 |
| Papa. Niente equiparazione delle coppie di fatto col matrimonio |
 |
| L’appello del Pontefice per non equiparare le coppie di fatto a quelle «regolari». |
 |
| Domenica 21 Ottobre 2001 |
| di Corriere della Sera |
| in Religione |
|
 |
|
L’appello del Pontefice anche per non equiparare le coppie di fatto a quelle «regolari». Tensione per la paura del terrorismo
Il Papa ai politici: non abbandonate le famiglie
Giovanni Paolo II: «Bisogna investire e difenderle». Molti agenti e sedie vuote in piazza San Pietro
CITTA’ DEL VATICANO - Forte appello del Papa «ai politici e ai governanti», lanciato ieri pomeriggio da piazza San Pietro, per chiedere leggi a sostegno delle famiglie, che «non possono essere abbandonate a se stesse». Giovanni Paolo II ha chiesto anche che le coppie di fatto non vengano «equiparate» alle famiglie e che i minori siano protetti dal «degrado» dei mezzi di comunicazione. L’appello è venuto a conclusione di una festa delle famiglie italiane, che aveva portato nella piazza quarantamila persone e che si replicherà oggi con la beatificazione di una coppia di sposi romani: Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi. Il Papa ha invitato a «investire sulla famiglia», da cui dipende «il futuro dell’umanità» e a difenderla da «visioni distorte e pericolose», come quelle che vorrebbero estendere alle coppie di fatto e a quelle omosessuali i diritti che il nostro ordinamento riconosce agli sposi. «Se viene meno - ha detto Giovanni Paolo tra gli applausi - la convinzione che in nessun modo si può equiparare la famiglia fondata sul matrimonio ad altre forme di aggregazione affettiva, è minacciata la stessa struttura sociale e il suo fondamento giuridico». Il Pontefice ha chiesto alle famiglie di fare politica per «dare voce» alle loro ragioni, ma ha anche affermato che «una particolare responsabilità grava sui politici e sui governanti», specie per la scuola («piena attuazione» della parità) e le politiche sociali: «pianificazione residenziale, organizzazione del lavoro, definizione del salario, criteri di tassazione». Infine l’allarme sul «crescente degrado nei mezzi di comunicazione, i quali, veicolando violenza, banalità e pornografia, si rivelano sempre meno attenti alla presenza dei minori e ai loro diritti». La veglia di preghiera con il Pontefice è durata più di due ore, fino alle otto di sera, in una piazza chiusa con le transenne e presidiata da forze dell’ordine e guardie svizzere. Agenti in borghese mischiati tra la folla. Polizia e carabinieri con i metaldetector. Le previsioni parlavano di centomila persone attese ieri a San Pietro, ma molte sedie alla fine sono rimaste vuote. Forse per la paura del terrorismo. Il Papa ha baciato i neonati. Poi ha benedetto le decine di coppie che sul sagrato hanno raccontato al microfono le loro esperienze di vita gioiose e dolorose. Piero e Rita Lambicchi hanno letto le lettere del loro figlio Luca, ucciso dalla droga. L’ultima risale alla Pasqua del 2000: «Mamma e papà, spero di rendervi felici». Anche molti bambini sono stati chiamati al microfono. Emozionati. La piccola Maria Chiara si è addirittura bloccata, e il Papa ha sorriso. Il fratellino, però, ha capito la situazione ed è corso in aiuto: «Io mi chiamo Davide - ha detto, rivolgendosi al pontefice - e ti voglio molto bene». Dalla piazza è partito l’applauso. Luigi Accattoli Fabrizio Caccia Questo articolo ha ricevuto 178 visite.
|
|
 |
|
| APPUNTAMENTI |
 |
|
|
|