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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Stretta di mano D'Alema-gay sui matrimoni: «Un equivoco»
Stretta di mano D'Alema-gay sui matrimoni: «Un equivoco»
Finisce con una stretta di mano e un chiarimento a Bologna la polemica - tramite agenzie di stampa e youtube - tra Massimo D'Alema ed il mondo gay
Mercoledì 14 Settembre 2011
di l'Unità
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Massimo D'Alema intervistato da Diego Bianchi (in arte Zoro) a un dibattito alla festa de l'Unità di Ostia il 9 settembre ha detto che il matrimonio «come è previsto dalla Costituzione del nostro Paese, se non la si cambia, è l'unione tra persone di sesso diverso finalizzata alla procreazione. Tra l'uomo e la donna, questo dice la Costituzione». Quelle parole finiscono su youtube e quattro giorni dopo, il 13, scoppia la polemica con le associazioni gay, Arci inclusa, e con Paola Concia del Pd. “Polemica esagerata”, stigmatizza il presidente del Copasir ed espondente del Partito Democratico, che rivendica l'aver sempre difeso il suo impegno per la difesa «i diritti degli omosessuali contro ogni forma di discriminazione e di omofobia».

Le associazioni dapprima lo criticano, promettono un blitz alla festa di Bologna. Lì nella serata del 13 settembre il presidente di Arcigay Patané e di Arcilesbica Elisa Mancini tengono un incontro aperto ai cronisti con D'Alema che si chiude con una stretta di mano e le scuse del presidente del Copasir "per un equivoco".

«Chiedo scusa per l'equivoco - ha detto stasera D'Alema a Bologna -. Può darsi che i miei riferimenti al testo costituzionale siano stati rozzi, che non mi sia espresso con chiarezza. Non ho mai detto che la Costituzione impedisce il matrimonio omosessuale. Ho detto che siamo in un Paese con una storia e una tradizione». Nel quale la lotta per i diritti deve fare i conti «con un ragionevole compromesso» tra «l'allargamento dei diritti per persone che convivono» e «la sensibilità di un mondo cattolico che si sente urtato». Sensibilità che - precisa - non è la sua: «Non ho la remora di definire il matrimonio un sacramento». D'Alema si è però anche detto «colpito» che le sue frasi, «o meglio spezzoni di un discorso durato tre ore», siano state riportate dopo quattro giorni, «quasi a voler mettere benzina sul fuoco»

LA POLEMICA SULLA FRASE DI D'ALEMA

Le associazioni omosessuali non concordano. «Parole talmente rozze da risultare incredibili», dichiara il presidente di Arcigay, Paolo Patanè: «intanto D'Alema finge di dimenticare che non esiste nessuna relazione tra matrimonio e procreazione, perché il matrimonio non è diritto esclusivo delle coppie che possono procreare. Poi confonde tra matrimonio civile e religioso, dimenticandosi che esiste una differenza tra cittadini e credenti e tra Stato e Chiesa. E infine dimentica la sentenza della Corte costituzionale 138 del 2010, che parifica i diritti delle coppie conviventi dello stesso sesso a quelli delle coppie coniugate eterosessuali». Secondo Patanè, «le parole del leader minimo sono la conferma di un'alleanza con l'Udc.

«Caro D'Alema – interviene la deputata Anna Paola Concia - la tua dichiarazione sui matrimoni gay è la prova provata che non sei un cinico, come vieni sempre descritto, altrimenti non avresti detto quelle corbellerie. Forse - conclude - ti sei sentito un cinico perché pensavi di sedurre l'Udc, ma sappi che Casini quel matrimonio con te, non lo vuole proprio fare. Questo modo di fare politica non aiuta certo il Partito Democratico; al contrario non fa altro che avvelenare i pozzi».

D'Alema replica attraverso: non ho fatto «compromessi deteriori su questioni di principio» citando il testamento biologico e legge 40. «Con il centrosinistra abbiamo fatto una legge che riconoscendo i diritti delle persone che convivono non ammetteva tuttavia il matrimonio gay. Distinguendo tra diritti individuali delle persone e l'istituzione del matrimonio. Io difendevo quel compromesso perché‚ mi sembra equilibrato tra l'esigenza di tutelare i diritti della persona e le convinzioni di tutti quegli italiani che pensano che il matrimonio sia un'altra cosa. Sulle unioni di fatto non ho detto nulla di scandaloso».

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