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| Venezia: controcanto degli atei: «Benedetto, quanto ci costi?» |
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| Raccolta di firme sulle spese sostenute dal Comune: «In Italia c’è un’emergenza laica».«Caro Papa, non avercela con i gay, anche loro mantengono la chiesa con le tasse» |
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| Domenica 08 Maggio 2011 |
| di La Nuova Venezia |
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Venezia - «Caro Papa, non avercela con i gay, anche loro mantengono la chiesa con le tasse». «Caro Benedetto XVI, con tutti i soldi che spendiamo per te con questa visita quanto bene potremmo fare?». Le parole cambiano, i concetti si rincorrono tra i messaggi appuntati sulla bacheca allestita in campo Santa Margherita dall’Unione atei ed agnostici razionalisti, con un gazebo informativo sul quale spicca uno striscione ironico: «Benedetto, “caro” da Dio, ma quanto ci costi?». Obiettivo dell’iniziativa è, infatti, una raccolta firme per una petizione al sindaco Orsoni per chiedere il «dettaglio - da rendere pubblico - di tutte le spese dirette ed indirette cui è andato incontro, comprensivo dei mesi di lavoro di molti funzionari e tecnici per organizzare raduni religiosi e spostamenti del Santo Padre».
«Quanto costerà ai cittadini tutti, anche quelli non credenti (che sono stimati in un 20%) l’organizzazione di quest’evento?», si domanda Cathia Vigato, distribuendo il materiale informativo dell’Uaar, compresi i fiocchetti arancioni per la campagna contro il disegno di legge Calabrò, «che non ha nulla a che vedere con il testamento biologico: chiediamo solo uno stato più laico e rispettoso di tutti i cittadini». Unioni di fatto, fecondazione assistita, scuola pubblica, testamento biologico, diritti uguali per tutti e tutte: per l’Uaar è vera «emergenza laicità».
Il sindaco ha già detto che tra vigilanza, raccolta rifiuti e pulizia, papamobile elettrica (20 mila euro), gestione piano parcheggi, trasporti, la spesa sarà di 380 mila euro, che in parte rientreranno con i ticket Ztl dei pullman dei pellegrini (150 euro a bus, con sconto rispetto ai 230 previsti).
Circa 300 le firme raccolte ieri, mentre per la maggiore vanno i volantini con le informazione sull’8 per mille, del quale l’Uaar chiede la riforma. «La gente non lo sa», incalzano al gazebo, «ma se il 34,45% ha espresso la propria scelta per la Chiesa cattolica (dati 2004), oltre il 60% non ha fatto alcuna scelta, ma nella suddivisione effettiva dei fondi alla Chiesa va l’87,25%, quasi 900 milioni. Serve una divisione più democratica delle nostre tasse». Questo articolo ha ricevuto 823 visite.
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