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| Rete: furto d'identità e frode, ecco i reati più diffusi su Facebook |
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| Sostituzione di persona, furto di identità, utilizzo delle generalità di personaggi famosi. Polizia Postale monitora la Rete e invita gli utenti a segnalare le anomalie |
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| Mercoledì 02 Novembre 2011 |
| di La Stampa |
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Roma - Sostituzione di persona, furto di identità, utilizzo delle generalità di professionisti o personaggi famosi a scopo di frode o per riuscire ad avere contatti con un grande numero di persone. Sono questi i reati più diffusi su Facebook, oltre che i più fastidiosi per gli utenti. A tenere sempre alta l’attenzione sul più famoso social network al mondo, che conta ormai oltre 650 milioni di utenti di tutte le nazionalità, è la Polizia Postale che, con i suoi operatori, monitora la Rete, non senza l’aiuto degli utenti.
Il social network più diffuso sul nostro territorio è sotto l’attenzione non solo di milioni di utenti - si legge in un lungo articolo sul mensile Polizia Moderna - ma anche degli operatori della Postale, attenti a scovare pericoli e rischi per i ragazzi. La creazione di siti inneggianti all’odio razziale, alla violenza, ma anche l’ingiuria o l’offesa all’interno di un forum possono, infatti, essere alcune delle situazioni «negative» che possono accadere dentro una comunità virtuale frequentata da milioni di utenti.
«Facebook ha delle regole che sono poco conosciute ma ben precise, che tutti gli utenti devono rispettare», osserva Diego Buso, dirigente della Divisione II del Servizio polizia postale e delle comunicazioni. «C’è un lavoro di monitoraggio da parte nostra certo, ma quello costante lo fanno gli stessi utenti. Qualsiasi cosa che venga percepita come fuori dalla normalità o offensiva o che potrebbe costituire un reato - spiega - viene segnalata e dirottata quasi sistematicamente agli uffici della Postale su tutto il territorio nazionale. Quando questo succede ovviamente, a seconda del tipo di allarme che destano e a seconda del tipo di reato, ci si muove per far arrivare questa segnalazione ai gestori del social network che stanno a Palo Alto, in California. E se c’è una situazione offensiva gli operatori di Facebook provvedono a rimuovere il gruppo a cui fa capo o i contenuti non appropriati».
«Per quanto riguarda un fatto di reato accertato, l’iter che si segue è quello di tipo tradizionale - spiegano gli esperti della Postale - avvertiamo la Procura e di intesa con loro inviamo la segnalazione direttamente ai dirigente di questa piattaforma che la comunicano alle forze di polizia, queste a loro volta inviano la richiesta di oscuramento di un gruppo o l’acquisizione di maggiori dati per il proseguimento delle indagini alla autorità giudiziaria».
Sicuramente la sostituzione di persona è il reato maggiormente diffuso, assicurano gli esperti. E spiegano: «Ci sono state molte denunce da parte degli utenti per diffamazione: perchè è chiaro che la possibilità di ’postarè in gruppi determinati commenti può determinare fattispecie penali come l’ingiuria o l’offesa nei confronti della persona che ospita il commento oppure la diffamazione».
Purtroppo anche Facebook ha il suo volto scuro. Da formidabile strumento di comunicazione può diventare luogo per lo scambio di materiale pedopornografico: «Abbiamo ancora indagini in corso per riguardanti questo reato - dichiarano gli esperti della Postale - stiamo raccogliendo informazioni su soggetti che hanno utilizzato questa piattaforma per lo scambio di immagini pedopornografiche e recentemente abbiamo fatto anche degli arresti. Ma in molti casi la sede di Facebook a Palo Alto agisce in autonomia ed è in grado di fare un controllo dei contenuti molto efficace. Tantissimo materiale pedopornografico è segnalato da loro generalmente avendo l’obbligo di comunicare immediatamente, e non oltre i 10 giorni, tutto ciò che trovano di illecito perchè non facendolo rischiano multe molto elevate e in caso di recidiva si può arrivare alla sospensione della licenza».
