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| Rimini: si finge donna in chat per approccio gay su Internet |
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| Dipendente pubblico riminese addesca ravennate fingendosi donna. Prima dell'appuntamento amoroso l'avrebbe obbligato a rapporti omossesuali e feticisti |
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| Giovedì 06 Ottobre 2011 |
| di La redazione di Gaynews |
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Rimini - Rischia di pagare salato per il ricatto gay a luci rosse. La parte offesa, un ravennate, che ieri si è costituito parte civile con l’avvocato Carlo Benini, ha chiesto un risarcimento di 500mila euro per i presunti danni morali subiti. L’estorsore, accusato anche di violenza sessuale, è un giovane di 28anni, sposato con 3 figli e dipendente di un ente pubblico riminese. La vittima è un quasi coetaneo adescato su internet e residente a Ravenna. Per raggiungere il suo scopo, il riminese, si è creato un account con un nome femminile e, fingendosi donna, è entrato in contatto con il ravennate a cui è riuscito a strappare un appuntamento.
“Ma prima di incontrarci - gli fa promettere - devi dimostrarmi di sapere essere carino con un mio amico”. Il ravennate accetta la sfida e non immagina neppure lontanamente che quell’uomo è lo stesso che su internet si spaccia per donna. Va all’appuntamento e accetta di sottostare a tutte le assurde richieste, alcune un po’ feticiste, dello sconosciuto, filmando, come prova, anche un video.
La fase due della torbida storia è l’estorsione. L’“amica” in chat, entrata in possesso del video, minaccia di mandare in giro il filmato se lui non continua a sottostare alle sue richieste. A questo punto il ravennate cede e denuncia la donna fatale incontrata su internet. Diversa la versione fornita dal padre di famiglia difeso dagli avvocati Piero Venturi e Francesco Vasini. “Era lui che voleva che io mi trasformassi per gioco in donna e si è inventato tutto per giustificarsi davanti ai genitori che hanno scoperto il suo vizietto”. Il processo inizia il 29 novembre. (RomagnaNoi.it) Questo articolo ha ricevuto 3751 visite.
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