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| Gayamente musulmani |
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| La difficile situazione degli omosessuali islamici, condannati da una lettura bigotta del Corano e da una politica integralista. A dare loro un'insperata sponda, la grande rete di Internet. |
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| Venerdì 26 Ottobre 2001 |
| di Il Manifesto |
| in Religione |
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Il Manifesto 25 Ottobre 2001
La difficile situazione degli omosessuali islamici, condannati da una lettura bigotta del Corano e da una politica integralista. A dare loro un'insperata sponda, la grande rete di Internet. I siti web d'occidente riescono a raggiungere gay e lesbiche anche nei paesi in cui l'omosessualità è un reato penale. Con le denunce, le inchieste, le riflessioni su religione e società, le chat
GIANNI ROSSI BARILLI
Faisal Alam è un giovane americano figlio di pakistani immigrati nel Connecticut e aveva solo diciannove anni quando decise di fare il grande passo. Un giorno di novembre del 1997 accese il suo computer e mandò una e-mail alle associazioni di studenti musulmani sparse in giro per gli Stati Uniti. Il testo non poteva essere più chiaro: "C'è qualche gay musulmano là fuori?". Il dibattito si fece subito serrato e Faisal ricevette centinaia di risposte, per lo più scandalizzate. Ma nel mucchio ce n'erano alcune che rispondevano affermativamente alla sua domanda. Fu così che nacque "Al Fatiha" (termine arabo che significa "l'apertura" ed è il titolo del primo capitolo del Corano), un'associazione decisa a convincere il mondo che, malgrado le condanne del Profeta, essere contemporaneamente omosessuali e buoni musulmani si può. In principio fu solo una lista di discussione su Internet, ma già nell'ottobre del '98 quaranta persone parteciparono a un incontro di riflessione a Boston e nel maggio del '99 si svolse a New York la prima conferenza nordamericana per lesbiche, gay, bisessuali e transgender musulmani. A quel punto "Al Fatiha" contava già sei gruppi sparsi in diverse città degli Stati Uniti e in Canada e pochi mesi dopo aprì la sua prima "filiale" europea a Londra. Gli aderenti oggi sono circa 300 e i progetti di sviluppo dell'associazione sono molto ambiziosi, anche se la sua visibilità, favorita dall'attenzione della stampa internazionale, ha già fatto scattare violente reazioni da parte di gruppi islamici fondamentalisti, che hanno già abbondantemente minacciato di morte i dirigenti di Al Fatiha. Le minacce si sono fatte più frequenti dopo l'11 settembre, in seguito alle dure condanne espresse da Al Fatiha contro il terrorismo islamico. Secondo l'illuminato parere dello sceicco Abd al-Azim al Mitaani, professore all'università religiosa di Al Azhar (Il Cairo), "la vera catastrofe è l'insistenza con la quale questi perversi, nei loro corpi e nei loro costumi, continuano a praticare questi atti immondi e a chiedere che siano riconosciuti come leciti. Una richiesta del tutto stravagante, una secrezione naturale della società occidentale materialista, che si orienta verso la soddisfazione degli istinti e dei desideri voltando le spalle alla morale e alla virtù. Per quanto riguarda la sodomia, la maggior parte dei dottori dell'Islam considera che sia l'attivo che il passivo devono essere messi a morte. E precisano anche che se una bestia viene sodomizzata, l'uomo deve essere giustiziata e l'animale abbattuto". I seguaci di "Al Fatiha", comunque, non sono i soli a mettere in discussioni interpretazioni di questo genere. In Europa e in Nord America, dove peraltro la religione islamica rappresenta minoranze sempre più consistenti, ci sono anche altri gruppi che si avventurano nell'impervio tentativo di conciliare l'identità gay con la fede musulmana. E' il caso della Yoesuf Foundation, un'organizzazione con base in Olanda, che si è data il compito istituzionale di ridurre i punti di attrito tra la comunità musulmana e gli uomini e le donne con orientamento omosessuale, promuovendo la reciproca comprensione. Nel sito web di Yoesuf troviamo uno studio del professor Omar Nahas che si sforza di relativizzare il tabù religioso e, a proposito dell'omosessualità maschile, sottolinea come le fonti islamiche considerino punibile solo la