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| Il cardinal Martini chiede un riconoscimento anche per le coppie gay |
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| Pubblichiamo una precisazione di Mapelli a proposito di un articolo dell'Avvenire sulla lettera ai vescovi lombardi del cardinal Martini |
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| Mercoledì 26 Settembre 2001 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Religione |
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Egregio Direttore,
ho letto l'articolo pubblicato su NOI ripreso dal quotidiano AVVENIRE del 23 settembre, che riportava commentando la LETTERA DEI VESCOVI LOMBARDI- presieduti dal Cardinale Carlo Maria Martini- alle famiglie dal titolo Lettera alle nostre famiglie, per segnalare che su LA REPUBBLICa dello stesso giorno appariva un articolo che commentando la stessa lettera diceva cose diametralmente opposte. Pregandoti di pubblicare anche l'articolo di Repubblica, a firma di Zita Dazzi,per far capire ai lettori cosa sta accadendo nelle Redazioni dei giornali, a seconda delle impostazioni ideologiche, e come le notizie vengano piegate alle proprie visioni, mi ripropongo di leggere il documento integrale che si trova su www.diocesi.milano.it e di trasmettervi una sintesi attendibile del documento. Da una parte l'AVVENIRE dice che i Vescovi hanno detto no ad ogni riconoscimento delle coppie gay e ribadito l'unicità della famiglia fondata sul matrimonio, dall'altra LA REPUBBLICA afferma invece che i Vescovi invitano a non discriminare ad accogliere nelle comunità cristiane i conviventi anche dello stesso sesso... e invitano i politici a regolamentare queste realtà che presentano aspetti sociali rilevanti da non sottovalutare. Ora queste posizioni paiono del tutto inconciliabili. Se i Vescovi si sono aperti a chiedere ai politici di considerare le coppie di fatto e le coppie gay, perchè AVVENIRE stravolge tutto? O se non l'hanno fatto perchè stravolge altrettanto LA REPUBBLICA?! Un documento del genere, dopo che i Gesuiti di Civiltà Cattolica avevano detto le stesse cose,ed il Papa aveva invitato con queste parole una settimana fa' i vescovi uruguayani : "le coppie di fatto, anche dello stesso sesso, devono avere l'attenzione dei Vescovi", per quanto tardivo, e dopo che l'atteggiamento ostile della Chiesa cattolica e di tanta parte della gerarchia ecclesiastica in campo sociale e politico,protratto per anni, ha provocato un razzismo e una situazione drammatica dei gay (simile a quella degli ebrei degli anni 30 con le leggi razziali), merita d'esser approfondito. C'è o non c'è una richiesta ai politici per una regolamentazione e riconoscimento per le coppie gay?! Dunque un invito a trattare la questione in spirito di laicità ed autonomia dello Stato. (nessuno chiede ai vescovi del resto di introdurre "il matrimonio cattolico per i gay", data la loro visione biblica e tradizionale del matrimonio non lo permette). Non è cosa di poco conto per l'assetto istituzionale che si ispira al cattolicesimo: cosa dicono i politici cattolici che vanno dal PPI ai CCD e ai CDU e ai CRISTIANO SOCIALI ecc.? E' importante capire cosa ha detto la Conferenza episcopale della Lombardia, poichè se fosse vero e fosse poi sconfessata da altri Vescovi o Episcopati regionali o dal Vaticano, questo creerebbe una frattura mai accaduta prima nella gerarchia su questi temi, destinata ad avere conseguenze notevoli nella Chiesa e tra i cattolici. I vescovi sono magistero nella Chiesa, ordinario ,e quindi fanno testo come un pronunciamento del papa,soprattutto quando uniti in conferenza episcopale. IL CENTRO STUDI TEOLOGICI provvederà ad offrire un lettura obiettiva di questo testo per i lettori, dato che i filtri giornalistici offrono letture tanto disparate.
