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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
PRETI GAY. Esitono centri din "cura" per preti "devianti"
PRETI GAY. Esitono centri din "cura" per preti "devianti"
Pubblichiamo tre lanci Adista, una agenzia cattolica, sulla vicenda del prete gay spagnolo
Martedì 12 Febbraio 2002
di La redazione di Gaynews
in Religione

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DEVIANZE SESSUALI DEI PRETI? UN FARMACO PER LA PACE DEI SENSI 31233. MADRID-ADISTA. Che sarà di José Mantero detto Pepe, il sacerdote spagnolo che ha reso pubblica la sua omosessualità attiva (v. notizie precedenti)? Quali i provvedimenti che la Chiesa prenderà contro di lui, dopo averlo sospeso dal suo ministero? La casistica più o meno recente di casi analoghi all'interno della Chiesa parla di lunghi periodi trascorsi in centri di rieducazione, dove i preti e i religiosi in difficoltà ricevono sostegno spirituale, psicologico e/o farmacologico, talvolta ridotti alla pura contemplazione dall'uso di farmaci a base di progesterone, che riduce la libido e "corregge" il profilo ormonale (non si esclude in modo irreversibile) del soggetto "malato". Non solo preti pedofili o con gravi devianze, ma anche preti semplicemente omosessuali sono inviati a seguire questa terapia. Due i centri in Italia destinati a loro: l'Istituto Venturini di Trento e uno alle porte di Genova, dove con la massima discrezione vengono accolti religiosi in difficoltà. Mentre poco o nulla si sa delle terapie farmacologiche seguite in questi centri, nella città di Silverspring nel Maryland (Usa), al Saint Luke Institute (guidato da p. Stephen J. Rossetti, autore di "Schiavi dell'anima, l'abuso sessuale sui minori e la Chiesa cattolica") si fa certamente uso del Depo-provera (medrossiprogesterone acetato), che normalmente viene utilizzato come contraccettivo femminile (uso per il quale la Food and Drug Administration, organismo che concede la licenza ai preparati chimici, ha dato l'approvazione) e che negli Usa viene anche utilizzato come mezzo di "castrazione chimica" dei soggetti pericolosi come i pedofili (uso per il quale la Food and Drug Administration non ha concesso la licenza). In effetti il Depo-provera - che viene venduto anche in Italia con lo stesso nome -, oltre ad avere una miriade di effetti collaterali noti, tra cui quello di avere un'azione cancerogena, non è ancora stato valutato nelle sue conseguenze a lungo termine. Secondo quanto si legge in un articolo sulla pedofilia pubblicato sul sito www.benessere.com, supervisionato dal presidente della Società Italiana per la Ricerca e la Formazione in Sessuologia Fausto Manara, non si hanno ancora dati certi sugli effetti di questo tipo di farmaci, utilizzati, per usare un eufemismo, al fine di "correggere il profilo ormonale": "per avere un effetto duraturo l'individuo deve essere costretto a prendere queste sostanze per lungo tempo e ciò può portare a lesioni fisiche irreversibili".



SONO PRETE E OMOSESSUALE ATTIVO. E ALLORA? IL VESCOVO LO SOSPENDE 31231. MADRID-ADISTA. "Ringrazio Dio di essere gay perché questo ha accresciuto la mia capacità di amare". Lo dice così, senza giri di parole, il sacerdote spagnolo José Mantero, 39 anni, il primo nel suo Paese a fare outing, come si usa dire nel mondo anglofono, ossia ad uscire allo scoperto affermando pubblicamente la sua identità sessuale. Vice parroco in un villaggio andaluso di 12mila anime, Valverde del Camino (Huelva), José ha affidato le proprie dichiarazioni al mensile gay Zero (2/02), la stessa rivista - 40mila copie per 150mila lettori in media - su cui, tempo fa, il tenente colonnello José Maria Sanchez Silva rese pubblica la sua omosessualità. Il vice parroco è stato prontamente sospeso a divinis dal suo vescovo, mons. Ignacio Noguer. José aveva anche raccontato la sua storia alla Cnn: di come scoprì la sua sessualità e la sua differenza a 12 anni, quando, vedendo una serie televisiva, si rese conto che i suoi amici guardavano "le bionde", mentre lui era attratto "dai camionisti". Di come, per entrare in seminario, dovette mentire affermando di essere eterosessuale. Di come restò fedele al voto della castità fino a 31 anni, quando gli capitò di innamorarsi. Del fatto che abbia "molti