso gli occhi su Geoghan, considerandolo un «peccatore da perdonare» più che un pericolo. E forse col rimorso e la cattiva coscienza si spiegano ora l’ondata di denunce e l’isteria collettiva che, rotto il muro del silenzio, rischia persino di tramutarsi in una caccia alle streghe (molti nomi di presunti colpevoli finiscono sui giornali prima del processo): il pericolo di aggiungere infamia a infamia, in alcuni casi, non sembra troppo remoto. Ma molti sapevano, nella ricca e colta Boston. E molti hanno taciuto, mentre a Geoghan continuavano ad affidare i chierichetti. Ora le memorie riemergono. Chris Fulchino ha 25 anni. Ricorda bene la domenica mattina dell’89 - un giorno di dottrina - quando restò solo con padre John, a St. Julia. Se rispondevi alle domande di dottrina, lui ti premiava con le caramelle, ma quella domenica le aveva finite. Così gli disse: «Vieni con me, che ti regalo i biscotti». In una stanza buia della canonica, lo prese sulle ginocchia e intonò il Padre Nostro. Il calvario di Chris cominciò subito dopo. Per dodici anni il ragazzo se n’è stato zitto: di notte si svegliava con gli incubi e correva a farsi una doccia. Poi lo scandalo è esploso. Chris era seduto sul divano, accanto a sua mamma, Susan, quando ha rivisto la faccia di John Geoghan nei telegiornali della sera. Ha sentito la madre che imprecava: «Guarda quel bastardo». E la propria voce che infine rivelava: «Mamma, anch’io sono stato una sua vittima». Allora, insieme, sono corsi a dire tutto a papà Tom. E Tom Fulchino ha raccontato per la prima volta a suo figlio che anche lui era stato molestato, da un altro prete, il reverendo Porter, alla scuola dell’Immacolata Concezione, quarant’anni prima. Tom e Chris sono andati da un avvocato e hanno avviato una causa civile. Non contro Geoghan, solo contro il cardinale Law: accusandolo di avere assegnato nuovamente padre John alla parrocchia di St. Julia pur sapendo che era malato di pedofilia. Mamma Susan dice: «Law è stato un irresponsabile. E’ un uomo intelligente, brillante, che ha mandato consapevolmente questo pedofilo da una parrocchia all’altra. Non merita di indossare l’abito da cardinale». Ora le cause contro la Chiesa di Boston si moltiplicano. Molti fedeli sussurrano: «E’ il nostro giorno più buio». Il 26 gennaio Law è apparso nella chiesa di St. Julia. Ha chiesto scusa per il «tragico sbaglio». Ha ripetuto le scuse la domenica dopo, nella Cattedrale della Santa Croce: «Ci siamo resi conto - mi sono reso conto - che in una visione retrospettiva - e questa è una parola importante, retrospettiva - abbiamo, ho, commesso degli errori». Ma ha rifiutato di dimettersi: «Non sono un manager. Quando ci sono problemi, un pastore non va via: prova a risolverli con l’aiuto di Dio». Gli «errori» sono documentati in migliaia di pagine di atti interni alla curia. Pagine segrete, che il Boston Globe , ricorrendo in tribunale, ha ottenuto fossero rese pubbliche. Solo grazie al lavoro del più grande quotidiano della città, questa vicenda è venuta alla luce. Dall’80 al ’93 Geoghan ha dovuto cambiare sei parrocchie e la Chiesa ha pagato milioni di dollari per evitare una cinquantina di cause per molestie che altrimenti sarebbero emerse già allora. Nell’89 è stato mandato in terapia di recupero. Uno dei medici avvisò i suoi superiori: «Dovete tagliargli le ali prima che esploda, non potete permettervi di tenerlo in parrocchia». Law lo rimandò in servizio a St. Julia. Quanti sono i casi come il suo? Quanti «file» segreti sono custoditi negli archivi del cardinale? L’altro ieri cento, forse duecento fedeli se lo chiedevano nel gelo, riuniti a Commonwealth Avenue, davanti all’Arcidiocesi, con nastri viola in petto - in segno di dolore - e tanti cartelli levati: «Ridateci la nostra Chiesa», «Law infrange la legge», «Non obbedire più a Law». Steven Lynch, 40 anni, ha raccontato in lacrime una violenza subita da bambino, da un prete di Salem. Boston oggi è un lavacro di angosce collettive, un mondo spaccato in due. Mentre Lynch piangeva tra la folla, Law era tra i fedeli di Santa Croce, tra quelli che lo sostengono ancora e a loro volta manifestano per lui. Ha celebrato il rito d’accoglienza nella Chiesa per centinaia di pellegrini che domenica hanno abbracciato la fede. L’hanno ritratto mentre benediceva Justin Weigold, 12 anni. Lo staff ha diffuso la foto con solerzia. Ma chissà se basta una bella immagine a scacciare l’ombra degli orchi dalle sagrestie della città. Goffredo Buccini

Esteri

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