Altro fenomeno recentemente studiato dagli investigatori e che si verifica su Facebook è invece quello del «trolling» ovvero provocare reazioni di protesta nella Rete tramite messaggi o siti provocatori. Scrivere di uccidere i down, o gli ebrei o dire di voler pubblicare i volti dei gay determina un’ondata di protesta e di indignazione prima da parte degli utenti e poi, una volta che la notizia arriva ai giornali, da parte della società civile; in realtà - spiegano - le indagini ci hanno rivelato che gli autori non hanno alcuna intenzione razzista ma stanno semplicemente giocando tra di loro in una sorta di gara che ha una graduatoria interna per vedere chi riesce a procurare il maggior livello di indignazione. E recentemente il web viene sfruttato con messaggi anche da organizzazioni antagoniste per fini politici.
Un mondo complesso, quindi, quello della Rete, ricco di sfaccettature: in esso Facebook è una dimensione che attira la curiosità delle nuove generazioni, giovanissimi che pur di avere un profilo sarebbero capaci di mentire ai propri genitori. Ma forse non tutti sanno che è espressamente vietato registrarsi al di sotto dei 13 anni e che la popolare piattaforma offre ampie pagine di consigli a chi decida di entrarne a far parte.
Rispetto a questa dimensione - raccomandano gli esperti della Polizia postale - i genitori dovrebbero cercare di accompagnare i figli nelle loro scelte e soprattutto conoscere i nuovi ambienti di socializzazione virtuale e sensibilizzarli nel capire che se mettono un dato sensibile come una foto di se stessi in pose sessualmente esplicite o in situazioni di intimità e la ’postanò difficilmente potranno eliminarla dalla Rete.
Quest’estate le sfide che il Web 2.0 ha fatto alla sicurezza in più occasioni hanno raccolto attorno a un tavolo autorità e rappresentanti dei social netwetwork. I disordini scoppiati a Londra e in altre città britanniche sono stati la scintilla dell’incontro tra rappresentanti di Facebook, Google e Research in Motion, il produttore del BlackBerry, da una parte e il ministro dell’Interno Theresa May dall’altra. Accantonata la proposta del governo, avanzata dopo le devastazioni, di silenziare all’occorrenza i social network o di proibirne l’uso a facinorosi noti, si sono esplorate le possibilità di una maggiore collaborazione per stroncarne l’uso criminale. Contrari a una limitazione dei social network gli stessi vertici della polizia che attraverso questi canali comunicano con i cittadini e dalle conversazioni on-line ’pescanò intelligence.
Appena un mese prima il sottosegretario alla Cultura e alle Comunicazioni Ed Vaizey si era consultato con i rappresentanti dei social network sulla possibilità di replicare anche nel Regno Unito «Delete me», il programma collaudato con successo in Norvegia che fa piazza pulita delle calunnie postate in Rete sul proprio conto. «Cancellami» serve a spuntare le armi dei cyberbulli che secondo una recente ricerca dell’Anglia Ruskin University colpiscono un adolescente su cinque. Prevalentemente di sesso femminile: come Holly Grogan, quindicenne spinta al suicidio nel 2009 dopo essere stata sommersa da un fiume di messaggi offensivi sulla sua pagina Facebook.
In Germania, invece, hanno tenuto banco gli «Spaßparty» che organizzati in Rete trasformano luoghi pubblici in campi di battaglia. Annunciato su Fb, lo scorso luglio nel Saarland, si è svolto il party più grande mai organizzato nel Paese: 69 arresti e tre poliziotti feriti, 100 mila euro il costo dell’intervento pubblico, ingenti i danni materiali. I colloqui di Facebook con politici, autorità locali e polizia hanno portato all’introduzione di una funzione che allerta l’estensore dell’invito e gli ricorda che si sta rivolgendo a una platea di 750 milioni di persone. Non c’è preoccupazione invece a Berlino, Monaco e Amburgo dove i social network servono a schivare i controllori sui mezzi pubblici: i «portoghesi» vengono allertati della loro presenza e scendono dal mezzo o corrono a procurarsi un biglietto. Questo articolo ha ricevuto 1706 visite.
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