HOME CHI SIAMO SEGNALA WEBMASTER
 

Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Civiltà Cattolica nega di essere progay
Civiltà Cattolica nega di essere progay
Si sostiene tuttavia che occorre "una qualche regolamentazione" per le coppie omosessuali. Ri produciamo l'articolo della rivista dei gesuiti
Mercoledì 17 Ottobre 2001
di La redazione di Gaynews
in Religione

Stampa
Segnala ad un tuo amico
Scrivi alla redazione
Fai Notizia

Non di rado capita alla Civiltà Cattolica - come del resto pure ad altre riviste e anche ai documenti del papa e dei vescovi - che da un lungo articolo si estragga una frase, la quale viene interpretata in modo diverso da quello che, posta nel suo contesto, essa significava. Ecco un caso recente. Il 16 giugno 2001 La Civiltà Cattolica pubblicò un lungo editoriale (11 pagine) su "I cattolici e l'attuale congiuntura politica italiana" nel quale si parlava di molti problemi: tra gli altri quello dell'adozione dei bambini da parte di due persone omosessuali conviventi, a cui il politico cristiano deve opporsi, perché "una simile adozione comporterebbe un danno grave per il bambino adottato, il quale, da una parte ha bisogno, perché la sua crescita sia normale, della figura paterna e materna, e dall'altra ha bisogno di un nucleo familiare stabile, mentre la stabilità non è certo una caratteristica delle unioni omosessuali. Un politico cattolico non può certo approvarle, ma resta il problema di dare loro una qualche forma di regolamentazione, trattandosi di un fenomeno sociale che è bene non lasciare allo stato "selvaggio" " Fu questa frase in corsivo che - estratta dal contesto - fece ritenere che La Civiltà Cattolica "approvasse", come disse F. Grillini presidente dell' Arcigay, alle unioni omosessuali. Ma l'editoriale della Civiltà Cattolica così continuava: "Quello che un politico cattolico non potrà mai accettare è che le unioni omosessuali siano equiparate alle famiglie regolari e siano accordati ad esse i medesimi diritti riconosciuti - non "concessi"! - alle famiglie, in particolare per quanto riguarda l'adozione dei minori" (p. 539).

Che cosa, allora, La Civiltà Cattolica voleva dire con la frase incriminata? Con la Risoluzione A3-== 28/94 dell'8 febbraio 1994, il Parlamento Europeo aveva invitato tutti gli Stati membri "ad aprire alle coppie omosessuali tutti gli istituti giuridici a disposizione di quelle eterosessuali" (n.9) e di evitare ogni "forma di discriminazione legata all' orientamento sessuale", quali sono "1) il divieto di matrimoni tra individui dello stesso sesso; 2) il rifiuto del diritto di adozione e di affidamento" (n.10) Inoltre, in Francia era stato approvato il PACS (Pacte civil de solidariete), che poneva sullo stesso piano le unioni di fatto eterosessuali e quelle omosessuali, e altri Paesi si orientavano nella stessa direzione. Di fronte a questi fatti, La Civiltà Cattolica intendeva assumere una posizione decisa, rigettando il principio affermato dal parlamento Europeo di "aprire alle coppie omosessuali tutti gli istituti giuridici a disposizione di quelli eterosessuali". In realtà l'intenzione del Parlamento Europeo era, in ultima analisi, quella di equiparare le unioni omosessuali al matrimonio e quindi estendere ad esse le prerogative di cui, per sua natura, gode il matrimonio. L'intenzione della nostra rivista era appunto quella di lottare contro l'equiparazione delle unioni omosessuali alla famiglia. Di qui l'indicazione data al politico cattolico di opporsi sia al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, sia alla richiesta delle coppie omosessuali di godere del diritto di adozioni e di affidamento, previsti dal Parlamento Europeo. In tal modo essa intendeva, non "aprire, ma, in un certo senso, "chiudere" alle unioni omosessuali, sia per quanto riguarda la loro costituzione, sia per quanto concerne la loro equiparazione alla famiglia.

