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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Sull'outing spaccati i gruppi gay. 'Anche questa è macchina del fango'
Sull'outing spaccati i gruppi gay. 'Anche questa è macchina del fango'
Annunciata per il 23 su un sito registrato all'estero una lista di dieci politici "omosessuali e omofobi". E scoppia il caso: "Mossa volgare e violenta"
Venerdì 16 Settembre 2011
di Repubblica.it
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Roma - Una "pratica violenta" oppure un "atto dovuto e responsabile"? L'outing di massa, con la pubblicazione, a partire dal 23 settembre 1, di una prima lista di dieci politici omosessuali non dichiarati e omofobi, divide le associazioni dei gay e i militanti omosessuali. Una spaccatura netta sul metodo da seguire nella difficile lotta per garantire pari diritti alle persone Glbt. C'è chi respinge con fermezza l'outing, paragonandolo alla violenza omofoba di cui spesso sono vittime gli omosessuali. Chi, invece, è convinto che "dire la verità non significhi commettere una violenza". Con la differenza di Paola Concia, deputata lesbica del Pd, che, parlando di un "rimedio estremo", sottolinea quanto operazioni di questo genere "siano una consuetudine in America o nel Regno Unito". Le bacheche di Facebook, intanto, si stanno infiammando con commenti di critica e approvazione, analoghi a quelli che dividono la blogosfera.

Il giudizio più duro è quello di Paolo Patané, presidente di Arcigay, che non solo "si dissocia dall'operazione", ma la "condanna nella maniera più totale", arrivando a parlare di una "macchina del fango". "Quella che sollevo io è, intanto, una questione di pratica politica: un'associazione o un gruppo di individui che si battono contro le discriminazioni e la violenza, non lo possono certo fare con la violenza - sottolinea - E, inoltre, si tratta di una mossa davvero volgare, perché dopo essere stata astutamente lanciata, è stata improvvisamente camuffata dietro all'apparizione di un sito e di un gruppo di cybernauti non meglio identificati. Siamo di fronte ad una macchina del fango, fatta di persone senza volto; quella stessa macchina che da tempo inquina la politica italiana e il movimento Glbt".

Per il presidente della più grande associazione gay italiana, "questa becera operazione scandalistica offende la dignità delle persone. Tutti hanno il diritto alla sua privacy. Costringere le persone ad uscire allo scoperto è inaccettabile". Patané fa notare che Arcigay "custodisce i dati sensibili di decine e decine di migliaia di iscritti. Non escludo che ci possano essere nomi noti, ma non lo voglio sapere, perché possono essere solo queste persone a decidere cosa vuole fare della loro sessualità. Noi tuteleremo la loro privacy a spada tratta". Una posizione che trova d'accordo la leader di Digayproject, Imma Battaglia: "Non condivido l'outing, né dal punto di vista umano e né da quello politico. E, poi, come stabiliamo chi è omofobo? Chi vota contro la legge sull'omofobia è omofobo? Io non sono d'accordo. L'outing è un gesto aggressivo e violento, che invade incredibilmente la vita delle persone e sposta l'ago dell'attenzione da quello che è un problema politico". La Battaglia punta anche il dito contro il movimento omosessuale italiano, che "ha un livello di credibilità molto basso", grazie anche "ad operazioni del genere. Questa non è politica, ma è qualcosa che fa male ai gay e alle lesbiche".

Su una posizione intermedia si colloca Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, che punta sull'ironia: "Di questi tempi, l'unica notizia interessante di questa iniziativa sarebbe se venisse fuori che Berlusconi è gay, o bisex, o se ha avuto una relazione con George Clooney o se è la ragione della separazione tra Clooney e la Canalis". "Mi hanno chiamato e scritto molti gay - sottolinea poi Marrazzo - che sono contenti che finalmente ci sia qualcuno che fa i nomi, altri molto perplessi, altri decisamente contrari. Almeno sta facendo discutere. Ma non basta discutere e far vendere qualche giornale in più o leggere qualche blog in più. Una notizia più interessante sarebbe quella che i gay si mettono a fare politica sul serio e che puntano a entrare in massa in Parlamento per ottenere leggi, senza guardare dal buco della serratura". All'interno del Pd, Paola Concia esprime una posizione di mediazione: "Mi rendo conto che quello dell'outing è un rimedio estremo, che nasce anche da una condizione, quella degli omosessuali italiani, di cittadini senza diritti. Del resto, siamo di fronte a qualcosa che all'estero avviene regolarmente: si vuole punire l'incoerenza di certe persone. L'outing mette in evidenza una contraddizione, che è riassumibile nel motto italiano del 'predicare bene e razzolare male'".

Decisamente negativo il giudizio del vicepresidente del Pd e militante Glbt, Ivan Scalfarotto: "La pubblicazione di quei nomi è scorretta, volgare e violenta. Non è il mio stile. In genere in politica preferisco i toni civili del confronto sui contenuti, e penso che siamo di fronte ad una forma di vendetta". "Non sarà questo outing a migliorare la nostra condizione. Se qualcuno è così intrinsecamente 'coerentè da essere omofobo e gay ha bisogno di un ottimo psicoterapeuta. Io non combatto le persone, ma le loro idee", dice Scalfarotto che, intanto, ha lanciato una rete per i diritti delle persone Glbt all'interno del suo partito. Ha le idee molto chiare anche Giuseppina La Delfa, storica presidente dell'associazione Famiglie Arcobaleno, che, sulla sua pagina Facebook, difende, senza mezzi termini, l'operazione del gruppo di internauti anonimi (ispirati da Mancuso): "Mentre noi arranchiamo o moriamo uccisi o feriti da fratelli omofobi, mentre noi siamo rifiutati da genitori leghisti o cattolici integralisti, altri, seduti sui banchi del parlamento e del senato, quelli e quelle che votano leggi contro di noi o che ignorano le nostre difficoltà o le negano, vivono di nascosto la loro omosessualità. E nel buio delle stanze, nella vergogna e la paura, come topi di fogna, fanno compagnia a preti, vescovi e prelati di ogni tipo che quando non sono pedofili, rasando i muri come fantasmi o scendendo nelle cantine della vergogna, quelle delle loro teste malate, consumano sesso senza il coraggio di creare legami aperti e degni e facendo danni a se stessi e a tutti noi. Personalmente, verso questa gente, non avrei nessuno rimorso a trombettare alto e forte la loro omosessualità al pubblico".

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