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| Milano. Il cardinal Martini interviene sui divorziati |
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| Nessuna apertura alle coppie omosessuali quindi, Anzi la sollecitazione a «promuovere le famiglie in senso proprio», rispettando la funzione sociale della famiglia fondata sul patto matrimoniale |
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| Lunedì 24 Settembre 2001 |
| di Avvenire |
| in Religione |
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MILANO Nel documento il segno di una rinnovata attenzione all'impegno dei coniugi. Anche per i divorziati «esistono vie di salvezza» Le sfide della società, fatica da genitori
Lettera dei vescovi lombardi alle famiglie. Martini: formate cittadini responsabili
Luciano Moia
Milano. I vescovi lombardi tendono la mano alle famiglie. A tutte le famiglie. Anche a quelle che si fermano alle soglie della chiese. Anche a quelle che ritengono di non doversi attendere più nulla dai preti e dalle parrocchie. Anche ai separati e ai divorziati. «Non ci sono famiglie escluse dalla nostra attenzione pastorale», ha detto ieri monsignor Angelo Paravisi, vescovo di Crema e presidente della Consulta regionale per la pastorale della famiglia, presentando la Lettera della conferenza episcopale lombarda dal titolo Seguire Gesù sulle strade dell'amore e della vita. La "Lettera alle nostre famiglie", che si colloca nel ventennale della Familiaris Consortio e in vista della "Giornata nazionale delle famiglie con il Papa" (20 e 21 ottobre a Roma), traccia un quadro sintetico ma efficace della situazione familiare in Lombardia. E' un documento sereno, che mette in luce le note di speranze - che sono tante anche se raramente diventano notizia - ma non si nasconde le ombre. L'aspetto centrale riguarda il ruolo educativo della famiglia che non va inteso solo come sforzo pedagogico dei genitori verso i figli. Ma anche come tensione costante alla formazione da parte della coppia. E poi la famiglia "educa" anche con la propria testimonianza silenziosa. «In momenti di tensione internazionale come questi - ha osservato il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano - il ruolo educativo della famiglia si fa più importante perché la prima educazione alla pace, alla non violenza, al rispetto degli altri è fatta dalla famiglia. Sono i genitori che devono formare cittadini responsabili». Martini ha anche spiegato la genesi del documento che prende spunto da altre due prese di posizione dei vescovi lombardi. La prima, "Formati ad una fede adulta" (1991) muoveva dalla visita ad limina dei vescovi lombardi e riprendeva l'esortazione del Papa ad una nuova responsabilità laicale. La seconda, "La fede in Lombardia" (1994), tracciava un quadro del cammino ecclesiale della regione e dedicava ampio spazio al ruolo della famiglia nella Chiesa e nella società. Il documento presentato ieri nella sala convegni della Curia arcivescovile rappresenta il segno di una rinnovata attenzione dei vescovi lombardi alle fatiche di tante coppie chiamate a conciliare l'ideale dei valori di fondo con il reale delle tante situazioni di difficoltà e di sofferenza. «Vuole essere un segno di gratitudine - ha aggiunto il cardinale - ma anche un incoraggiamento a tutte le famiglie a camminare sulle strade del Vangelo». Quattro le sfide indicate dai vescovi. La sfida alla mentalità contemporanea, l'educazione, i cambiamenti sociali e la speranza oltre i fallimenti. Da sottolineare, nell'ambito della prima sfida, la sollecitazione alla riscoperta del "legame buono" che diventa segno e modello di fedeltà non soltanto per la coppia stessa, ma per l'intera comunità. Grande attenzione poi, come detto, alle situazioni di sofferenza dei separati, dei divorziati e dei risposati. Chi si trova in queste situazioni - si legge nella Lettera - non deve incontrare nelle nostre comunità solitudine o emarginazione, né tanto meno un giudizio che scoraggia o allontana. «Nessuno è escluso - ribadiscono i vescovi - dalla misericordia di Dio». L'indissolubilità del matrimonio rimane naturalmente un punto fermo. In precedenza i vescovi avevano ribadito la posizione della Chiesa sulle famiglie di fatto, sottolineando come la pretesa di mettere sullo stesso piano la famiglia fondata sul matrimonio e altre forme di convivenza, «quali le cosiddette coppie di fatto e le convivenze delle persone dello stesso sesso», sia all'origine di «equivoci e di squilibri sociali». D'altra parte, si legge ancora nella "Lettera alle nostre famiglie", il legislatore ha il dovere di tutelare «con realismo sapiente e creativo» i diritti delle figure più debole, soprattutto donne e bambini. Nessuna apertura alle coppie omosessuali quindi, Anzi la sollecitazione a «promuovere le famiglie in senso proprio», rispettando la funzione sociale della famiglia fondata sul patto matrimoniale di un uomo e di una donna che si impegnano ad amarsi l'un l'altro «fino al dono totale di sè». Infine, nella parte dedicata ai segni di speranza, i vescovi mettono in rilievo la necessità di promuovere tutto quel vasto e differenziato movimento che si iscrive nelle nuova logica dell'alleanza familiare. Associazioni, aggregazioni e comunità sono una delle strade più originali ed efficaci per affermare il protagonismo sociale ed ecclesiale della famiglia. Luciano Moia
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