A questo punto è sorto un problema. Nella società attuale - purtroppo - l' omosessualità non è un fenomeno sporadico (non lo è mai stato, anche se nel passato poteva sembrare tale per mancanza di visibilità, a causa del discredito generale in cui era tenuto), ma è un fenomeno che coinvolge molte persone e che ha assunto la valenza di un fenomeno sociale di notevole dimensione. Il fatto che sia disapprovato dalla morale e dalla Chiesa non toglie che abbia una grande - e crescente - incidenza nella società. Tanto più che nell'antico discredito si è sostituita la tolleranza, e, in alcuni settori della società, una simpatia, sia perché l'essere "trasgressivi" è una moda molto seguita, sia perché si ritiene che omosessuali e lesbiche abbiano particolari sensibilità in campo artistico. C'è poi il fatto che cresce il numero delle coppie omosessuali, le quali almeno per alcuni anni riescono a stare insieme, pur tra continue "infedeltà", accettate dai due partner. Ciò fa si che il problema omosessuali diventi un "fatto sociale", che interpella per ciò stesso lo Stato, chiamato a emanare disposizioni amministrative atte a contenere i danni che per la società derivano da tale fenomeno. La qualifica di "negativo" non elimina la realtà del "fatto sociale". Anche la prostituzione e la droga sono fenomeni negativi; ma lo Stato non può no intervenire per controllarli in qualche maniera, regolamentandoli. Interviene perfino sul fumo, costringendo le industrie del tabacco a scrivere sulle confezioni di sigarette che si tratta di un prodotto gravemente dannoso alla salute. È in questo senso che abbiamo parlato di "dare una qualche forma di regolamentazione alle unioni omosessuali", proibendo per esempio che una coppia omosessuale possa adottare bambini o averli in affidamento. Già l' adozione da parte di famiglie normali pone oggi difficili problemi, non essendo raro il caso di adozioni non riuscite; ben più gravi e traumatici sarebbero nel caso di un bambino adottato da una coppia omosessuale, poiché mancherebbero o la figura materna o quella paterna, ambedue necessarie per la sua normale crescita; inoltre, poiché le unioni omosessuali generalmente non sono di lunga durata, potrebbe avvenire che alla mancanza della figura materna o paterna si associ, per il bambino, la prospettiva di essere abbandonato da un membro della coppia. Stando così le cose non sarebbe opportuno che, per il bene del bambino, non fosse consentito alle coppie omosessuali di adottarne uno? Più grave è il caso delle coppie omosessuali che reclamano il diritto di avere un figlio, al pari delle coppie eterosessuali, e chiedono allo Stato il riconoscimento di tale diritto. La cosa è oggi possibile, perché nella coppia omosessuale maschile uno fornisce il seme a una donatrice dell'ovulo, la quale condurrà a termine la gravidanza oppure ricorrerà all'affitto di un utero. Nel caso di una coppia omosessuale femminile una delle due donne fornirà l'ovulo, mentre per il seme si ricorrerà a un uomo amico o a una "banca del seme". Ma se la cosa è possibile a motivo dei progressi compiuti dalla fecondazione artificiale assistita, è anche moralmente e umanamente accettabile che un bambino nasca, sotto il profilo generico, orfano del padre o della madre e, sotto il profilo legale, ma abbia due padri o due madri? Non è poi grave il fatto che il bambino sia usato per riempire un vuoto umano o, peggio, come una sfida "trasgressiva" alla società "perbenista"? E poi quale sarà la crescita umana di un bambino di una coppia omosessuale, condannato a non avere o il padre o la madre, che pure sono insostituibili per una crescita armonica, affettiva e psicologica? Non neghiamo che una coppia omosessuale possa avere cura e affetto per il bambino che essa ha fatto nascere; ma quello che è "naturale" non è sostituibile con ciò che, volere o no, è artificiale o frutto di pratiche artificiali. Se quindi lo Stato, avendo presente, come valore prioritario, non i bisogni e le soddisfazioni della coppia omosessuale di accogliere bambini, compirebbe non un atto di sopraffazione o di discriminazione a danno delle coppie omosessuali, ma semplicemente un atto di difesa del bambino, la persona più debole della società. Ci sono dunque campi precisi in cui il fenomeno sociale costituito dalle coppie omosessuali può avere una sua regolamentazione. Questo voleva affermare la frase del nostro editoriale. In poche parole, la nostra rivista non voleva dire che un politico cattolico possa o debba legalizzare le unioni omosessuali e tanto meno che possa o debba equipararle al matrimonio, dando loro i diritti che si riconoscono al matrimoni, secondo la natura dell 'istituzione matrimoniale e secondo la nostra Costituzione. Ma poiché nella nostra società si costituiscono di fatto unioni omosessuali - e questo il legislatore non può impedirlo per ovvi motivi -, è opportuno che questo fenomeno non sia lasciato dal legislatore allo stato "selvaggio".

