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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Garavaglia (Pd): il gay pride? Lede l’onore di Milano
Garavaglia (Pd): il gay pride? Lede l’onore di Milano
«La decisione di concedere addirittura il patrocinio del Comune mi lascia perplessa perché rischia di offendere la sensibilità di molti cittadini che hanno votato per Pisapia»
Sabato 18 Giugno 2011
di La redazione di Gaynews
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Milano patrocinerà il Gay Pride. Non significa semplicemente che l’amministrazione consentirà la manifestazione, ma qualcosa di più. Sui vessilli e gli striscioni dalla kermesse apparirà il logo del capoluogo lombardo. Ad indicare una partecipazione e un immedesimazione nelle ragioni di chi, il 25 giugno, sfilerà tra le strade meneghine. Si tratta di uno tra i primi atti della giunta Pisapia che all’unanimità (12 voti su 12) ha scelto in tal senso. Una decisione che lascerà molti scontenti. Non è escluso che i più, anche tra chi ha votato Pisapia, non siano convinti della legittimità o della necessità di un simile provvedimento. Anche qualche esponente di spicco delle forze politiche che lo hanno sostenuto dissente profondamente dal patrocinio. Maria Pia Garavaglia, onorevole del Pd, è convinta che «ogni associazione debba avere il diritto di manifestare in libertà e sicurezza nelle strade e nelle piazze delle nostre città. Da cattolica praticante impegnata in politica nel Partito Democratico ritengo che il Comune di Milano, guidato dalla nuova giunta di Giuliano Pisapia abbia fatto bene a permettere che si svolga il Gay Pride nel capoluogo lombardo».

Detto questo, «la decisione di concedere addirittura il patrocinio del Comune – continua - mi lascia però perplessa perché rischia di offendere la sensibilità di molti cittadini che hanno anche appoggiato e votato per Pisapia». Il richiamo al recente Europride di Roma è obbligato: «l'evento romano ha dimostrato che spesso queste manifestazioni possono sfuggire al controllo degli stessi organizzatori».

Non è da escludersi, quindi, che la Città possa risentirne negativamente. «Non credo – aggiunge - che il Comune di Milano sia in grado di assicurare che il Gay Pride non possa ledere l’onorabilità della città. Per questi motivi – conclude -, nel totale rispetto degli omosessuali che non mi permetto di giudicare, non mi trovo d’accordo con questa scelta». Anche Emanuela Baio, senatrice di Api, ex Pd, crede che «il Comune debba consentire lo svolgimento di tutte le manifestazioni, purché nel rispetto della sicurezza e delle regole della convivenza all’interno della città». Pure qui, c’è un distinguo: «Tuttavia - dice -, il patrocinio, in questo momento, non rappresenta certo la priorità per Milano». E, di sicuro, non lo rappresenta per le politiche familiari.

«Che due persone dello stesso sesso si amino e decidano di vivere insieme, è una scelta rispettabile. Ci mancherebbe altro che lo Stato discriminasse qualcuno perché gay», afferma. Cosa ben diversa, secondo la prospettiva cittadina, la convivenza Gay: «non ha alcuna rilevanza del punto di vista amministrativo», precisa la senatrice. Quali sono dunque, le priorità? «Per quanto riguarda le famiglie milanesi, la priorità è dar loro sostegno economico e sociale in tutti quei casi in cui esse ne abbiano necessità». Per “famiglie” intende «le famiglie composte da marito e moglie senza figli, le famiglie con figli, le coppie di anziani senza figli. E poi ci sono le famiglie “spezzate”: madri o padri che devono curare in solitudine i figli, e che spesso si rivolgono al Comune perché non ce la fanno».

Plaudirà, quindi, la scelta di mutare la delega di Pierfrancesco Majorino (Welfare), da “alla famiglia” in “alle famiglie”? «Se il plurale indica le diverse tipologie di cui ho parlato prima, nessun problema. Se indica, invece, qualcosa che va oltre il principio costituzionale, oltre il diritto di famiglia, le leggi sulle politiche sociale, la 328, e tutte le norme dello Stato in materia, allora non è una scelta condivisibile».

Tornando alla decisione di Pisapia di concedere il patrocinio, ne emerge un dato politico: «I milanesi hanno creduto in Pisapia e nella sua squadra. Il Terzo Polo, e specificatamente l’Api (non è casuale la presenza di Bruno Tabacci in giunta) ha contribuito alla sua vittoria. Misureremo le scelte del neo-sindaco a partire dal prossimo bilancio. Io mi auguro che l’Api si ritroverà in tali scelte e che saranno dati dei sostanziali sostegni alle famiglie». (Ilsussidiario.net)

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