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| Ricky Martin: "Io, gay e padre orgoglioso combatto l´odio" |
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| Alla vigilia dei quarant´anni la popstar portoricana fa un bilancio del suo clamoroso "coming out". Sarà in Italia a luglio per tre concerti. Ho bisogno di spiritualità, ma non credo in nessuna forma |
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| Lunedì 30 Maggio 2011 |
| di la Repubblica |
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Roma - La prossima vigilia di Natale compirà quarant´anni, e la vita non è più così "loca". Dopo il coming out che è arrivato quasi contemporaneamente e con le stesse modalità di quello di Tiziano Ferro, Ricky Martin ha smesso di sculettare e ha riscoperto una sobrietà che lo rende più bello, intrigante e virile di quando cantava "Maria", "La copa de la vida" e "She bangs" (oltre 60 milioni di album venduti). Vive a Miami con un compagno che tiene accuratamente lontano dai riflettori e due gemelli avuti da una madre surrogata. L´artista, che a luglio arriva in Italia con il megatour "Musica Alma Sexo" (il 2 luglio a Roma, il 3 a Cattolica e il 4 a Verona), è più maturo, riflessivo, pacato. Assennato e tranquillo come un padre di famiglia. «E´ incredibile come passa il tempo. Sembra ieri che ero un dodicenne sul palcoscenico, poi un ragazzo sul palcoscenico… e ora eccomi: un uomo sul palcoscenico», esordisce pensoso. «E soprattutto il padre di Matteo e Valentino, che ad agosto avranno tre anni».
Mas: musica, alma, sexo, il titolo del dodicesimo album pubblicato lo scorso febbraio, è ancora ammiccante. In altri tempi si sarebbe detto: sesso, droga e rock & roll. «Il tempo delle droghe è finito, e in realtà non è mai stato un mio problema», interrompe il cantante portoricano che per cinque anni militò nella boy band dei Menudo prima di iniziare, nel 1991, una folgorante carriera solistica. «Adesso c´è bisogno di spiritualità. Personalmente non credo in nessuna forma di religione organizzata, per quanto sia nato cattolico e abbia flirtato con buddismo e induismo. Credo in Dio, credo in un potere e in un´energia più alti che sono al di là di qualsiasi religione scritta. Io ho esordito giovanissimo. E, si sa, gli adolescenti sono un oceano di insicurezze e di fragilità. Di più, se sono esposti all´adulazione e al successo. Io dissimulavo tutto dietro la celebrità. Fu in quel periodo che cominciai a costruirmi una maschera. Ma poi arriva un momento nella vita in cui devi fare i conti con te stesso, analizzare chi sei e cosa ti manca per essere felice. Io sono un privilegiato, perché ho avuto l´opportunità di completare questo ciclo e il coraggio di espormi. Per alcuni il processo è stato rovinoso, altri non ci hanno neanche mai provato, continuando a vivere nella paura, riducendo la loro esistenza a un´imitazione della vita».
Allude alla pubblica rivelazione dell´anno scorso: «Sono un omosessuale fortunato», scrisse nel suo sito web. «Il coming out è stato un sollievo incredibile», spiega. «Accettarsi e farsi accettare è un momento grandioso, aumenta incredibilmente la tua autostima, ti mette in sintonia con quello che sei, con la tua vera natura. E la creatività ne è uscita rafforzata, perché mi sono sentito più libero, più leggero, non più costretto a manipolare informazioni». Racconta che tutti hanno cercato di scoraggiarlo: distruggerai la tua carriera, il tuo mondo andrà a rotoli, gli dicevano. E ricorda divertito un nostro incontro, nel 2000, al Dorchester Hotel di Londra quando di fronte a una domanda diretta sulla sua omosessualità, si schermì: «Ma non lo sa che ho avuto una lunga storia con la diva della tv messicana Rebecca de Alba?». Oggi ammette: «Fu una risposta buttata lì nel panico. In realtà all´epoca non avevo una risposta. Alcuni scoprono la loro vera natura a quindici anni, altri a venti, altri ancora a trenta, come me. Mi credevo bisessuale, ho nascosto l´attrazione verso il mio stesso sesso che avevo intuito fin da bambino e a vent´anni ho sacrificato un grande amore per paura di nuocere alla carriera».
L´idea del coming out è arrivata quando Ricky ha cominciato a metter mano a un´autobiografia. All´inizio "Me", pubblicato l´anno scorso, non doveva contenere nessun tipo di rivelazione. «Ho preso a scrivere quasi per gioco. Pensavo di raccontare i miei viaggi in India, gli anni trascorsi a meditare, spiegare le intenzione della Ricky Martin Foundation, che sostiene i problemi dell´infanzia. Poi, sono arrivato a un punto in cui non riuscivo ad andare oltre, perché c´erano troppe cose che volevo nascondere. E quello è stato il momento in cui ho avuto l´insopprimibile esigenza di essere finalmente onesto con me stesso». Ed è iniziato il pellegrinaggio attraverso i talk show americani, da Oprah Winfrey a Larry King (dove si è espresso in favore dei matrimoni gay), per spiegare la sua scelta e mettersi a nudo davanti a milioni di telespettatori.
«Parlare pubblicamente della mia omosessualità è stata una scelta ponderata e non troppo penosa. Ho sentito che dovevo farlo, non tanto per giustificarmi davanti all´America, ma perché in giro c´è molta, troppa ignoranza che spesso sfocia in violenza e tragedia. Quando sei famoso, quando sei un simbolo per tanta gente, hai il dovere di spiegare certe tue scelte se pensi possano aiutare qualcuno - e quanti omosessuali ci sono nell´America profonda e nel mondo che vivono una vita di menzogne perché non riescono a sostenere socialmente un coming out? Io sono costantemente su Facebook e Twitter e ho seguito con attenzione le reazioni del pubblico. Ho avuto solo testimonianze di gratitudine e ringraziamenti. Anche da giovanissimi che hanno scoperto Ricky Martin solo l´anno scorso. A chi mi dice che ho fatto un gesto coraggioso, rispondo: sapete quanto odio c´è nel mondo? Le vittime dell´odio, dell´ignoranza e dell´arroganza sono i veri eroi del nostro tempo. Io sono solo un gay fortunato». Questo articolo ha ricevuto 3440 visite.
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