confratelli, omosessuali ed eterosessuali, che non osservano il celibato". Un celibato che prima o poi, pensa, dovrà diventare opzionale. José conosceva bene i rischi a cui andava incontro con un atto come quello che ha compiuto. Per la Chiesa cattolica, l'omosessualità come orientamento è tollerata, ma l'omosessualità attiva è "disordine morale" e come tale è condannata. La Chiesa, afferma Montero, commette "un gravissimo peccato mortale" chiudendo le porte "ad una parte importante del popolo di Dio al quale dovrà chiedere perdono". L'intenzione di rivelare la sua omosessualità non è cosa recente: "In un mondo intollerante, aggressivo e assolutamente mancante di rispetto verso ciò che l'altro è - scriveva in un articolo intitolato "Orgoglio gay", in occasione del Gay Pride del 2000 - si impone la necessità di dire: io sono qui". Ora egli sente di aver fatto il suo "dovere", afferma, che non è affatto in contraddizione con il suo essere prete: "Mi piace quello che faccio; sento la vocazione. Mi sento realizzato nella Chiesa, nonostante essa abbia i suoi difetti", ha affermato. Per José Mantero, nato e ordinato in questo paese dell'Andalusia, l'omosessualità "non è in contraddizione" con il sacerdozio: "Un altro tema sarebbe il modo in cui vivo il mio essere omosessuale attivo e sacerdote, perché io non vivo certo nella continenza". "L'ho scoperto a 31 anni - spiega - e ora ne ho 39. L'ho scoperto perché mi sono innamorato. Una storia bellissima, molto morbosa che finì male". "La cosa normale è tacere, negare il proprio essere: così sei annullato, sei più controllabile e non fai chiasso, che dà sempre fastidio. Quello che si vuole è negare l'atto omosessuale, negare che nelle nostre file ci sono omosessuali. Ormai non possono cacciarmi perché sono ordinato, ma prima dell'ordinazione ti cacciano". "Mi piacerebbe che questo fosse un piccolo germoglio, un seme affinché un giorno si possa assistere alla scomparsa, dalla Chiesa, di ogni dichiarazione omofoba, e questa realtà venga ammessa in modo naturale". Mantero era ottimista riguardo alle conseguenze del suo gesto: "Bisogna dare tempo al tempo", affermava. "In ogni modo, non faranno rappresaglie dirette, perché non rientra nello stile della casa. Avverrà ad un altro livello, più nascosto. Non mi sospenderanno perché sono frocio", diceva testualmente. Ma la storia gli ha dato torto. Le reazioni dei vescovi sono state immediate: "un omosessuale non è normale", ha affermato mons. José Gea Escolano, vescovo di Mondoñedo-Ferrol, paragonando i rapporti tra persone dello stesso sesso alla sordità o alla cecità. "Impresentabili" sono, a suo parere, le dichiarazioni di José, che potrebbero iscriversi entro una campagna contro la Chiesa cattolica. Ma scandalizzarsi, ha dichiarato il vescovo mons. Julián Barrio, non conduce da nessuna parte: "La Chiesa deve collaborare e aiutare a superare situazioni che non rientrano nella normalità della dottrina cristiana e del servizio agli altri", ha detto all'agenzia spagnola Efe. Ma Mantero non demorde. In un'affollatissima conferenza stampa tenutasi in un hotel di Madrid dopo la notizia della sua sospensione a divinis, ha ribadito che essere gay non è una malattia né una perversione: "Lo stesso Dio che ha creato l'uomo eterosessuale lo ha creato anche gay o, se è donna, lesbica", ha argomentato. Ha annunciato che farà ritorno alla sua parrocchia, e che si metterà in contatto con il vescovo di Huelva, con il quale dialogherà circa la sua situazione, ma ha ribadito che vorrebbe continuare il suo ministero. Ha affermato di non capire il provvedimento preso contro di lui, quando molti preti eterosessuali continuano ad essere preti pur avendo una relazione. Riguardo alla possibilità di essere inviato in un centro di rieducazione (v. notizia successiva), ha affermato di non vederne il motivo, visto che la rieducazione ha un senso quando vi sono disordini patologici, mentre l'omosessualità non è un disordine, ma qualcosa di positivo. Dunque non accetterà di seguire questo percorso, dal momento che non pensa di abbandonare il suo orientamento sessuale. Quello che ha voluto fare con la sua uscita allo scoperto, ha concluso, è stato provocare un dibattito in seno alla Chiesa per richiamare l'attenzione sul tema dell'omosessualità e del celibato.