Il conclusione, la Chiesa non respinge con disprezzo e tanto meno esclude dalla comunità cristiana, che è fatta di santi e di peccatori, le persone omosessuali. Pur affermando che la condizione omosessuale è per sua natura "disordinata", poiché non risponde - pur senza che le persone che si trovano in tale condizione siano per lo più colpevoli - al piano di Dio che, per quanto attiene ai gesti di amore tra due persone e alla trasmissione della vita, si realizza soltanto nel matrimonio; pur condannando come "istrionescamente disonesti" gli atti omosessuali, la Chiesa intende essere vicina e attenta alle persone omosessuali, per annunciare loro la verità nell'ordine morale, quale risulta non da una sua particolare visione della sessualità e del modo di viverla, ma dalla rivelazione cristiana, e quindi dalla volontà di Dio, manifestata dalla Sacra Scrittura e confermata dai dati dell'antropologia e della psicologia. In realtà, La Chiesa è pienamente consapevole delle sofferenze e delle difficoltà che le persone omosessuali incontrano nel loro sforzo di fedeltà al vangelo. Perciò desidera aiutarle a vivere più serenamente la loro condizione, offrendo loro l'aiuto pastorale e sacramentale che essa può dare, in quanto dispensatrice della grazia redentrice e consolatrice di Gesù.

Questo articolo ha ricevuto 161 visite.



Articoli correlati...

Usa, sermone choc: «Chiudiamo i gay in un recinto e lasciamoli morire» Religione
Mercoledì 23 Maggio 2012
Usa, sermone choc: «Chiudiamo i gay in un recinto e lasciamoli morire»
Charles Worley, un pastore battista americano: «Senza riprodursi si estingueranno». Il video finisce in rete e provoca proteste e manifestazioni (video)
di Corriere.it
Italialand: nella prima puntata anche un Don Camillo anti Gay Pride Spettacoli
Domenica 23 Ottobre 2011
Italialand: nella prima puntata anche un Don Camillo anti Gay Pride
"Divertente e trasgressivo quanto basta quando si parla di religione cattolica e omosessualità; in Italia, si rischia il linciaggio da tutte le parti: dai cattolici e dalla comunità LGBT" (video)
di TvBlog
Svolta storica: la chiesa di Scozia apre ai religiosi gay Religione
Mercoledì 25 Maggio 2011
Svolta storica: la chiesa di Scozia apre ai religiosi gay
L’assemblea generale della più grande congregazione vota per consentire loro il sacerdozio e valuta l’ipotesi di riconoscere le coppie omosessuali
di Giornalettismo
Gb: solo l'1,5% degli adulti inglesi si dichiara gay o bisex Primo piano
Domenica 26 Settembre 2010
Gb: solo l'1,5% degli adulti inglesi si dichiara gay o bisex
Ma le leggi degli ultimi anni si rivolgevano a comunità più vasta
di Apcom



RUBRICHE RISORSE

APPUNTAMENTI