di Fabio Perroni
Carissimo padre Abate Tarcisio Nazzaro, siamo i fratelli del gruppo di "Nuova Proposta" di persone omosessuali cattoliche di Roma. Siamo rimasti, prima sconvolti e poi molto amareggiati, delusi, dalle parole da Lei pronunciate contro un gruppo di "femminelli, in occasione della festa della Presentazione del Signore. Speriamo francamente che la notizia sia priva di ogni fondamento, perché non possiamo pensare che esista ancora una Chiesa che emargini, che chiuda le sue porte agli ultimi, ai diversi dei nostri giorni. Diversi per noi è un termine che ci riempie di gioia, che crediamo fortemente evangelico. È la ricchezza della persona umana la sua diversità, che lo rende unico e nella sua unicità immagine di Dio. Ma soprattutto una Chiesa dove i pastori, fratelli nella fede che dovrebbero custodire con amore i fratelli affidati loro, sia ancora "padrona" della relazione di fede. Le preghiere di ogni persona, di ogni uomo e donna, ma soprattutto le preghiere degli ultimi sono sempre gradite al Signore. Crediamo, forse sogniamo, , una Chiesa, che nella fedeltà al Cristo abbia sempre parole di speranza, parole di inclusione, parole dove il "fuori", il "no" non trovino posto, cittadinanza. La donna emoroissa, la donna siro-fenicia, i ciechi, i lebbrosi, le guarigioni in giorno di sabato, hanno toccato il cuore del Cristo, hanno cambiato il corso del suo viaggio, hanno ampliato i confini del suo amore, perché nessuno fosse trascurato, escluso, nessuno fosse abbandonato, nessuno avesse l'esclusione come vissuto quotidiano. Dom Tarcisio, si faccia toccare il cuore da questi fratelli, si faccia modificare, si riempi della gioia e dell'amore di cui è testimone, dell' amore che vive. Si faccia modificare come il Cristo dalla vita di questi fratelli, perché la felicità di cui sono portatori riempie e rinnovi la Chiesa, che troppo spesso però testimonia il Risorto nella tristezza. Ogni celebrazione sia la gioia vera della domenica di Pasqua e non la tristezza e la solitudine della morte del venerdì della passione. Le chiediamo una parola di perdono per quello che è successo, perché Lei e la Sua comunità siano continuamente rinnovati dallo Spirito, dando una vera testimonianza di amore, profetica, mostri il volto del Cristo oggi, in un mondo dove l'odio, l'emarginazione sono le uniche metodologie delle relazioni. Caro padre abate vorremmo che questa nostra lettera, nello spirito evangelico della correzione fraterna, non venga lasciata lettera morta o rimanga abbandonata in un cassetto. Ci aspettiamo una parola, un gesto di pace, di riconciliazione per una Chiesa che in cammino con il suo fondatore, sappia essere attenta all'uomo, alle sue grida, ai suoi bisogni, che viva ai margini delle nostre città, perché sempre e solo così riusciremmo tutti ad essere fedeli all'amore del Risorto. Con affetto
Nuova Proposta
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