PARROCCHIANI ED AMICI: DON MANTERO È PRETE E OMOSESSUALE. E ALLORA? 31232. MADRID-ADISTA. Le posizioni ufficiali della Chiesa spagnola riguardo al caso di José Mantero, il prete andaluso che ha rivelato pubblicamente la sua omosessualità (v. notizia precedente), sono state contestate dagli ambienti ecclesiali più aperti e in quelli vicini al sacerdote. L'omosessualità è un'opzione che richiede rispetto e chi la sceglie non incorre in un "disordine morale", afferma Enrique Miret Magdalaena, presidente dell'associazione teologica "Giovanni XXIII", secondo il quale la reazione della gerarchia è stata "esagerata". La condanna radicale dei vescovi spagnoli non è condivisa nemmeno nel luogo natale di Mantero, Valverde del Camino. Anche le persone più anziane che frequentano più assiduamente la parrocchia di Nuestra Señora del Reposo, dove il sacerdote svolge il suo ministero, hanno accolto il suo annuncio con un misto di rispetto e tolleranza. "Parla e dice messa molto bene, non vorrei che lo cacciassero perché ogni persona è come Dio l'ha creata", afferma Dolores Lorca, 64 anni. "Si è sempre comportato bene", afferma un'altra, Felisa, "e non credo che questa sua dichiarazione cambi l'opinione che la gente, che lo ha sempre rispettato, ha di lui". E persino il suo direttissimo superiore, il parroco José Ramos, parla della "libertà" del suo confratello, che lo ha messo al corrente della situazione un giorno prima dell'uscita dell'intervista sul periodico gay Zero. "Non sapevo nulla - spiega - ma continuerò a rispettarlo come fratello". "Chi è senza peccato scagli la prima pietra", commenta il parroco di Minas de Riotinto, un paese vicino. "Rispetto molto Pepe e lo stimo. L'unico problema è che possa dare scandalo alla gente più semplice". E il parroco di El Villar: "rispetto sia la sua inclinazione sia la sua decisione. La persona è un mistero e nessuno ha il diritto di giudicare nessuno". I più giovani nella sua comunità non sono affatto stupiti: "Prima si è messo l'orecchino, poi si è tinto di biondo e per questo la gente ha cominciato a parlarne", racconta Antonio Dominguez, 39 anni. Andrés Luis Delgado, pittore, suo amico, spiega le ragioni del rispetto con cui è stato accolto il suo annuncio: "Lo amano per quello che è, non per le sue tendenze sessuali, che non riguardano nessuno". Appoggio incondizionato anche da parte dei genitori, che da tempo erano al corrente della sua omosessualità: "Mio figlio è meraviglioso", dice la madre, "che vuole che le dica? È molto amato e rispettato dalla gente". Anche il teologo Juan José Tamayo è intervenuto a sostegno di Mantero. "Il Vangelo non stabilisce nessuna incompatibilità tra Dio e il sesso; l'unica di cui parla è quella tra Dio e il denaro", ha detto. Secondo lui, l'omosessualità è molto più diffusa di quanto appaia e sia nota nel mondo clericale e della vita religiosa. "Per i casi che conosco, non viene vissuta in modo traumatico, ma in una forma liberata, gratificante e, cosa più importante, senza sentirla come un peccato". "La sessualità è un'opzione che non ha nulla a che vedere con la fede", afferma, sottolineando che si sta parlando di una dimensione dell'essere umano che riguarda l'ambito della vita privata e delle scelte personali. Dal movimento "Somos Iglesia" è venuto poi un appello ai vescovi per un atteggiamento di "ascolto" e di "flessibilità": "si tratta di una realtà umana e pastorale, presente, d'altronde, da sempre nella nostra Chiesa, anche se è stata taciuta, repressa e negata. Non vi sono ragioni nel Vangelo per emarginare gli omosessuali, per trattarli come malati, per negare loro piena uguaglianza all'interno della società e delle Chiese". Anche il mondo politico si è mobilitato a favore di José Mantero. L'appoggio più esplicito è venuto da Carlos Alberto Biendicho, militante del Partido Popular (Pp) nonché presidente della Plataforma Popular Gay (gruppo di aderenti al Pp che appoggiano le rivendicazioni degli omosessuali), che ha minacciato di rendere pubblica l'omosessualità di tre vescovi se questi compiranno atti di rappresaglia contro il sacerdote. Biendicho afferma di avere avuto infatti relazioni sessuali quando era seminarista tra il 1980 e il 1984 con tre compagni "che ora sono vescovi". "Non intendo permettere - ha spiegato - né come persona, né come presidente della Plataforma Popular Gay, né come membro della Ilga (Asociación Internacional de Lesbianas y Gay), in un Paese democratico, alcun provvedimento che pregiudichi Mantero o qualsiasi altro prete o religioso che decida di rendere pubblica la sua omosessualità". Mantero stesso, peraltro, ha affermato di avere "un'agenda completissima" con nomi di sacerdoti gay e ha minacciato di usarla in caso di rappresaglie.

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