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| Il sindaco si è detto favorevole all'idea di organizzare a Bologna il Gay Pride 2012 |
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| Piano di giunta e Arcigay: logo ai negozi gay friendly. Ok dell'assessore Monti ma l'Ascom è contraria. Immediato il no della Curia e del Pdl che non assumono però posizioni apertamente ostili |
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| Domenica 04 Settembre 2011 |
| di Corriere di Bologna |
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Bologna - A Padova l'idea ha già fatto discutere: un bollino con la scritta «gay friendly» su fondo arcobaleno da affiggere all'ingresso di ristoranti, alberghi e bar che accettano di buon grado la clientela omosessuale. Immediato il no della Curia e del Pdl che non assumono posizioni apertamente ostili ma affermano che l'integrazione non si favorisce così, anzi si rischia una ghettizzazione al contrario. A Bologna, finora, se n'è parlato solo dietro le quinte, ma l'idea di mettere in piedi un'iniziativa analoga a quella padovana circola già da tempo all'interno di Arcigay.
E l'assessore comunale al Commercio Nadia Monti non nasconde il suo entusiasmo. «Qualsiasi proposta serva a favorire l'integrazione è benvenuta», dice Monti, che ne ha già discusso con il leader di Arcigay Emiliano Zaino. Continua l'assessore: «A me, più che un bollino con la scritta gay friendly' piacerebbe un bollino friendly' a basta, per sottolineare che siamo contrari a qualsiasi forma di discriminazione, non solo nei confronti della comunità lgbt (lesbiche, gay, bisex e trans, ndr) ma anche verso disabili, anziani, persone di colore».
Tra la Monti e Zaino sembra esserci totale identità di vedute. «C'è un grosso progetto in ballo», dice il leader di Arcigay, ricordando che a Bologna l'abitudine di affiggere una bandiera arcobaleno, simbolo identitario della comunità omosessuale, era già diffusa in passato. «Vorremmo fare un'iniziativa diversa dal passato prosegue Zaino . Ci preme coinvolgere non solo le associazioni lgbt, ma anche i disabili, i gruppi antirazzisti. Ovviamente sarà fondamentale il coinvolgimento delle istituzioni». Tutti d'accordo? In realtà, la strada è più impervia di quanto sembra. Perché, al di là di chi tradizionalmente non vede di buon occhio le rivendicazioni dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere, sull'opportunità del bollino si interroga anche chi, per sensibilità politica o personale, dovrebbe andare a nozze con la bandiera arcobaleno. Due giorni fa, il sindaco Virginio Merola, ospite del circolo gay Il Cassero (dove si svolgeva la festa di matrimonio del capogruppo Pd Sergio Lo Giudice con Michele Giarratano, che si sono sposati da poco a Oslo) ha detto che gli piacerebbe ospitare a Bologna il Gay Pride 2012. Solo che poi il sindaco ha ribadito: «E comunque Bologna è già gay friendly, non ha bisogno di etichette». Insomma, il bollino integra o chiude in un recinto? Monti è convinta che alla fine la proposta andrà in porto: «Ne ho parlato con Merola, il progetto è avviato. Virginio ha già manifestato grande apertura su questa tema dicendo che vorrebbe ospitare qui il Gay Pride. È vero: Bologna è già gay friendly, si tratta solo di promuovere una cultura che abbiamo. Il bollino può essere un segnale, un simbolo, ma l'obiettivo è quello di includere tutte le minoranze. Ovviamente dobbiamo parlarne con le associazioni di categoria, a partire dai commercianti».
Peccato però che da Ascom arrivi già un primo «no»: «Io sul mio negozio il bollino non lo metterei dice il presidente Enrico Postacchini . Non mi risulta che a Bologna ci siano locali che non accettano i gay, anzi sono i benvenuti dappertutto e sono anche ottimi clienti, lo dico io che ho un negozio di abbigliamento. A me non interessa se un cliente è gay, lesbica o playboy. E poi mi chiedo: chi non mette il bollino che fa? Viene discriminato al contrario?». Questo articolo ha ricevuto 5340 visite.
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