penetrazione anale. E anche questa, secondo la tradizione giuridica, soltanto nel caso in cui quattro testimoni oculari siano disposti a certificare il misfatto. "La sanzione", conclude perciò Omar Nahas, "è in realtà contro gli atti sessuali in pubblico, poiché allo stesso modo vengono puniti gli atti eterosessuali in pubblico". Senza contare poi che, stando alle opinioni dello studioso, i rigori della legge islamica variano da un luogo all'altro e che in ogni caso riguardano solo i paesi a maggioranza musulmana e non quelli occidentali. Se argomentazioni come queste possono suonare eretiche all'orecchio degli integralisti e non solo, chissà che effetto possono avere le regole dell'Islam "fai da te" promosse da "Queer Jihad", una sigla che rifiuta ogni definizione formale, associa nel nome la rivoluzione della non conformità sessuale alla guerra santa islamica e propaganda attraverso Internet l'idea che ogni musulmano è giudice della propria fede. Il fondatore del relativo sito è Sulayman X, un giornalista di Kansas City passato dal cattolicesimo alla religione del Corano che ha rinunciato al secondo nome di Muhammad, sostituendolo con una X in segno di protesta, quando gli hanno detto che l'omonimo profeta aveva raccomandato agli uomini pii di gettare gli omosessuali dall'alto di un palazzo. Lui comunque ritiene che questo racconto, indegno della statura spirituale del Profeta, non sia vero. Quanto al tabù attuale nei confronti dei gay, Queer Jihad capovolge lo schema fondamentalista secondo il quale l'omosessualità è una perversione importata dall'Occidente: "A partire dal XVIII secolo l'Islam è diventato fortemente omofobico, forse influenzato dalla colonizzazione europea. In generale, attraverso la sua storia, l'Islam è stato molto tollerante. Esistono versetti del Corano che suggeriscono che l'attività omosessuale è inaccettabile per Allah; questi versetti sono aperti al dibattito e ogni queer musulmano deve decidere da sé cosa realmente significhino". Bisogna però precisare a questo punto che molti gay e lesbiche nati da famiglie musulmane non si occupano granché di questioni teologiche e si limitano in modo più laico a sollecitare un cambiamento di mentalità del loro ambiente sociale di provenienza, con il lodevole scopo di vivere meglio nei propri panni. A questa categoria appartiene probabilmente la maggioranza degli omosessuali desiderosi di "uscire fuori", sia nei paesi a maggioranza islamica (dal Marocco all'Indonesia) che in Occidente. Dal momento che però dove vige la legge islamica chiunque si dichiari apertamente omosessuale è candidato a confrontarsi con il codice penale, anche le organizzazioni gay e lesbiche laiche militano allo scoperto solo in Europa e in Nordamerica. Ma, come per i gruppi di ispirazione religiosa, anche in questo caso, grazie a Internet, riescono a raggiungere un numero crescente di persone in Nordafrica e in Asia. Ecco come descrive il "miracolo" della rete Karim Malki, un giovane gay marocchino corrispondente del sito francese Kelma: "Potrei dire che la miglior cosa che sia arrivata a noi froci marocchini sono le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione. (...) All'inizio c'è stato il web. In un paese nel quale qualunque immagine di nudo è considerata pornografica e dunque proibita, abbiamo potuto per prima cosa avere accesso a immagini che raffigurano una sessualità tra uomini. Poi sono arrivati i siti della comunità omosessuale e abbiano scoperto il 'gay way of life'. Per alcuni è stata una sorpresa scoprire che esisteva un modo di vivere diverso dall'eterosocialità dominante sotto i nostri cieli, come saremmo sorpresi di scoprire che su un altro pianeta esiste una forma di vita differente". La più antica, per così dire, tra le organizzazioni laiche è la Gay and Lesbian Arabic Society (Glas), nata nel 1988 negli Stati Uniti con il proposito di "promuovere un'immagine positiva dei gay e delle lesbiche presso le comunità arabe di tutto il mondo". Le sue attività principali consistono quindi nell'offrire occasioni di contatto agli aderenti e ai visitatori virtuali e di sostenere campagne antidiscriminatorie attraverso la diffusione di informazioni, che riguardano purtroppo in particolare gli innumerevoli casi di oppressione di cui gli omosessuali sono vittime in Asia e in Africa. Ha