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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Milano. Omosessuali cristiani fra accoglienza e rispetto
Milano. Omosessuali cristiani fra accoglienza e rispetto
Sono gli omosessuali cristiani che ieri si sono riuniti a convegno per ascoltare il moralista don Enrico Chiavacci, la pastora evangelica Elizabeth Green, don Domenico Pezzini del gruppo «La Fonte»
Domenica 03 Febbraio 2002
di La redazione di Gaynews
in Religione

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..da Agorà - Domenica 03 Febbraio 2002 milano Omosessuali cristiani fra accoglienza e rispetto

Umberto Folena

MILANO. Citano santa Teresa d'Avila: «Prendimi, Signore, come sono. Fammi, Signore, come vuoi». Nel loro messaggio finale chiedono proposte educative e percorsi pastorali praticabili, concludendo: non dimenticatevi di noi. Sono gli omosessuali cristiani che ieri si sono riuniti a convegno per ascoltare il moralista don Enrico Chiavacci, la pastora evangelica Elizabeth Green, don Domenico Pezzini del gruppo «La Fonte» e Gianni Geraci del gruppo «Il Guado», moderati al mattino dallo psichiatra Paolo Rigliano, al pomeriggio dal giornalista Marco Politi. Sono in larga maggioranza maschi tra i 40 e 50 anni di età. Usano toni pacati, quasi mai polemici. Masticano di teologia. Alle rivendicazioni preferiscono la riflessione (ascolteranno docili Chiavacci per tutta la mattinata, in un excursus su «Omosessualità e morale cristiana» che parte dall'Antico Testamento e attraverso Platone e Aristotele, Agostino e Tommaso arriva al Concilio Vaticano II). Un altro universo - ammettiamolo - rispetto alle carnevalate aggressive con cui ama presentarsi alla cultura pubblica vincente certo mondo gay. Il portavoce del convegno Geraci, in proposito, propone la sua personale interpretazione del termine «pride»: «Più che orgoglio, per me significa cammino verso l'autostima, gratitudine verso Dio per ciò che sono». Si riuniscono tuttavia anche per chiedere. Sembra a loro che, tre anni dopo il precedente incontro del 1999, si stia facendo largo nella comunità credente una crescente consapevolezza della necessità di affrontare la condizione esistenziale delle persone omosessuali in modo serio, rispettoso e accogliente». Poi sì, chiedono «di vincere la paura e la pigrizia (...), di essere accolti per quello che siamo e aiutati a realizzare in pienezza la nostra vocazione cristiana». E nella richiesta non si capisce fin dove arrivi l'autenticità e dove inizi il paradosso. Che qualcosa, in certo costume discriminatorio, stia cambiando lo conferma anche un altro dei presenti: «Qua e là scopro cristiani più attenti e sensibili, disposti ad ascoltare, accoglienti». Che dimostrano rispetto nei confronti della dottrina, ma anche delle singole storie degli omosessuali cristiani. Spiega Geraci: «Per la Chiesa possiamo essere l'occasione per dare attenzione a chi resta ai margini. Che cosa chiediamo? Di poter superare, tutti insieme, le proprie ipocrisie. Sì, noi per primi abbiamo bisogno di confessare la nostra identità rompendo con l'ipocrisia». Come sia possibile raggiungere una cosa e anche l'altra alla luce del vangelo, questo resta da chiarire. Richieste comunque ed offerte, non polemiche. È il clima mite dell'incontro milanese nel corso del quale l'invito di Chiavacci ad «avere pazienza, riflettere, essere docili allo Spirito» viene accolto dagli applausi. È già qualcosa. Umberto Folena

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