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| Rovigo: poliziotta gay condannata per molestie e ingiurie |
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| La sentenza del giudice monocratico, Rossella Materia, riconosce un notevole alleggerimento delle responsabilità ipotizzate dal pm che aveva chiesto la pena di un anno di reclusione |
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| Giovedì 21 Luglio 2011 |
| di Corriere del Veneto |
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Rovigo - Condannata a 300 euro di ammenda per molestie a una ex partner e a 160 per ingiuria a un'altra donna amica di quest'ultima, ma assolta dalle accuse di violenza privata e ingiurie, oltre che di aver molestato altre cinque conoscenti. Si conclude così in primo grado il processo a Luana Zanaga, la poliziotta rodigina, 41 anni, ora in servizio nella Questura di Treviso, nota per aver dichiarato pubblicamente la propria omosessualità e averla collegata a presunte discriminazioni sul lavoro. La sentenza del giudice monocratico, Rossella Materia, riconosce un notevole alleggerimento delle responsabilità ipotizzate dal pm che aveva chiesto la pena di un anno di reclusione. La prima denuncia è della primavera 2008 quando una rodigina, separata dal marito, si presenta in Questura perché si sarebbe sentita perseguitata da Zanaga, con la quale ha da poco chiuso una relazione sentimentale. Cadute nel vuoto le accuse di atteggiamenti minacciosi che avrebbero visto anche l'uso della pistola d'ordinanza, è rimasta in piedi l'accusa di molestie, limitatamente al periodo tra aprile e maggio 2008, quando Zanaga avrebbe continuato a cercare l'altra donna, sebbene questa avesse espresso la volontà di troncare ogni rapporto.
L'agente di polizia, inoltre, dovrà pagare all'ex amica duemila euro di danni morali, oltre alle spese legali. «Siamo soddisfattissimi -spiega l'avvocato Fulvio Pellegrino, legale di Zanaga -sono caduti otto capi di imputazione su nove, sgretolando il castello accusatorio. Siamo pronti all'appello» . E di esito positivo parla anche l'avvocato Sofia Tiengo, difensore della ex partner della poliziotta, la sola a essersi costituita in giudizio. Zanaga era diventata, appunto, celebre per le sue dichiarazioni contro le discriminazioni di cui sarebbe vittima sul posto di lavoro per la sua omosessualità. Le interviste rilasciate l'avevano portata a un procedimento disciplinare nei suoi confronti, avviato dalla Questura di Padova, dove all'epoca era in servizio, per non aver avuto le necessarie autorizzazioni prima di parlare con i mezzi di informazione. Nel gennaio scorso, l'agente era stata assolta anche da un'accusa di peculato, per l'ipotesi rivelatasi infondata di avere utilizzato il telefono di servizio per telefonare al cellulare della sua compagna. Questo articolo ha ricevuto 3809 visite.
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