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| Bari, uccise ragazzo gay: condannato a 15 anni |
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| Condannato a 15 anni di reclusione il 22enne Marco Veronico, ritenuto responsabile dell'omicidio volontario di Maurizio Bove, di 36, ucciso con 53 coltellate nella sua casa del rione Stanic di Bari |
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| Mercoledì 11 Maggio 2011 |
| di Corriere del Mezzogiorno |
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Bari - Alla lettura della sentenza è scoppiata in lacrime. «La vita di mio figlio non vale 15 anni» , ha urlato a ripetizione, bloccata a stento dagli altri parenti. I 15 anni inflitti al presunto assassino del figlio li ha giudicati troppo pochi, da mamma avrebbe desiderato una pena più severa. Per questo motivo, dopo che il giudice ha letto il dispositivo, la disperazione l'ha travolta. Ieri mattina, al primo piano del Palagiustizia di via Nazariantz, si sono vissuti istanti di tensione al termine del processo celebrato con il rito abbreviato che vedeva imputato il 22enne incensurato Marco Veronico, accusato dell'omicidio volontario del 36enne Maurizio Bove.
Il gup Antonio Lovecchio ha giudicato colpevole Veronico e l'ha condannato a 15 anni di carcere. Ma la pena deve essere sembrata troppo esigua per mamma della vittima che, in aula, ha iniziato ad urlare e inveire. «La vita di mio figlio non vale 15 anni, non è possibile, voglio giustizia» , ha ripetuto incredula. Il giudice è uscito per primo dall'aula e accompagnato da un carabiniere a raggiunto il suo ufficio. La donna, invece, in preda ad un forte shock emotivo stata portata fuori dal Tribunale con qualche difficoltà. La veemente protesta, infatti, proseguita tra le scale e fino al parcheggio.
Secondo le indagini svolte dai carabinieri e coordinate dalla pm Patrizia Rautis, il 36enne venne ucciso con 53 coltellate nel suo appartamento al rione Stanic, nella notte tra il 10 e l' 11 aprile del 2009. A massacrare Bove sarebbe stato il 22enne con il quale ci sarebbe stato un rapporto omosessuale: i due si sarebbero conosciuti qualche giorno prima dell'omicidio, si sarebbero sentiti telefonicamente nelle ore successive fino a programmare un incontro la sera del 10 aprile di due anni fa. Sarebbe stato Bove ad aver invitato nel suo appartamento Veronico, perito informatico, un ragazzo fino ad allora senza alcuna macchia e cresciuto in una famiglia perbene.
Durante la serata, però, ci sarebbe stato un litigio violento, avvenuto poco prima della mezzanotte. Veronico, probabilmente sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, avrebbe afferrato un coltello e avrebbe colpito l'amico alla gola. Una ferita profonda che avrebbe impedito alla vittima di urlare. La furia cieca però non si sarebbe arrestata lì, il 22enne avrebbe colpito altre 52 volte l'operaio di 36 anni ferendolo mortalmente alla gola, al viso e al petto. Mezz'ora di sofferenza atroce per la vittima, finito nel corridoio a pochi passi dall'ingresso di casa. Veronico sarebbe stato incastrato dall'orma di un calzino trovata nell'appartamento ritenuta compatibile con la forma del suo piede; e dall'esame della cella del telefonino che lo collocherebbe nell'abitazione della vittima la sera dell'omicidio. Ci sarebbe anche un terzo indizio: dopo l'assassinio, il 22enne avrebbe portato con sé il cellulare del 36enne per cercare di cancellare le tracce del loro rapporto. Il telefonino, però, qualche settimana dopo, sarebbe stato riacceso dallo stesso Veronico, che avrebbe inserito una sua sim card. Questo articolo ha ricevuto 945 visite.
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