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| Gibellina: Corrao, il bagno poi l'omicidio. Il delitto nelle parole del domestico |
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| Saiful Islam ha raccontato nei minimi particolari come ha ucciso l'ex sindaco. Ma ancora non è chiaro cosa abbia scatenato la furia del ragazzo. Giovedì i funerali |
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| Martedì 09 Agosto 2011 |
| di la Repubblica - Palermo |
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Lo ha lavato nella vasca da bagno, poi insieme all'ex senatore Ludovico Corrao è andato in camera da letto e lì lo ha colpito con una statuetta in avorio e poi l'ha sgozzato con un coltello. Quindi è uscito dalla stanza, ma prima di telefonare ai carabinieri per confessare il delitto è tornato nell'appartamento e ha infierito sul cadavere, tagliando le vene ai polsi e colpendolo al torace. E' il racconto che Saiful Islam, il domestico di 21 anni reo-confesso, ha fatto agli investigatori che lo hanno ascoltato per diverse ore nel tentativo di capire qual è il movente dell'omicidio dell'ex sindaco di Gibellina (Tp), Ludovico Corrao di 84 anni, ucciso ieri nella sua camera da letto nell'edificio che ospita la Fondazione Orestiadi. L'assassino, ha raccontato agli investigatori, avrebbe anche pensato al suicidio: ha tentato di farsi investire da alcune auto. Il ragazzo, che viveva nella Fondazione fin dall'età di 12 anni e da un paio di anni accudiva l'ex parlamentare, è stato rinchiuso nel carcere di Marsala, dove nei prossimi giorni verrà ascoltato dal gip.
Corrao aveva assunto Saiful Islam due anni fa. Il ragazzo viveva in un appartamento attiguo a quello dell'ex parlamentare e presidente della Fondazione. I due passavano molto tempo insieme, passeggiando sottobraccio a Gibellina e ad Alcamo, città d'origine del politico. Non è ancora chiaro quale sia stata la scintilla che abbia scatenato il raptus omicida.
Tra i due, raccontano amici e parenti, i rapporti erano buoni; il ragazzo spediva parte dello stipendio alla famiglia in Bangladesh per pagare gli studi a un fratello e da qualche giorno stava facendo pratica per prendere la patente, grazie proprio all'aiuto di Corrao. Ma dalle indagini emerge che i due nei giorni scorsi avevano avuto dei diverbi, tant'è che il domestico sembrava svogliato e rispondeva in ritardo alle sollecitazioni dell'ex parlamentare: Corrao in più d'una occasione avrebbe manifestato ai propri collaboratori il disagio per le difficoltà finanziarie della Fondazione dovute ai tagli ai contributi pubblici col rischio di dovere licenziare qualcuno. Il domestico temeva di perdere il posto di lavoro, ma su questo punto gli investigatori sono cauti: stanno cercando di capire se quello del domestico era solo un timore o se Corrao, in effetti, gli avesse comunicato qualcosa.
Sul fronte delle indagini l'autopsia, fissata inizialmente per oggi pomeriggio è stata rinviata a domani. Il Comune di Gibellina, del quale Corrao era stato sindaco per più di 20 anni e protagonista della rinascita dopo il terremoto, ha proclamato tre giorni di lutto cittadino. I funerali verranno celebrati giovedì mattina, alle 10, nella Chiesa Madre di Gibellina: "Noi ci stiamo organizzando per celebrare i funerali giovedì - ha spiegato il sindaco di Gibellina Rosario Fontana - ma siamo in attesa del nulla osta del magistrato perchè la salma deve prima essere restituita alla famiglia".
Corrao era separato e padre di tre figli: Antonella, che dormiva con la figlia 17enne in un altro appartamento della Fondazione ma che non ha sentito nulla tanto da essere stata svegliata dai carabinieri; Francesca, che sta rientrando da Cogne dove era in vacanza, e Vincenzo, che lavora negli Stati Uniti.
L'ex senatore era un personaggio molto eccentrico, che vestiva in modo vistoso indossando cappelli a larghe falde e lunghe sciarpe bianche. Anche per questo motivo non passava di certo inosservato. Nel 1975 era stato vittima di un attentato intimidatorio: una carica di esplosivo venne piazzata nella sua villa sul Monte Bonifato, nei pressi di Alcamo (Tp), il paese dove era nato. Secondo gli atti dell'inchiesta nell'atto intimidatorio era coinvolto un giovane tunisino che aveva rapporti con l'esponente politico.
A Gibellina era amato, quasi adorato. Ma la sua fama oltrepassava i confini nazionali. "Non posso credere che Ludovico sia morto", dice Abderrahmen Ben Mansour, il console tunisino in Sicilia. La salma è stata trasferita nella chiesa del cimitero di Gibellina (Tp). Il sindaco, Rosario Fontana, ha proclamato tre giorni di lutto cittadino. La camera mortuaria sarà allestita nel municipio. Il pm non ha ancora deciso se disporre l'autopsia.
Ludovico Corrao, che aveva svolto la professione di avvocato difendendo come legale di parte civile Franca Viola, la prima donna in Sicilia a ribellarsi al matrimonio "riparatore", era una figura molto nota negli ambienti politici e intellettuali. Sindaco di Gibellina negli anni del post terremoto, è stato uno dei protagonisti della ricostruzione del Belice, favorendo la rinascita della città dopo il sisma con l'intervento di artisti e architetti di grido, da Consagra a Burri, da Schifano a Pomodoro.
Attivista delle Acli, nel 1955 era stato eletto all'assemblea regionale siciliana nella lista della Dc. Alla fine degli anni '50 era stato tra i promotori del "milazzismo", l'esperimento politico promosso da Silvio Milazzo che creò un'alleanza trasversale tra ex democristiani, esponenti del Pci e del Msi. Eletto per la prima volta alla Camera nel 1963 nelle fila del Pci come indipendente di sinistra, dal 1968 era stato confermato al Senato nella IV e V legislatura nel collegio di Alcamo. Nel 2001 si era candidato al Senato nelle liste di Rifondazione Comunista, senza però essere eletto.
La sua attività culturale proseguì, dopo la fine del cammino parlamentare, con la nascita della Fondazione Orestiadi di Gibellina, che presiedeva. Corrao, personaggio eccentrico che vestiva in modo vistoso indossando cappelli a larghe falde e lunghe sciarpe bianche, con la Fondazione aveva voluto proseguire il suo "sogno" di rinascita culturale e civile dei paesi della Valle del Belice rasi al suolo dal terremoto 43 anni fa. Questo articolo ha ricevuto 8372 visite.
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