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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
COPPIE DI FATTO E POLITICA PAPALE
COPPIE DI FATTO E POLITICA PAPALE
Dunque questa visione "cattolica" della sessualità e della famiglia in realtà non è biblica, ma tradizionale, e in termini esegetici difetta di fondamenti "scritturali".
Domenica 02 Dicembre 2001
di La redazione di Gaynews
in Religione

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di Giovanni Felice Mapelli

Il richiamo fatto da Papa Wojtyla ai vescovi del Sinodo mondiale sul tema delle coppie di fatto è stato ripreso dalla stampa italiana con grande risalto, mentre da parte di alcuni giornali italiani e dai tanti europei quasi ignorato. Questa differenza di toni è dovuta al fatto che ormai la "politica papale" su questo tema è risaputa e ormai vecchia. Vecchia soprattutto come vien percepita in Europa e in altre nazioni progredite. Vecchio infatti è il modo,tutto cattolico e tutto italiano, di porre le famiglie di fatto frontalmente contro la famiglia tradizionale. Vecchio è vedere minacce ovunque contro l'istituto familiare. Questa posizione veterocattolica, del cattolicesimo da anni cinquanta, che in Polonia ha fatto storia, grottescamente e sorprendentemente ci ricade tutta addosso in questi nostri anni di fine secolo ed inizio millennio. Ed a raccoglierla ci sono- fuori da ogni logica europea, progressista e liberale- i nostri Governatori del Lazio e della Lombardia. Storace infatti si è dichiarato ieri "orgoglioso" di una legge regionale che ha messo al bando ogni aiuto economico alle coppie di fatto ed ai nuclei familiari non "canonici", e che ha negato ogni sostegno persino ai bambini nati "fuori dal matrimonio" dei genitori.... quasi che questa scelta sia una colpa, e una colpa che debba pagare il figlio stesso. Mentre ha riconosciuto l'embrione , non il feto si badi,concepito "dentro la famiglia tradizionale" come soggetto di diritto, quindi da iscriversi sullo Stato di famiglia, per i benefici economici previsti dalla stessa legge. Insomma con le penalizzazioni e le agevolazioni (il classico bastone e la carota) si cerca di incentivare il "matrimonio tradizionale", che è in discesa, e in caduta libera. Si cerca di forzare le libere coscienze, nelle scelte personali, lasciate alla libertà dei soggetti. E lo si fa' con l'introduzione di leggi etiche, da Stato etico, in tempi di integralismo. Persino il Papa ha capito che ci si era spinti troppo in là, nello strafare della Regione Lazio, se mercoledì all'udienza generale ha detto che le "Istituzioni devono servire e garantire una solidarietà verso tutti." Chiaro il riferimento alle impennate di Storace e della sua Giunta, mentre il Papa è ben contento che alle coppie di gay, in particolare, e ad essi soli, non vada neanche un soldo. Perchè? La politica papale in fondo è in sintonia con la visione di una natura che si vuole immutabile e statica, fondata in Dio, senza più nemmeno passare dalle cause seconde a quelle prime - secondo la teologia tomista medioevale. Chi è nato gay secondo questa visione non ha-bontà loro- alcun diritto di esercitare una sessualità. Se la esercita è posto fuori dalla "natura"stessa e quindi fuori dal diritto naturale, cui il diritto positivo deve far riferimento: ecco dunque che nessun diritto scritto, del legislatore umano,può dare alcuna valenza positiva ad una realtà che per natura ne è priva . Il gay, nella coppia di fatto, è infatti la negazione- per questa teologia e politica papale-della stesso disegno di Dio, perchè "con-fonde" la stessa prospettiva teleologica (il fine di una azione), e compie un movimento in una direzione impropria. Infatti l'omo-sessualità si dirige verso l'uguale, biologico e psicologico- corporeo e spirituale- e non verso il diverso biologico e psicologico. Per paradosso secondo questa visione è diverso (dal punto di vista sociale) chi si unisce all'uguale,(nel senso sessuale genitale) ed è