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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Chiamare una bambina Andrea è concesso a Reggio Calabria. Ma vietato a Mantova
Chiamare una bambina Andrea è concesso a Reggio Calabria. Ma vietato a Mantova
Due sentenze danno indicazioni opposte sulla scelta di nomi maschili per persone di sesso femminile. Chiamare una bambina Andrea non si può fare. O, meglio, non si può fare a Mantova
Sabato 31 Dicembre 2011
di Corriere.it
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Milano - Secondo quanto ha stabilito una sentenza del Tribunale di Mantova, una coppia che aveva scelto il nome maschile di Andrea per la propria figlia di 5 anni è stata costretta a tornare sui propri passi. La prima sezione civile, presidente il giudice Mauro Bernardi, ha stabilito infatti che l'appellativo «deve identificare il maniera chiara e corretta la sessualità». A nulla è servito spiegare che la famiglia viva in Francia, dove Andrée è considerato nome femminile. Il giudice è stato inamovibile. Se il caso lombardo sembra essere destinato a fare giurisprudenza, c'è da osservare però che in altre città italiane sono state emesse sentenze che vanno nel senso diametralmente opposto. È successo a Reggio Calabria. Qui all'ufficiale di stato civile che contestava la stessa scelta ai genitori, il Tribunale nel 2007 ha risposto che il nome Andrea è indicato anche per le persone di sesso femminile. Il motivo? Dato per certo il divieto dell'art. 35 del D.P.R. 396/00 di attribuire un prenome che non assicuri l'univoca corrispondenza al sesso, l'impedimento vale solo quando al nome "maschile" c'è una corrispondenza al "femminile" (per es. Giovanni/Giovanna, Daniele/Daniela). Cosa che non accade per Andrea, considerato neutro. Ma non solo. Tale interpretazione è stata avallata «da una risposta ad un quesito da parte del Ministero degli Interni del 20.05.2004 secondo cui pur trattandosi di nome maschile, considerata la sua attribuzione femminile da parte di altri paesi, anche europei e data la notevole circolazione dei cittadini in tale contesto internazionale. si ritiene che lo stesso possa essere attribuito anche nel nostro paese a persone di sesso femminile», come spiega a Corriere.it Dario Polimeni, l'avvocato che ha assistito i genitori .

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