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| 'L’Istat spende milioni per dirti se sei gay'. Ennesimo ridicolo titolo omofobo di Libero |
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| Ci risiamo: dopo il “corso per diventare omosessuali” che stava solo nella testolina dei giornalisti, Libero ci riprova con un altro titolo tragico, prendendosela stavolta con il censimento |
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| Venerdì 16 Settembre 2011 |
| di Giornalettismo |
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Ci risiamo: dopo il “corso per diventare omosessuali” che stava solo nella testolina dei giornalisti, Libero ci riprova con un altro titolo tragico, prendendosela stavolta con il censimento. “l’Istat spende 590 milioni per dirti se sei omosessuale Il presidente Istat Giovannini prova a negarlo, ma nel nuovo censimento c’è un espediente per rilevare il numero di coppie di fatto”, dice il giornale. Che è arrabbiato perché ci sarà, nel nuovo censimento, una crocetta da mettere per segnalare le convivenze tra gay. Il punto, vuole segnalare nell’articolo di Alessandro Dall’Orto, è che questi sarebbero soldi sprecati:
Cinquecentonovanta milioni (di euro) per sapere quanti cellulari abbiamo. Cinquecentonovanta milioni per sapere se in casa nostra c’è un collegamento internet, per sapere come ci riscaldiamo e – occhio alla finezza (poi capirete il meccanismo) – se conviviamo e, in caso affermativo, se con un uomo o con una donna. Tradotto (esagerandola un po’ – certo – per gioco, ma non troppo), dobbiamo pagare per dire se siamo omosessuali o no. Benvenuti nel censimento 2011, appuntamento decennale che costa applicazione e impegno, ma soprattutto molti soldi e viene naturale chiedersi se valga la pena investire tanto denaro. O se, forse, la spesa potrebbe essere minore, perché è vero che il censimento serve ad avere dati utili per davvero (oltre a pure questioni statistiche e sociologiche, i risultati possono aiutare ospedali o protezione civile in caso di emergenze), ma è anche vero che gran parte dei numeri – soprattutto nei piccoli centri – non subisce una cambiamento tale da richiedere ogni volta un lavoro totale. La spesa per ciascun abitante sarà di circa 10 euro, un livello più basso del costo pro capite del censimento Usa (34,4 euro) e lievemente più elevato di quello britannico (8,7 euro). I costi totali saranno suddivisi in 330,6 milioni per contributi agli organi di censimento (Comuni, Regione Val d’Aosta, Province autonome di Trento e Bolzano e ministero dell’In – terno), 220 milioni per spese correnti relative all’acquisto di beni e servizi, 8,6 milioni per spese in conto capitale (acquisto di strumenti tecnologici e informatici), 30,8 milioni destinati alla remunerazione del personale assunto dall’Istat a tempo determinato per il censimento.
Il tono dell’articolo, come vedete, è molto diverso:
Il via all’operazione conteggi è stato dato ieri e il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, ha definito questo come «Censimento 2.0» perché la principale novità, rispetto a quelli precedenti, è la compilazione online. Per la prima volta, cioè, i questionari saranno spediti per posta e le famiglie potranno compilarli via Internet, collegandosi al sito censimentopopolazione. istat.it e inserendo la propria password. Quella che verrà fotografata è la situazione al 9 ottobre 2011 e i primi risultati provvisori per Provincia e Comune saranno diffusi dall’Istat il 31 marzo 2012, mentre la popolazione legale sarà disponibile entro il 31 dicembre 2012. Pagare per raccontare i fatti propri. Sì, detta così è un po’ tirata, ma rende l’idea. Perché la grande attesa era legata all’aspetto sesso.
Ed è qui che affonda il coltello:
Il presidente dell’Istat precisa che nel questionario «non c’è alcuna valutazione delle scelte sessuali né delle coppie omosessuali». E spiega che «nel precedente censimento (quello del 2001) c’era stata confusione tra chi aveva dichiarato una convivenza anagrafica e chi si era classificato in modo non chiaro. Ora invece c’è una chiara indicazione su come compilare il questionario». Al capitolo “Notizie anagrafiche”, nella parte che riguarda “Relazione di parentela o di convivenza con l’intestatario del Foglio di famiglia” c’è una risposta che potrebbe permettere di fotografare le convivenze tra persone dello stesso sesso. Si tratta di quella che dice: “convivente in coppia con l’intestatario”, da non confondersi con altre situazioni di “coabitazione senza legami di coppia, parentela o affinità” pre – viste in un’altra risposta. Oplà, metodo perfetto per consentire di contare le coppie omosessuali.
Cioé, è uno scandalo nevvero? Figuratevi se si scoprisse che sono di più dei milioni che il contributo pubblico regalava a Libero, prima che finalmente l’Autority fermasse questa ruberia. (di Dario Ferri) Questo articolo ha ricevuto 4472 visite.
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