uguale(dal punto di vista sociale) chi si unisce al diverso (nel senso di sessuale genitale). Il maschio che da maschio si unisce al maschio o la femmina che da femmina si unisce alla femmina è percepito come "destabilizzatore" della relazione etero-diretta, etero-sessuale appunto. Di cui la sacralità matrimoniale, con la sua fonte di paternità e maternità va fiera. Il gay nella relazione non ha diffirenza tra i sessi e quindi nemmeno "pro-crea", atto proprio di Dio, cui i coniugi partecipano insieme con il Supremo autore della vita. Si potrebbe dire che rimangano "sterili" , e quindi in linguaggio biblico "maledetti" poichè lo sterile era così ritenuto per volontà divina. La paternità e maternità infatti è tutta legata e concepita nel mondo cattolico (tranne che nelle adozioni) all'atto sessuale che fa' del marito il padre e della moglie la madre. E' impensabile una madre che non sia moglie o un padre che non sia marito: i figli avvengono da quel nucleo chiuso, e quindi ai gay sono preclusi. Nel libro di Genesi però Dio concede ad Abramo di aver figli con la schiava Agar,poichè la moglie Sara era ritenuta sterile. Dunque questa visione "cattolica" della sessualità e della famiglia in realtà non è biblica, ma tradizionale, e in termini esegetici difetta di fondamenti "scritturali". Non è sfiorata oggi, nel 2001, la teologia politica (o la politica teologica )del Papa che in fondo il gay o la lesbica sono proprio la sessualità altra che ha un binario tutto suo sul quale corre parallelamente a quello della cosiddetta "normalità", in altre parole che la sessualità gay è appunto l'altra faccia delle complementarietà dei sessi uguali, che non con sesso diverso completano la loro persona-fatta ad immagine e somiglianza di Dio-, ma - proprio per connotazione naturale fondamentale-con lo stesso sesso. Soltanto una visione eterosessista in teologia poi produce una visione eterosessista in antropologia. Abbarbicarsi come fanno oggi Papa Wojtyla e il cardinale Ratzinger o altri teologi dello stesso sodalizio scolastico sulla "natura" che viene data una volta per tutte secondo quella tradizione tomista sempre magnificata, che in realtà è chiusa-oggi ancor più- alla scoperta scientifica(attestata dalla comunità scientifica mondiale) e quindi incapace di conoscere ciò che non ha mai voluto comprendere, ma rifiutato o pregiudizialmente condannato, è veramente puerile e patetico. Ma in fondo dietro a questa lettura teologica c'è tutta quanta una dottrina che ha posto, dai tempi in cui il Concilio Vaticano II è caduto in disgrazia, il cattolicesimo come "nuovo fariseismo", dove impera la morale del dovere e dei divieti, dove si salva chi è sposato e fa' parte di una famiglia tradizionale, regolare e credente, dove i figli vanno alle scuole cattoliche, tutte uguali nella fede dell'unica dottrina cattolica e nei comportamenti,dove si tramanda di famiglia in famiglia ciò che è immutabile eterno, anche i pregiudizi e le discriminazioni, e dove vi sono tutti i buoni da una parte e tutti i cattivi dall'altra, dove appunto gli etero-sessuali sono buoni in se stessi e gli omo-sessuali sono malvagi e quindi malintenzionati in quanto tali, dal momento che vivono e si vivono come omosessuali. Questo mondo che Papa Wojtyla vuole "salvare" è un mondo che è tutto invaso dal peccato, dove Lui ,il giudice, converte e impone conversioni, magari con l'ausilio del braccio secolare dello Stato, dove alla grazia di Cristo e alla misericordia- cioè all'amore di tenerezza di Dio -non è nemmeno lasciato spazio. La giustizia dei giusti, cattolica,è divenuta la giustizia farisaica. L'evangelo infatti- come accadde per la torah ebraica e per la cattedra di Mosè, "sulla quale si son seduti i farisei"- è soffocato oggi dalle cattedre dei prelati,cardinali o papi e vescovi- che spengono ogni "lucignolo fumigante", che sentenziando senza dubbi hanno chiuso il Regno dei Cieli agli

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