 |
| Matrimonio gay in Canada, ma le partecipazioni contro lo stop alle auto, valgo anche a Milano |
 |
| Pur se minimo, è il riconoscimento di un diritto. Non era scontato. Oggi, ai due ragazzi, arrivano messaggi di congratulazioni da amici di mezza Italia |
 |
| Lunedì 10 Ottobre 2011 |
| di La redazione di Gaynews |
| in Primo piano |
|
 |
|
Le «partecipazioni» valgono da lasciapassare. Milano esce da due settimane di smog asfissiante. Da una cappa di aria nera. E quindi, oggi, tutti a piedi. Blocco del traffico con minime eccezioni: tra i pochi che possono usare l’auto ci sono sposi, parenti e invitati ai matrimoni. Per evitare la multa, bisogna mostrare la partecipazione. E fin qui, niente di nuovo, se non che per la prima volta, sulle strade deserte, avranno diritto a circolare i settanta invitati a un banchetto di nozze appena fuori città: sulla loro partecipazione c’è scritto «Daniele e Giuseppe». Matrimonio gay celebrato in Canada. E festeggiato a Milano. Città che, per quel che valgono le regole comunali di blocco del traffico, assicura parità alle unioni etero e a quelle omosessuali.
Partecipazione omo uguale partecipazione etero. Pur se minimo, è il riconoscimento di un diritto. Non era scontato. Oggi, ai due ragazzi, arrivano messaggi di congratulazioni da amici di mezza Italia: «Per voi è facile — dicono — a Milano avete come sindaco Pisapia». La voce gira. Sabato sera, in alcuni bar della città, si fa pure un brindisi: al matrimonio e alla piccola vittoria «legale».
La bomboniera è un piccolo barattolo di sciroppo d’acero. Questa è una storia che inizia a Toronto, lo scorso 16 agosto. Daniele ha 37 anni; suo marito, Giuseppe, 41. Il Canada è uno dei pochi Paesi al mondo (per questo sono volati fin là) che celebra matrimoni perfettamente legali anche tra non residenti. Officiante del rito (civile) un reverendo donna. Daniele e Giuseppe rientrano in Italia; per la legge il loro matrimonio non vale nulla. La festa però la organizzano. A Milano. E la vogliono tradizionale, con partecipazioni e bomboniere. «Sono simboli del matrimonio cattolico nel senso più comune — racconta Daniele — e questo ha creato qualche malumore nelle nostre famiglie».
Nelle scorse settimane però, mentre i due sposi preparano i festeggiamenti, cercano il ristorante, ordinano le bomboniere e spediscono le partecipazioni agli amici, su Milano si addensa l’alta pressione: poco vento, niente pioggia. Traffico pesante. E aria sempre più inquinata. Così scattano le misure antismog. E la coincidenza, infine, si compie. Nove ottobre: festa di Daniele e Giuseppe; giorno di blocco del traffico.
Eccolo, l’imprevisto. Daniele va a bussare in Comune, prima contatta l’assessore alle Politiche sociali (Pierfrancesco Majorino), poi il responsabile della Mobilità (Pierfrancesco Maran). Domanda: «Ma anche le nostre partecipazioni saranno valide come deroga per il blocco?». Alla fine viene contattato da un vigile. Che spiega: «Non preoccupatevi, i vostri inviti saranno equiparati a quelli di un matrimonio tradizionale, gli ospiti potranno tranquillamente uscire da Milano in auto. Pensate solo a festeggiare. E auguri». Qualcuno, nella comunità gay milanese, ripete una domanda: «Sarebbe potuta mai accadere una cosa del genere nel ventennio appena concluso di governo della destra in città?». Daniele riflette: «Qualche tempo fa la Corte costituzionale ha bocciato un ricorso per il riconoscimento legale del matrimonio, ma ha lasciato aperta la discussione sui singoli diritti delle coppie omosessuali. Questo è il punto: sono i singoli diritti che fanno la differenza. Come per le nostre partecipazioni». (Quotidianamente.it) Questo articolo ha ricevuto 3153 visite.
|
|
 |
|
| APPUNTAMENTI |
 |
|
|
|