un'impronta a prima vista meno seriosa l'associazione francese "Kelma" (che in arabo significa "la parola"), fondata quattro anni fa a Parigi proponendo serate in discoteca, una volta la settimana, rivolte ai gay "beurs", cioè di origine magrebina. Il successo è stato strepitoso, tanto che le serate continuano tuttora, richiamano un pubblico foltissimo e sono diventate un evento alla moda anche al di fuori della comunità "beur". Soddisfatta l'esigenza primaria di favorire la socialità tra i gay arabi parigini, Kelma ha allargato il discorso, con un sito Internet i cui punti di forza sono una superaffollata rubrica di annunci personali e una rivista online che svolge un prezioso lavoro di approfondimento sulla condizione degli omosessuali nei paesi del Nordafrica, con la collaborazione di intellettuali e di corrispondenti da Marocco, Algeria e Tunisia. L'impostazione politica di Kelma si basa su un duplice atteggiamento critico: verso i valori di riferimento della cultura arabo-magrebina ma anche verso alcuni aspetti della società occidentale, come il razzismo e l'utilitarismo estremo, ai quali non sfugge neppure la comunità gay francese. Sul primo versante, bersagli favoriti sono la famiglia e la religione. "Per vivere la propria identità omosessuale", spiega il presidente dell'associazione Fouad Zeraoui "occorre necessariamente entrare in conflitto con un ambiente familiare che non prevede alcuno spazio per le scelte personali. Non si può vivere sempre nella menzogna e arrivare a trent'anni con la mamma che ancora ti chiede quando ti sposi. Bisogna avere il coraggio di dire basta, di rompere i legami soffocanti, di scegliere la propria vita anche se ciò può causare dolore ai genitori. Solo a queste condizioni si può cercare di mantenere relazioni costruttive con la famiglia. Quanto alla religione, personalmente faccio un discorso anche più radicale: bisogna separarsene perché con i suoi tabù e la sua visione comunitaria è incompatibile con l'idea dei nostri diritti individuali. Questo non significa rinnegare le proprie radici culturali, ma solo cercare di crescere. La nostra origine e la nostra storia rimangono comunque quelle che sono, e il nostro sguardo è diverso da quello occidentale". Nel rapporto con la comunità gay in generale, il conflitto consiste nel combattere contro il senso di superiorità sociale, più o meno consapevole, che gli europei hanno verso gli arabi, spesso visti solo con la lente del fantasma erotico del maschio bisex un po' selvaggio e sempre disponibile. Un fantasma che, d'altro canto, seduce ancora anche molti arabi, permettendo loro di identificarsi nel ruolo "attivo" e di mantenere un'immagine di sé abbastanza virile da evitare una riflessione sulla propria omosessualità. Il che alimenta il rifiuto delle relazioni d'amore tra uomini, o quantomeno la separazione netta tra rapporti affettivi e rapporti sessuali. "Un fenomeno nuovo", commenta Zeraoui, "è che cominciano ad esserci coppie di gay magrebini. Un tempo era considerato vergognoso mettere insieme amore e sesso con altri arabi". Le cose, insomma, cambiano, e non soltanto in Europa: anche sulla sponda sud del Mediterraneo gli omosessuali delle nuove generazioni prendono coscienza di sé in modo del tutto inedito e finiscono non di rado per seminare scandali e suscitare reazioni durissime da parte dei tutori dell'ordine sociale. Ma proprio questo è un segnale di debolezza e di superamento della molto più efficace strategia del silenzio.Qualche indirizzo per chi volesse approfondire. 1) www.glas.org Il sito della Gay and Lesbian Arabic Society, ricco di informazioni, link e approfondimenti. 2) www.al-fatiha.org Associazione internazionale per gay, lesbiche, bisessuali, trans, dubbiosi e amici. 3) www.kelma.org Per gay francofoni di origine magrebina. Zeppo di confessioni, riflessioni e annunci. 4) www.webarabic.com Primo sito francofono per magrebini e magrebofili. Molto informativo. 5) http://surf.to/gay.lebanon Il sito dei gay libanesi 6) www.gayegypt.com Dedicato all'Egitto e in particolare all'ondata di repressione che infuria oggi. 7) http://filoumektoub.free.fr Grafica ricercata e molte notizie sui misfatti degli integralisti islamici. 8) www.yoesuf.nl Molte buone intenzioni ma ancora poche informazioni.
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