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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Matteo e Matteo: 'Sposarci a New York, il sogno è vicino'
Matteo e Matteo: 'Sposarci a New York, il sogno è vicino'
L´abito è già stato preso: un Balenciaga nero e bianco. I testimoni sono stati convocati. Il sì del partner è scontato. Ma sulle partecipazioni manca la data e anche il luogo dell´evento
Martedì 28 Giugno 2011
di la Repubblica - Bologna
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Bologna - L´abito è già stato preso: un Balenciaga nero e bianco. I testimoni sono stati convocati. Il sì del partner è scontato. Ma sulle partecipazioni manca la data e anche il luogo dell´evento: un dettaglio di non poco conto. Matteo sogna di sposare il suo Matteo nella New York che ha appena aperto alle nozze omosessuali, fra il giubilo della comunità gay nelle strade del Greenwich village e la preoccupazione delle alte sfere della Curia a stelle e strisce. L´idea iniziale era la rutilante e spumeggiante Las Vegas, ma le nozze potrebbero essere anticipate e spostate in una location in questo momento più simbolica.

Hanno lo stesso nome ed età diverse, i promessi sposi: Matteo Cavalieri, 26 anni, lavora al Cassero, ed è appena stato eletto consigliere Pd al quartiere Porto; Matteo Giorgi, 36, suo compagno da sei anni, fa il giornalista musicale. Lo scoglio al tanto atteso sì non sono affatto tensioni in famiglia: la coppia è ben accolta e il loro legame è più che rispettato. Il guaio sono, piuttosto, quei trenta giorni necessari per l´entrata in vigore della nuova legge. E una probabile, lunghissima lista d´attesa - di chi, da anni, attendeva una notizia del genere - che rischia di concedere ai Matteo un´opportunità solo ad aereo già partito per l´Italia.

Ma loro non demordono: «Partiamo dall´Italia il 25 luglio, saremo a New York a inizio agosto - spiega Cavalieri - , quando là le nozze saranno formalmente già possibili. Noi stiamo cercando di produrre i documenti, i nostri amici che vivono nella Grande mela ci stanno dando una mano». Non sembrano ostacoli insormontabili: «Dobbiamo dimostrare di non avere legami con altre persone», insomma di non ricadere nella bigamia. «Da quel che ci risulta il fatto di non essere residenti negli Stati Uniti non ci impedirebbe di sposarci». Ma resta da capire se c´è ancora una mezz´ora libera in qualche municipio dello Stato di New York per scambiarsi la solenne promessa prima di fare il check-in.

Il matrimonio doveva essere nella patria dell´effimero e della fantasia, Las Vegas. «Avevamo fatto questa scelta perché fosse simbolica», racconta Matteo Cavalieri, ma ora la cornice di New York aggiungerebbe una valenza ben più forte. «Perché voglio sposarmi? Perché qui in Italia è vietato, e io nell´istituzione del matrimonio vedo il riconoscimento di diritti e doveri». C´è il diritto del compagno a non svelare i dettagli del suo abito nuziale, e c´è un dovere cui il Matteo più giovane non ha ancora ottemperato: «Dirlo a mia nonna. So già che piangerà. Di gioia».

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