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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Milano: coppie di fatto,
Milano: coppie di fatto,"Sarà un cantiere per i diritti civili"
A Milano l'obiettivo dell'amministrazione Pisapia è un registro che garantisca "la pluralità delle comunioni di vita" ma anche l'accesso a servizi pubblici, spiega l'assessore Majorino
Sabato 25 Giugno 2011
di la Repubblica - Milano
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Milano - A Palazzo Marino parte il percorso per trasformare in realtà il registro delle unioni civili. «È un punto del programma ed è indiscutibile»,dice l’assessore alle Politiche sociali e alle famiglie Pierfrancesco Majorino. Che, nelle prossime settimane, aprirà quello che definisce un «grande cantiere» per «confrontarsi con tutti coloro che vogliono portare un contributo alla discussione, anche critico». Un dibattito, però, che dovrà arrivare lì: al registro comunale delle coppie di fatto. «Per far uscire Milano dallo scantinato dei diritti civili» rivendica Majorino.

In passato il centrosinistra ha provato più volte a far approvare l’idea. Ma il consiglio comunale, nel 2008, bocciò la mozione (firmata anche da alcuni liberal di centrodestra) che chiedeva l’istituzione dei “Dico alla milanese”. Adesso, però, si parte davvero. E il modello, spiega l’assessore, «è quanto fatto a Padova da Flavio Zanonato che ha formalizzato una sorta di anagrafe dove si possono registrare le coppie di fatto». D’altronde, era scritto chiaramente nel programma dell’attuale maggioranza: «Vogliamo un registro per i diritti». Per «riconoscere la pluralità delle forme di comunione di vita, con l’impegno dell’amministrazione a promuovere la parità e contrastando ogni discriminazione in tutti i settori dell’attività del Comune».

Lo stesso Giuliano Pisapia, a pochi giorni dal ballottaggio, aveva rilanciato il registro strappando un applauso alla platea delle Acli: «So che c’è perplessità aveva dichiarato ma voglio dire che per me questo significa riconoscere una realtà che esiste, non metterla sullo stesso piano con la famiglia costituzionalmente riconosciuta. Io non mi sento di discriminare un figlio che nasce in un’unione di fatto rispetto a uno nato nel matrimonio». Majorino, che domani andrà a salutare i manifestanti del Pride, rilancia: «Ci confronteremo con tutte le associazioni, ascolteremo tutti coloro che vogliono portare un contributo a cominciare dai consiglieri comunali. Milano deve diventare un laboratorio di buone pratiche e di scelte di innovazione istituzionale che la facciano diventare una città amica dei diritti civili». Anche abbattendo qualche barriera: «Trovo insopportabile aggiunge la contrapposizione strumentale tra i diritti civili e le politiche per le famiglie, perché non si tratta di una posizione contro l’altra».

Ma a cosa servirà il registro? Nel programma elettorale il centrosinistra chiariva che «il registro delle unioni civili che il Comune intende istituire non è un atto simbolico, ma funzionale all’adozione di politiche e di atti non discriminatori». Certo, per rendere concreta la rivoluzione ci vorrebbe una legge nazionale. «Ma in attesa di questa legge che rimane lo strumento prioritario spiega Majorino il registro può indicare una strada. Oltre a un valore simbolico, può essere anche un passo in avanti concreto per il riconoscimento materiale di alcuni diritti relativi all’accesso ai servizi del Comune». Quali? Nella mozione del 2008 mai approvata dall’aula, ad esempio, si discuteva del riconoscimento del punteggio del nucleo familiare nelle graduatorie per la casa popolare. «Ma anche di quanto possa essere ampio il passo in avanti concreto conclude l’assessore siamo pronti a discutere». Il percorso, però, è iniziato. (di Alessia Gallione)

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