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| Consulta: Grillini parla di «ordine di servizio» della Chiesa bolognese |
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| Dopo un mese di scontri e polemiche, la nuova Consulta delle famiglie' del Comune di Bologna (o quel che ne resta) nasce dimezzata |
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| Giovedì 08 Dicembre 2011 |
| di Il Resto del Carlino |
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MINACCE di ricorsi al Tar, veti e controveti etico-politici, mal di pancia fra i cattolici di destra-centro-sinistra, duelli a colpi di articoli della Costituzione. C'è stato perfino l'anatema della Curia. Dopo un mese di scontri e polemiche, la nuova Consulta delle famiglie' del Comune di Bologna (o quel che ne resta) nasce dimezzata.
AL MOMENTO dell'insediamento, subito prima dell'elezione del presidente, tredici associazioni cattoliche capitanate dalle Acli se ne sono andate sbattendo la porta. Una protesta annunciata, contro la decisione dell'amministrazione comunale di ammettere nella Consulta due associazioni vicine al mondo gay: Agedo (genitori con figli omosessuali) e Famiglie Arcobaleno (che riunisce genitori omosessuali).
UNA SCELTA che ha fatto scendere in campo anche la Curia. «Grave offesa in primo luogo alla ragione e al buon senso comune», si leggeva domenica scorsa su Bologna sette', inserto settimanale di Avvenire, il quotidiano dei vescovi. Quindi, il non possumus e l'invito ai gruppi cattolici ad abbandonare la Consulta: «I fedeli e le associazioni che fanno riferimento all'appartenenza ecclesiale hanno il grave dovere, in forza della coerenza con la fede che professano, di astenersi da qualsiasi forma di cooperazione volta a promuovere o applicare concezioni della famiglia in palese contrasto con il magistero cattolico». Ne consegue quindi «il dovere di uscire» dalla Consulta. Immediata la levata di scudi del mondo gay contro la Curia. Il dipietrista Franco Grillini, già presidente di Arcigay, parla di «ordine di servizio» della Chiesa bolognese alle associazioni di orientamento cattolico: «Uscite dalla Consulta perché non si deve convivere con gli omosessuali». Una tesi bollata come «agghiacciante».
I CATTOLICI citano di rimando l'articolo 29 della Costituzione, quello della «famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Ma vengono subito tacciati di «ideologie discriminatorie». L'Udc parla di «scempio istituzionale e forzatura ideologica» da parte del Comune. E annuncia ricorso al Tar. La polemica coinvolge il sindaco, l'assessore al Welfare e, a cascata, alcuni uffici comunali, la presidenza del consiglio, una commissione consigliare. Ieri, alla fine, le dodici associazioni superstiti fra le quali Agedo e Famiglie arcobaleno, incredule per «essere state discriminate proprio dai cattolici, che hanno rifiutato a priori qualsiasi dialogo» votano presidente Fulvio Ramponi. Che annuncia subito di volere riaprire il dialogo con i fuoriusciti cattolici.
MA LA POLITICA continua a litigare. La Lega nord chiede lo scioglimento della Consulta. Nel Pd c'è chi descrive «scena pietosa» la ritirata sull'Aventino del gruppo guidato dalle Acli; chi invece (ala cattolica) commenta: «La Consulta delle famiglie non esiste più, restano solo macerie»; e chi, come Benedetto Zacchiroli ex diacono e gay dichiarato lancia un appello perché si eviti l'esodo di massa: «Uscire perché non si ritengono altre realtà degne di stare allo stesso tavolo non rende affatto onore o chi si richiama al cristianesimo». (di Luca Orsi) Questo articolo ha ricevuto 2096 visite.
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