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| Ecologia, quote rosa e mobilita': la "rivoluzione" senza scosse di Pisapia |
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| E adesso «benvenuti nel favoloso mondo di Pisapie», per chiosare la fortunata satira che ha impazzato sul web facendo il verso agli incubi agitati da Berlusconi e Bossi nel caso vincesse Pisapia |
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| Martedì 31 Maggio 2011 |
| di La Stampa |
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E adesso «benvenuti nel favoloso mondo di Pisapie», per chiosare la fortunata satira che ha impazzato sul web facendo il verso agli incubi agitati da Berlusconi e Bossi nel caso a Milano vincesse l'avvocato ex Rifondazione: una metropoli infestata da zingari, gay, extracomunitari e ladri di auto. Alla fine Giuliano Pisapia ha vinto davvero riportando il centrosinistra al governo della città dopo 18 anni e, a guardare i flussi, grazie a un bel gruzzolo di voti moderati.
Piuttosto lo storico cappotto fa quasi paura per le aspettative che solleva. A Milano non esiste una classe dirigente di sinistra rodata all'amministrazione. Negli ultimi 15 anni ha vivacchiato un'intera generazione votata alla sconfitta. Dunque scegliere le persone giuste sarà fondamentale, ci sono almeno 4-5 temi chiave che incombono. «Discontinuità senza stravolgimenti», sarà il motto di Pisapia.
Expo 2015 è la prima patata bollente ereditata dalla giunta Moratti. Tre anni di litigi e di quasi immobilismo hanno portato il dossier agli sgoccioli. Il 14 giugno il Bie di Parigi che lo organizza ha fissato una verifica del progetto. L'avvocato non imboccherà strade anti sistema. Terrà una linea bipartisan, nello spirito originario che ha portato alla vittoria parigina con Romano Prodi a Palazzo Chigi, confermando al vertice della società di gestione Beppe Sala, nonostante sul progetto la pensi diversamente. Non è un mistero che il neo sindaco immagini una manifestazione più verde, ecologica, con meno cemento sulla scia del masterplan disegnato a suo tempo dall'architetto Stefano Boeri, oggi capolista Pd lanciato verso un ruolo importante nella nuova giunta. Ma la linea sarà rassicurante, magari aprendo una collaborazione strategica con la Regione di Roberto Formigoni. In ballo c'è un risiko da almeno 15 miliardi. «Non stravolgeremo il progetto Moratti, che resta commissario straordinario fino a prova contraria fanno filtrare dallo staff dell'avvocato - anche se, certo, incombe la minaccia di 720 mila mq di residenze ed uffici sul sito espositivo post evento».
L'altro nodo che divide è il Piano di governo di territorio (14 miliardi di volume economico). Un pezzo della coalizione che ha sostenuto Pisapia è contraria all'impostazione «cementifera» del Pgt targato Moratti-Masseroli, l'assessore uscente ciellino all'urbanistica. L'altro giorno, all'assemblea dei costruttori, Pisapia ha mandato avanti il rassicurante Boeri, sufficientemente pragmatico da tenere insieme un fronte che va da Ligresti agli ambientalisti, dalle cooperative rosse alla Compagnia delle Opere che puntano sull'housing sociale. Ma che dirà la base gauchiste? Qui la linea è veltroniana: il Pgt non va cancellato, è uno strumento importante e utile. Ma si aprirà una riflessione sullo sviluppo demografico della città, sugli uffici sfitti, costituendo un osservatorio ad hoc. Probabilmente si rivedrà il documento di piano ma senza toccare le regole di fondo. Sei mesi per scrivere la variante urbanistica e ripartire. Poi c'è la vicenda Ecopass, il pedaggio per entrare in centro: il 12-13 giugno ci sarà un referendum cittadino. Pisapia vuol capire l'opinione dei milanesi e poi decidere che fare. E c'è il bilancio di assestamento da votare entro il 30 settembre, probabilmente con meno introiti dalla quotazione Sea (160 milioni scritti a bilancio), la vendita del 18,6% dell'autostrada Serravalle e del fondo immobiliare cittadino (87 milioni). Anche sulle controllate (A2A, Atm, Sea) non ci saranno repulisti. Forse solo in Atm, la società dei trasporti, dove il morattian-berlusconiano Elio Catania potrebbe saltare. Pisapia proverà a razionalizzare, attraverso una holding di partecipazioni, il tesoretto di palazzo Marino che vale oltre 3 miliardi. Il sogno proibito è coinvolgere sul dossier Alessandro Profumo. Intanto si segnalano riposizionamenti: «Non cambia molto, non sono preoccupato. Ci sono già alcuni consiglieri dell'area di centrosinistra in A2A», la multiutility dell'energia, assicura il presidente del Consiglio di Sorveglianza, Graziano Tarantini, area Cielle.
Quanto ai nomi del nuovo corso, Pisapia pescherà probabilmente dal club «per il 51%» guidato da Piero Bassetti, certificando come un pezzo di borghesia ambrosiana abbia sposato l'avvocato dopo aver appoggiato Moratti nel 2006. Inoltre valorizzerà i Pd che sono andati subito con lui: l'ex Deutsche Bank Davide Corritore, la manager Anna Puccio e Maurizio Baruffi. Politicamente, il vero nodo sarà il rapporto con il Pd. I democratici vorranno contare, in città sono al 28,6 per cento. Chiederanno vice sindaco (donna) e 6 assessori su una giunta dimagrita da 16 a 12 posti. Decisivo per capire la diarchia sarà la delega di Boeri, suo ex sfidante alle primarie. Non andrà all'urbanistica ma chiede Cultura e Expo. Quale spazio gli lascerà Pisapia? La sua forza mediatica sarà tale da permettergli un certo autonomismo, senza farci imbrigliare dalle stesse forze radicali che lo appoggiano, peraltro silenziate in campagna elettorale.
La sua impronta di sinistra, piuttosto, la si vedrà sulle politiche ambientali, la mobilità, le quote rosa nella giunta comunale, il progetto di autocostruzione per i Rom, sul modello Chiamparino a Torino, il progetto della moschea e sulle scelte partecipate da città aperta, gentile. «Stile Berlino», dice qualcuno. Anche lì c'è un sindaco di sinistra sinistra Questo articolo ha ricevuto 696 visite.
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