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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Genova: Don Seppia, nel computer un archivio hard
Genova: Don Seppia, nel computer un archivio hard
L´sms del chierichetto molestato a un´amica: "Se non la smette, mi ammazzo". Il magistrato pronto a contestare anche il possesso di materiale pedo-pornografico
Mercoledì 25 Maggio 2011
di la Repubblica - Genova
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Genova - Centinaia di siti Internet con ragazzini nudi, di immagini e video pedopornografici scaricati. Don Riccardo Seppia, 51 anni, ed Emanuele Alfano, 25, navigavano sul web a luci rosse, tentando di abbordare giovani gay.

Un altro squallido spaccato emerge nella sconvolgente vicenda ed i siti hard saltano da un primo, superficiale esame fatto dalla Polizia Postale sui computer del parroco della chiesa dello Spirito Santo e dell´ex seminarista, i due amici-amanti in carcere, accusati dalla Procura della Repubblica di Milano di pedofilia, cessione di droga (solo Seppia) induzione della prostituzione minorile e favoreggiamento (solo Alfano).

Nel fascicolo, trasmesso a Genova per competenza, già oggi potrebbe essere iscritto un nuovo reato: il pm Stefano Puppo si prepara a contestare ad entrambi la detenzione di materiale pedopornografico. Anche se dalle immagini e dai video non è facile definire l´età dei ragazzini, altrettanto se si tratti di materiale "pedo" o soltanto pornografico.

Comunque, si tratta di file scaricati, non autoprodotti: non ci sarebbero immagini e video che ritraggono don Seppia, Alfano o gli altri giovani coinvolti nell´inchiesta e che con i due avrebbero avuto rapporti sessuali a pagamento: né l´egiziano adesso diciottenne, ma che all´epoca dei fatti era minorenne; tantomeno l´albanese di 17 anni. Entrambi vivono in una comunità di recupero di Genova.

La polizia nelle memorie dei computer non ha trovato tracce di mail o collegamenti, sia attraverso Facebook, sia sulle chat-line, riferite al chierichetto di 15 anni, molestato dal parroco di via Ludovico Calda. Stando a quanto scritto nell´ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano, Maria Vicidomini, "con abuso di autorità spirituale e delle condizioni di inferiorità fisio-psichica del minore, compiva atti idonei diretti a costringerlo a subire atti sessuali". Don Riccardo lo tempestava di telefonate ed sms: "Ti penso, sei solo?", oppure "Dì a tua madre che vai a scuola e invece vieni a trovarmi", infine "in parrocchia lo baciava in bocca". Il sacerdote lo avrebbe ossessionato, al punto che il ragazzino avrebbe scritto un messaggio telefonico (intercettato dai carabinieri del Nas di Milano) ad un´amica, confessandole: "Se non la smette, mi suicido". I magistrati di Milano ipotizzano che il chierichetto, a causa delle pressioni subite, fosse realmente intenzionato ad uccidersi. Tanto che la trascrizione è stata messa agli atti. Anche se il difensore del sacerdote dice: «E´ una frase che chiunque potrebbe pronunciare senza avere nessuna intenzione reale di suicidarsi - precisa Paolo Bonanni - inoltre questa frase non ha trovato alcun seguito, sebbene contenuta nell´ordinanza di custodia cautelare».

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