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| Protesta per discriminazione, gay si prostituisce: niente macchina di cortesia |
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| «È vero, faccio la vita. A me la macchina serve solo per posizionarmi in attesa che si avvicinino i clienti, poi la lascio ferma, e salgo con loro» |
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| Giovedì 13 Ottobre 2011 |
| di La Sicilia |
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Siracusa - «Essere gay vuol dire subire giornalmente discriminazioni, soprattutto in una città piccola e provinciale come la nostra». È il grido d'indignazione di un giovane di 29 anni che racconta: «Un concessionario mi ha negato la possibilità di usufruire dell'auto di cortesia». È una storia che ha del paradossale e il giovane ha deciso di raccontarla. «Dieci giorni fa - racconta S. C. - ho portato la macchina all'officina del concessionario dove l'ho comprata un anno e mezzo fa». L'auto, racconta, presenta delle anomalie: una spia si accende sempre e il motore d'avviamento si surriscalda dopo l'accensione. «È un problema che non mi hanno mai risolto. Da qualche giorno i responsabili del concessionario hanno spedito la richiesta dei pezzi di ricambio alla casa madre. Sono passati diversi giorni e ancora aspetto». La macchina ha avuto un costo di 10mila euro. «La mia auto è stata nella loro officina fino a due giorni fa, in questo periodo solo per due giorni mi hanno dato una macchina di cortesia.
«Il concessionario - aggiunge il ventinovenne S. C. - mi ha visto di sera in viale Paolo Orsi, e il giorno seguente mi ha detto di riportare indietro l'auto». In quella zona della città è risaputo che alcuni gay, trans e donne, si prostituiscono. «È vero, faccio la vita. A me la macchina serve solo per posizionarmi in attesa che si avvicinino i clienti, poi la lascio ferma, e salgo con loro. Non ho mai usato la macchina per lavorare. Questa è una discriminazione nei confronti degli omosessuali. Mi sono ribellato più volte a questo status e modus vivendi, ma da solo le battaglie non si vincono mai. Si sa che l'unione fa la forza». E per questo motivo il giovane si è rivolto ad un'amica per avere una testimonianza di quanto gli accadeva. «Non riuscivo a credere alle scuse adottate dai dirigenti della concessionaria - afferma. - Ho per questo coinvolto un'amica, Carmela. Purtroppo le hanno risposto in maniera poco garbata. Lei si è semplicemente prodigata usando tanta calma e gentilezza ed ha spiegato come agisco quando lavoro». Questo articolo ha ricevuto 5670 visite.
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