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| Pedofilia, «processi» anche in Vaticano per gli ecclesiastici accusati |
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| Linee guida della Santa Sede per i casi di abusi sessuali. Segreto pontificio sulle inchieste |
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| Giovedì 10 Gennaio 2002 |
| di Corriere della Sera |
| in Religione |
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ROMA - Sarà il Vaticano a gestire direttamente d’ora in poi i casi di abusi sessuali e di pedofilia nei quali siano coinvolti gli ecclesiastici, di qualsiasi ordine. Un Motu-proprio firmato da Giovanni Paolo II autorizza il cardinale Joseph Ratzinger ad avocare alla congregazione per la dottrina della fede tutte le competenze canoniche, naturalmente non quelle civili o penali. La delicatezza dell’argomento è all’origine di una divulgazione un po’ pasticciata della decisione. Il Motu-proprio che chiede al cardinale di formulare linee di comportamento generali da far conoscere ai vescovi di tutto il mondo è apparso solo ora sugli Acta Apostolicae Sedis , la Gazzetta Ufficiale del Vaticano, evitando i canali tradizionali di divulgazione. Ma in realtà l’istruzione con la quale il prefetto della congregazione per la dottrina annunciava la «centralizzazione» dei processi a carico di eventuali imputati e chiedeva ai vescovi di segnalare i casi tempestivamente risale a quest’estate. Ne aveva dato notizia il 4 dicembre scorso - non a caso, vista la serie di scandali denunciati negli Usa - l’agenzia dei vescovi americani Catholic News Service . Un certo malumore si era poi registrato in alcuni ambienti episcopali, informati della centralizzazione senza aver visto il Motu-proprio che autorizzava il cardinale Ratzinger ad annunciarla. L’istruzione chiede anzitutto il rispetto del «segreto pontificio» su qualsiasi caso scoperto o denunciato. Il segreto pontificio, dopo quello del confessionale, è il più rigido della Chiesa e violarlo comporta pene canoniche severissime fino alla scomunica, dalle quali si può essere assolti solo dal Papa. Le norme portano a 18 l’età dei minori vittime di abusi sessuali, in deroga al codice di diritto canonico che fissa a 16 la maggiore età. In certi casi i processi nei confronti dei sacerdoti accusati potranno venire celebrati nei tribunali diocesani locali invece che in Vaticano davanti ai giudici della congregazione per la dottrina, che rimarrà l’unica competente per l’appello. Le decisioni prese dal Vaticano e dai tribunali ecclesiastici non potranno impedire che gli eventuali responsabili vengano chiamati in causa dai tribunali civili. La Chiesa degli Stati Uniti ha dovuto finora sborsare somme ingenti a titolo di risarcimento alle vittime di ecclesiastici responsabili di abusi. In Francia il vescovo di Bayeux Mons. Pierre Pican è stato condannato lo scorso settembre a tre mesi di carcere con la condizionale per non aver denunciato un prete della sua diocesi, riconosciuto colpevole di pedofilia. L’obbligo al rispetto del segreto pontificio imposto ora dal Vaticano, avrebbe forse potuto aiutarlo a difendersi davanti ai giudici d’Oltralpe. Bruno Bartoloni Questo articolo ha ricevuto 132 visite.
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