Giovanni Felice MAPELLI CENTRO STUDI TEOLOGICI Milano LA REPUBBLICA 23 sett. 2001
LETTERA DEI VESCOVI LOMBARDI Per le famiglie non solo soldi ma servizi- Il matrimonio resta il cardine ma le coppie in crisi non possono essere emarginate Separati, svolta di Martini ATTENZIONE ANCHE ALLE COPPIE OMOSESSUALI
ZITA DAZZI
Una lettera che parla alle famiglie cattoliche sposate in Chiesa, ma che si rivolge con affetto e comprensione anche alle coppie in crisi e ai separati, senza trascurare le «unioni di fatto» non vincolate dal matrimonio e addirittura le convivenze fra persone dello stesso sesso. Non è ancora arrivato il momento della concessione della Comunione ai divorziati, ma il linguaggio e i toni scelti dalla Curia per parlare alle famiglie lombarde mostrano davvero che il nuovo millennio è iniziato. La «Lettera alle nostre famiglie» della Conferenza Episcopale Lombarda - presentata ieri dal cardinale Carlo Maria Martini e dal Vescovo di Crema monsignor Angelo Paravisi - è infatti sicuramente un documento che ha dovuto tenere conto di opinioni anche diametralmente opposte, visto che l'hanno firmata tutti e 19 vescovi della Regione, da Martini fino al vescovo di Como, Alessandro Maggiolini. Ma è comunque una lettera che partendo dalla famiglia parla di tutta la società, rivolgendo anche un appello alle istituzioni che - come il Comune di Milano - da qualche tempo stanno promuovendo una serie di «incentivi monetari alla formazione delle famiglie e alla scelta della procreazione». Alle amministrazioni pubbliche i vescovi dicono chiaro: «Non bastano gli incentivi se poi si lasciano in balia della logica di mercato tutte le altre dimensioni della vita. Occorre accompagnare tali scelte, con una politica di servizi, di urbanizzazione, di facilitazione rispetto ala casa e al lavoro, di ripensamento dei tempi e degli orari di impegno, che sono le premesse vere di un accompagnamento sociale delle famiglie». E qui il pensiero corre ai 3.000 bambini in lista d'attesa a Milano, perché il Comune non costruisce gli asili, come ai recenti interventi del cardinal Martini affinché vengano create più opportunità di lavoro, condizioni d'affitto più eque, maggiori possibilità di riposo in una metropoli che corre troppo. Le famiglie di cui ha parlato ieri mattina Martini «in questi «momenti di tensione internazionale, come questi, assumono un ruolo educativo più importante», poiché, dice il cardinale, «la prima educazione alla pace, alla non violenza, al rispetto degli altri è fatta dalla famiglia. È un ruolo indispensabile senza il quale il cittadino non impara a vivere bene nella società e a esprimere bene le proprie possibilità, sia nei momenti facili sia in quelli difficili». E visto che il momento è veramente critico, l'arcivescovo ha rivolto uno sguardo d'insieme alla realtà lombarda, rivolgendosi con parole di incoraggiamento anche alle famiglie che «attraversano sofferenze, difficoltà, drammi e separazioni» indicando la lettera come uno strumento «per fare un passo avanti verso una maggiore serenità». Parole che echeggiano i passi della lettera dedicate alle famiglie in crisi, alle separazioni e ai divorzi, definiti «dolorose esperienze di fallimenti del proprio progetto di vita matrimoniale»: «Chi per le più diverse ragioni, venisse a trovarsi in queste situazioni non deve incontrare nelle nostre comunità cristiane solitudine, emarginazione, né tantomeno un giudizio che scoraggia e allontana priori chi ha bisogno di sentirsi in qualche modo compreso». Anche verso le coppie di fatto e le convivenze gay, il documento dei vescovi lombardi - se non arriva certo a metterle sullo stesso piano dei matrimoni religiosi - sottolinea che «tali situazioni presentano aspetti che non possono essere sottovalutati dal punto di vista di una regolamentazione legislativa». E ancora: «Questo non deve però evidentemente tradursi in una equiparazione dei modelli, ma chiede all'autorità pubblica di affrontare con realismo sapiente e creativo questi casi con attenzione ai diritti delle figure più bisognose di tutela».
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