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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Trieste: «Non e' gay», annullato il permesso di soggiorno
Trieste: «Non e' gay», annullato il permesso di soggiorno
A Trieste riformato il provvedimento che concedeva l’asilo a un cittadino tunisino. Lo straniero lo aveva richiesto dicendo che, se fosse tornato nel suo Paese, sarebbe stato perseguitato perchè gay
Mercoledì 15 Giugno 2011
di Il Messaggero Veneto
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Trieste - La Corte d’appello di Trieste ha annullato la sentenza con la quale, qualche mese fa, il tribunale aveva concesso a un quarantenne tunisino residente a Udine, un permesso di soggiorno umanitario. Lo straniero lo aveva richiesto dicendo che, se fosse tornato nel suo Paese, sarebbe stato perseguitato perchè omosessuale. Inizialmente le sue ragioni era state accolte dal tribunale di Trieste. Ma la Procura di Trieste ha impugnato il pronunciamento, sottolineando che «l’omosessualità era solo presunta, visto che l’unica cosa nota era che il tunisino si prostituiva con uomini ed era stato condannato a 3 anni di carcere per aver rapinato un cliente».

Ciò, secondo il pm del capoluogo giuliano, «è ben diverso dall’essere omossessuale». «Inoltre, la dichiarata omosessualità non era nota in Tunisia, quindi nessuno avrebbe compiuto azioni ai danni del tunisino». Al reclamo del pm triestino aveva aderito anche il ministero. Non solo: nel provvedimento si sottolinea anche che il quarantenne «è tornato 5 volte in Tunisia per 20-25 giorni (una volta anche per 90 giorni) senza che nessuno gli torcesse un capello. E il fatto poi che il tunisino fosse cristiano non significa nulla: migliaia di cristiani vivono in Tunisia senza conseguenze». Secondo quanto risulta dalla documentazione di questo procedimento giudiziario, lo straniero avrebbe raccontato di aver avuto qualche problema in Tunisia in un’unica occasione in cui sarebbe stato aggredito e sarebbe poi riuscito a scappare in Turchia.

Il racconto è stato giudicato dal tribunale «talmente fantasioso, rocambolesco e lacunoso da non essere credibile. Ma anche a voler credere a quanto riferito, va detto che i fatti sono indice di episodi criminali, indipendenti dalla sua omosessualità e dal suo credo religioso, visto anche che poi lo straniero, semplicemente pagando una modesta somma ha riottenuto la libertà». Sempre seguendo la motivazioni alla base della recente decisione della Corte d’appello, va ricordato che il questore di Udine il 19 marzo 2010 aveva disposto l’espulsione del tunisino elencando, tra l’altro, i reati compiuti e le pene irrogate.

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