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Edizione di Sabato 26 Maggio 2012
Livorno, gay accusa i sacerdoti: un festino nella canonica
Livorno, gay accusa i sacerdoti: un festino nella canonica
Bibbona (Livorno), la Congregazione della dottrina vuole far luce su un presunto festino sadomaso. Il Vaticano indaga sulla parrocchia. Gay fiorentino accusa sacerdote, probabile un faccia a faccia
Domenica 08 Maggio 2011
di Il Tirreno
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Bibbona - L’inchiesta fiorentina per gli abusi sui minori da parte dell’ex parroco di Rifredi è archiviata. Accuse provate ma prescritte, si è detto. Ora, quella vicenda ha uno strascico e questo non è ancora archiviato. Uno strascico con possibili risvolti morali, etici, anche se non penali: un presunto festino gay sadomaso nella canonica della chiesa Cristo nostra pace, a Marina di Bibbona.

Festino che, stando a un testimone, sarebbe stato organizzato da don Giuliano Giovannini. Accusa infamante, tutta da dimostrare, negata dal parroco, su cui la Congregazione per la dottrina ha aperto un’indagine in modo da fare piena luce. A tirare in ballo don Giuliano è un omosessuale fiorentino di 44 anni, Paolo Chiassoni, la cui deposizione si era inserita in una costola delle indagini avviate nel 2007 dalla Procura di Firenze sulle violenze sessuali e morali (almeno dal 1973 all’87) a danno di minori perpetrate dall’ex parroco don Lelio Cantini. Per questi abusi il sacerdote è stato punito dal Vaticano con la dimissione dallo stato clericale nel 2008.

Le indagini. L’inchiesta della Procura, condotta dal pm Paolo Canessa, si è appena chiusa con l’accoglimento da parte del gip Paola Belsito della richiesta d’archiviazione perché i fatti riscontrati arrivano «al più tardi al 1993 e quindi risultano prescritti al 2007».

Ma cosa c’entra Bibbona con il caso fiorentino? Nel pieno delle indagini, nel maggio 2007, il gruppo delle «vittime di don Cantini», accusò a più riprese l’attuale vescovo ausiliario di Firenze Claudio Maniago - di cui Cantini era padre spirituale e maestro - di aver saputo degli abusi e di non averli mai segnalati. In quei giorni la foto di Maniago venne pubblicata dai giornali e Chiassoni riconobbe nel religioso una delle persone che avrebbe partecipato a un festino al quale sarebbe stato invitato a Marina di Bibbona. Da qui, la deposizione che tira in ballo don Giuliano.

Il racconto. Chiassoni racconta di aver inserito un annuncio in una rivista per sadomaso nel ’96. «Mi rispose una persona con la quale si instaurò un rapporto telefonico di un mese. Poi decidemmo di vederci». Era agosto. I due si dettero appuntamento alla Certosa del Galluzzo ma, quando salì in auto, Chiassoni si rese conto che a bordo c’era un prete. «Mi disse di chiamarsi don Andrea, ma poi ho riconosciuto in quell’uomo don Giuliano Giovannini. Mi portò in una chiesa a Marina di Bibbona. Arrivati lì, consumammo un primo rapporto. Il giorno dopo mi svegliai e trovai un tavolo apparecchiato per la colazione: seduto c’era un prete che disse di chiamarsi don Mauro e due ragazzi di vita siciliani. Poi venne celebrata messa, partecipai anche io e mi venne dato il compito di raccogliere le offerte».

Il «padrone». «Più tardi andai in camera - prosegue il racconto di Chiassoni - Don Giuliano mi chiese se mi sentivo pronto perché in serata sarebbe arrivato “il padrone” e avrei dovuto subire un rito sadomaso. Mi preparai, ma non lo portai a termine e scappai». Chiassoni ha riconosciuto Maniago in quella persona. Un riconoscimento avvenuto a dieci anni di distanza ma ritenuto attendibile dalla Procura. Così come, nel maggio dello scorso anno, Chiassoni disse di riconoscere anche la voce di don Giuliano-don Andrea al termine di una telefonata fatta alla parrocchia di Bibbona.

Il bonifico. Chiassoni racconta anche di essere stato contattato da don Giuliano e dagli altri qualche giorno dopo la fuga: «Mi offrirono quattro milioni. Io li accettai, ma solo con un bonifico e non per stare zitto». I carabinieri del Ros hanno rintracciato quel pagamento sul conto di Chiassoni. Nella causale era indicato “parrocchia per contributo”. Chiassoni riferisce anche di essere stato visto da una conoscente in compagnia di don Giuliano. La testimone lo ha confermato in una deposizione ai carabinieri.

Faccia a faccia. Le indagini si sono chiuse con l’archiviazione. Penalmente don Giuliano non rischia nulla, anche perché non ci sono querele e si parla di incontri tra maggiorenni consenzienti. Però, con una richiesta di rogatoria internazionale, il Promotore di giustizia vaticana monsignor Charles Scicluna ha acquisito gli atti. La prossima mossa potrebbe essere un faccia a faccia alla presenza di Scicluna.

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